monthlymusic.it

Adagio

Rosetta – Utopiod

Data di Uscita: 1/09/2017

a3092629598_10

      Accolgo la pioggia come un pianto liberatorio, di espiazione, mentre la osservo allontanarsi.
      Mi autoassolvo anche se non riesco a sentire più niente, a provare più niente. Non la rivedrò mai più. Sento una fitta, ennesima riprova del mio autolesionismo coincide con il senso di conservazione. Resto ancora qualche momento a osservarla, adesso è una macchia nera che ondeggia nelle luci arancioni della sera di città. Posso sentire ancora il rumore cadenzato dei suoi tacchi, l’ombrello come un pennacchio di fumo. Rientro.
      Nell’ufficio sono rimasto solo io, tutto scorre secondo i piani ma non riesco a essere tranquillo.
      Sono 14 mesi che seguo il protocollo Rosetta, domani sarà il mio momento. Mi tremano le mani. Respiro.
      Vorrei fumare ma non posso. Non posso buttare nel cesso tutti questi mesi di copertura solo per una fottutissima bionda. Respiro.
      Ripercorro mentalmente i passi di domani. Tutto andrà bene. Ripeto il mio mantra. Prego.
      Quattordici mesi insieme ai combattenti Utopiod. 14 mesi di esercizio fisico e morale. Adesso tocca a me mettere in pratica gli insegnamenti e onorare la memoria degli altri combattenti caduti. Codice 54543, parola d’ordine Intramortem. Attraverso TOR entro nei meandri oscuri della rete. Qohlet sono qui. Soldato 54543 risponde alla tua chiamata. L’ordigno è già pronto. Sono pronto. L’indirizzo è arrivato. Farò saltare la torre d’Avorio del Re, quel maiale. E i porci dei suoi sudditi. Il Qohlet mi ha scelto perché fin dalla nascita ho dimostrato la mia purezza. Io che nella placenta ho ucciso mio fratello, mentre gli promettevo che sarei restato con lui, che avrei ricontestualizzato il mio punto di vista e che avremmo perseguito insieme la simmetria. Adesso finalmente riuscirò a spiegare, riuscirò a riconquistare la sua fiducia. Adesso concluderò la mia missione. Era troppo fragile per le ingiustizie del mondo.
      Lancio il programma di wipeout del disco per non lasciare alcuna traccia e chiudo l’ufficio. New York è di una bellezza volgare stasera.
      Vorrei potermi abbandonare alla lussuria un’ultima volta ma non posso tradire. L’immortalità mi attende. Sarò un eroe.
      Domani Manhattan avrà la sua détente.

 

Tommaso Olmastroni

Perturbator – New Model

Data di Uscita: 5/09/2017

index

      La musica proveniva da sottoterra, il gruppo di colletti bianchi che quella sera passarono per quel quartiere con il loro taser in mano poterono sentire rumori del tutto inconsueti per loro.
      “Ehi ma qui sotto stanno producendo qualcosa?”
      “Zitto e non pensarci, sbrigati bisogna arrivare il prima possibile alla metro”
      “No mi sbaglio sembra proprio musica, perchè non diamo un’occhiata?”
      “Ma sei impazzito? Vieni via”
      “Voi andate io vi raggiungo”.
      Gli altri guardarono il più giovane del gruppo come si guarda qualcuno che sta per fare un errore madornale, si girarono ed andarono via lasciandolo lì. Il giovane rimase come imbambolato da quei suoni, sembravano provenire da qualche esoscheletro in movimento ma sopra di essi c’era qualcos’altro sembrava quasi un pianoforte ma quasi come fosse distorto. Cercò di capire da dove provenisse quella musica. Intorno non si vedeva anima viva.
      “Ehi ti sei perso?”, sentì una voce femminile che proveniva dalle sue spalle.
      Si voltò e vide una testa che spuntava da quello che pensava fosse un tombino,
      “in realtà no, mi sono fermato perchè ho sentito questa musica, sai da dove proviene?”
      “certo, da qui sotto”
      “potrei venire a sentire?”
      “sei sicuro? Non sembri il tipo adatto ad un posto come questo?”
      Il ragazzo aveva già preso la sua decisione si stava già avvicinando alla botola “ogni tanto fa bene cambiare le proprie abitudini non trovi?”
      La ragazza gli fece spazio, lo fece passare e richiuse la botola alle sue spalle.

Giulio Pieroni

Lorde – Melodrama

Data di Uscita: 16/06/2017

6442737

      Ella si arrampicava sugli alberi con le amiche, filavano veloci tra i rami come dei gatti e si sedevano con le gambe ciondoloni tra le fronde, interrogandosi sul futuro, fantasticando, come tutte le bambine del mondo.
      Non aveva mai imparato a proteggersi con le bugie, né a proteggere gli altri, e alle altre stava simpatica per questo, perché sembrava venuta da un mondo in cui la malizia non aveva sporcato i ruscelli.
      Ella non sapeva ancora cosa fosse la vita quando all’improvviso la vita stessa le saltò addosso e scompigliò le carte dei suoi giorni presenti e futuri, come un uragano, e si trovò di nuovo con le gambe nel vuoto, tra le eleganti balaustre di un palazzo, di notte, nel bel mezzo di una festa. Qualche minuto da sola per gli ultimi sorsi di un cocktail fresco ma ormai annacquato dal ghiaccio sciolto mentre al piano di sotto il turbinio di una notte danzante non andava scemando. Era tutto reale, e lei non aveva mai saputo mentire, né avrebbe imparato ora: tra accordi pop e canzoni nuove, semplici e complesse, non avrebbe mai negato la bellezza del divertimento, della compagnia, dei sorrisi che diventano pianti e poi ancora sorrisi, delle fisiologiche trasgressioni, delle delusioni e dei traguardi. Poi avrebbe fatto come sempre, sarebbe scappata leggera come sulle punte, e appoggiata la testa sul guanciale ti avrebbe guardato con quegli occhi magnetici della giovinezza prima di addormentarsi, occhi ai quali non avresti mai saputo negare l’evidenza, né resistere.

Federica Giaccani

Omar Souleyman – To Syria, With Love

Data di Uscita: 2/06/2017

È una di quelle rarissime volte in cui non so davvero che cosa scrivere e nemmeno che cosa pensare. Forse c’è poco da pensare. L’avete ascoltato questo album? Fatelo.

Marco Di Memmo

Marika Hackman – I’m not your man

Data di Uscita: 2/06/2017

Con questa voce vorrei comporre una sinfonia per il tuo profumo, vorrei svegliarmi e vederti tagliare un’anguria nuda, nuda, con le tue gambe azzurre come il sale e con la tua criniera che conosce sette parole; vorrei svegliarmi e pensare di non aver buttato tutta la mia vita con la persona sbagliata e con un me stesso sbagliato.

 

Marco Di Memmo

Hauschka – What if

Al suo terzo caffè espresso Ludwig ebbe un infarto. Non lo aveva mai bevuto e glie lo aveva fatto scoprire una studentessa italiana nella sua amata Vienna che ora lo vedeva morire. Quando sua madre si recò sul letto di morte lo guardò con degli occhi di vetro e gli disse che lo aveva raccomandato di non frequentare ragazzi e ragazze straniere, perché portavano la morte ovunque andavano, ma Ludwig non riusciva ad accettare tanta rigidità e ottusità e sfidò sua madre con i tre caffè che lo avevano portato all’estrema unzione. Ma guardando quegli occhi di vetro, che non gli avevano mai suggerito amore prima di quel momento, si sgretolò in un pianto che fece tremare i pavimenti dell’intero ospedale, e il suo cuore guarì.

Marco Di Memmo

Daniel Brandt – Eternal something

Vecchio mio, Gould ti distruggerebbe come fece con Terry Riley. Così come un orso polare non può capire la logica della foca, un purista non può capire l’illogica esperienza del mistico, e spero che la tua esperienza sia di ordine mistico, altrimenti sei fritto e basta. Ma io chi sono poi per giudicarti? Io che non riesco ad accettare il fatto che alcune cose possano toccarsi e sporcare tutto, che altre possano sporcarsi, che io debba soffrire per le azioni altrui. Ma io chi sono? Sono un’onda forse? Sono una particella, una particella subatomica che si rivolta contro l’atomo e contro l’esistenza stessa? Sono un orso impazzito che distrugge tutto? Io sono settantatré persone, sono millenovecentonovanta, sono un milione distorto, senza polo. Il problema è nel mio nome o in me? Nel mio significato o nel mio significante?

Marco Di Memmo

Ezekiel Honig – A Passage of Concrete

Un giorno, nel mese di Marco, mio nonno mi spiegò il rumore.
“Vedi caro Marzo, ha presente quel mese lercio che gli studenti chiamano Luglio? Ai miei tempi si chiamava
Disintegrazione e le persone lo adoravano senza dover giustificare la propria pochezza. Ora io sono vecchio e
piuttosto fritto ma ti posso assicurare che il rumore, quello intenso e potente, quello che ti logora i timpani e l’anima,
nasce dal desiderio e dall’Ego. Distruggi il tuo Ego e tutto ti apparirà per quello che è: un suono indeterminato e infinito, né musica, né dolore, e sappi goderne a fondo”.
Il giorno dopo mi guardai allo specchio e vidi che in realtà ero già diventato mio padre e che mio nonno era un fondo di caffè disperso nella spietata bellezza della materia.

Marco Di Memmo

AL-90 – Cheremushki Groove

Data di Uscita 20/02/2017

cs633306-01a-big

 

Mi vogliono spedire di nuovo a Murmansk, e tu mi guardi con quella faccia incredula di chi vive in un mondo parallelo al mio, senza possibilità di comunicazione.

“Che cazzo ci si va a fare a Murmansk?”, e via ad inanellare i più beceri e insulsi stereotipi: il grigio melmoso delle pozzanghere, l’isolamento dell’estremo Nord, il (post) comunismo, i russi ubriachi.

Non ti ho mai raccontato del caseggiato basso e dei colori totalmente saturati, della luce assurda e del tempo che ondeggiava tra presente e anni ’90. C’era una pulsione vitale che solo i Paesi dell’Est conoscono. Stavolta mi han promesso di vedere l’alba dal tetto di quel fabbricato, quando tutto il resto del mondo a quell’ora dorme sotto cieli scuri, un afterparty dai toni acidi e nostalgici e movimenti rallentati, un giro sul tagadà e una gara di skateboard con le felpe fino alle ginocchia, dei sorrisi caldi su pelli chiarissime, musica garage suonata tra i vagoni di treni merce.

E chi cazzo ha voglia di tornare a casa?

Federica Giaccani

shizune – Cheat Death, Live Dead!

Data di Uscita: 19/02/2017

6428855

      Si svegliò in maniera del tutto inusuale, non per uno stimolo del suo impianto sul tronco encefalico ma da un agente eterno dal fatto che dall’esterno provenissero dei rumori, poco dopo si rese conto che dall’esterno proveniva anche della luce, da quella che si era dimenticato che fosse un finestra. Dopo un tempo per lui indefinito si riscosse del tutto dal torpore e decise di andare ad indagare del perché del malfunzionamento del suo sistema “Antinteract 909”. Il suo impianto nel polso per il controllo remoto non dava segni di vita, non lo reputò una cosa importante succedeva spesso che si scollegasse dalla rete wireless della casa anche perché, non proprio in maniera intelligente era stato installato nel braccio che Amir teneva sempre sotto la testa, motivo per cui il sangue defluiva in maniera minore andando a ledere il corretto funzionamento dell’impianto. Perciò si alzò dal letto in direzione della centralina dell’Interact scavalcando con una certa difficoltà il sistema, anch’esso spento, di dattilografia intelligente. Arrivato alla centralina si rese conto che era completamente morto qualsiasi tipo di segnale, provò un reset, tutto inutile. La sua “casa intelligente” era completamente offline. questo generò in lui un mix di sentimenti abbastanza inusuale: un senso di smarrimento per quella condizione di nudità dall’esterno e curiosità nel poter rivedere; anche se contro al sua volontà, quello che lo circondava. Si avvicinò alla grande finestra situata dal lato destro del letto e si rese conto che la città era sempre la solita.

Giulio Pieroni

Nguyên Lê & Ngô Hông Quang – Hà Nôi Duo

1484277967_nguyen-le-ngo-hong-quang-ha-noi-duo-2017Data di Uscita: 13/01/2017

Un giorno una montagna solitaria, dopo mesi che sentiva piangere un lago, si alzò e andò a parlarci. Ma il lago non smetteva di stare male, diceva anzi di voler morire. Così la montagna fece un impressionante sospiro e si gettò di testa nel lago facendo scomparire sia sé stessa che il suo piangente compagno: in questo modo nacque la loro folle figlie una ridente pianura che parla e canta in due modi, ma nella stessa lingua.

Marco Di Memmo

Piers Faccini – I Dreamed an Island

Piers Faccini - I Dreamed an IslandD.d.U. 21/10/2016

Varcare ogni colore, ogni muro, ogni roccia, ogni mare, per arrivare a quell’isola lontana, oltre ogni parola, oltre le immagini. Giungere al convulso e inquieto cuore del sogno, penetrare nell’Ovest attraverso l’Est, giungere a Sud tramite il Nord, disintegrarsi per riattaccarsi agli atomi onirici che non riusciamo a vedere in questa vita desta.

Marco Di Memmo

Jonathan Finlayson & Sicilian Defense – Moving Still

Jonathan Finlayson & Sicilian Defense - Moving StillD.d.U. 14/10/2016

Lecca delicatamente il ritmo sincopato, dispari, dall’armonia scostante, del mio naufrago cuore. Abbi il coraggio di essere profondo, profonda, e sprofonda e trova la forza di risalire. Entra nel meccanismo della sintassi e cambia gli ingranaggi, sovverti le regole di questo gioco divino. Dissipati nella bellezza e ricomponiti nel silenzio. Questa è la mia strada verso la musica, questa la mia via per la bellezza.

Marco Di Memmo

Lorenzo Senni – Persona (Top Ten 2016)

lorse  Data di Uscita: 11/11/2016

  

Spio con un occhio dalla fessura di una porta che l’esercito malvagio
non si prenda più gioco di me.
Una busta due tre quattro e due di là.
Una busta due tre quattro e due di là.

Lo spioncino si faceva più lungo, stretto e lungo: visione angolare al massimo 40° di visuale,
l’iride si era ridotto a uno spillo sottilissimo. Attentissimo, un cazzo di sistema di sorveglianza laser una occhio-sorveglianza a raggi infrarossi collegato allo spioncino della porta non sarebbe entrato nessuno… forse.

Maledette, maledetti: il problema non era tanto dato dall’esterno, l’esterno lo sorvegliava l’occhio e da quella porta non sarebbe entrato nessuno, che fosse polizia, carabinieri, esercito, battaglione San Marco, caschi blu dell’Onu nessuno, non sarebbe entrato nessuno.
Il problema era dentro -pensó- un’ unica stanza, serrande serrate, il tavolo era compagno di giochi: un piatto, un bicchiere, accendino, sigarette, vecchia carta di credito, accendino, sigarette, vecchia carta di credito.
Cinque euro arrotolate, l’estremità tra muco e sangue, ma lo sguardo era sicuro aveva sconfitto la prima ondata di cimici carnivore fucsia, ci aveva rimesso solo un po’ di pelle. Mordevano le maledette e iniettavano il veleno del prurito.

Apri un altra busta morso al sacchetto e sputare la plastica in terra 5 buste 5 sputi la speed gialla color stabilo boss si espanse nel piatto.
5 euro, muco, sangue e strisce gialle, 5 euro, muco, sangue e strisce gialle.
Energia vitale stamina + 50, ultima busta power up stamina +100, partì in testa una musica di un vecchio videogame. Stava tornando l’ esercito fucsia pronto a mordere e a iniettare dappertutto.
Abbattere la prima legione, il divano finì a pezzi ma un uomo solo non può nulla con un esercito che vola, che si muove veloce così veloce. Doveva arretrare, schiacciarsi contro la porta e attivare la sua occhio-sorveglianza per difendere il suo corpo: ormai erano addosso, strisciavano sulle braccia e sotto pelle. Prese un coltello seghettato e grattó, doveva togliere quanto più veleno possibile e non importava del sangue, doveva estirpare eliminare uccidere.
Come arrivò a tagliarsi l’ultimo dito del piede destro fu questione di un attimo, un sega, ossa cazzo era pronto ad entrare nuovamente in battaglia. Medicazione da guerra con fogli di gazzetta rosa, fucsia, mimetizzazione attiva ma ormai aveva paura.
Guardò il crocefisso appeso nella stanza, era rimasto Dio: “Dio ascolta, ascolta chi ti prega, chi ti parla, il tuo nobile soldato, crociato salvatore dell’umanità”.
Si sarebbe fatto delle stigmate in segno di devozione, sì signore cercò un coltello e un martello, una cosa che nemmeno Michelangelo: arte per devozione su carne viva. “Per te, o Signore” e spinse il coltello nei palmi delle mani. Nessun dolore, nessun rimpianto e dal tavolo si alzò Dio di riflesso.
Energia pura.
“Signore dei signori ti prego -mai più!- aiutami a vincere, ti prego -mai più!-“
Preghiere e devozione: “se vinco, mai più”.
I pompieri elusero facilmente l’occhio-sorveglianza, cadde.
Uno schiavo di Dio ma vincitore
Medaglia d’oro al valor civile della droga ma vincitore.

Mirko Carera

 

Ólafur Arnalds – Island Songs

Ólafur Arnalds  - Island Songs
D.d.U. 28/10/2016

Comprendere la musica vuol dire innanzitutto comprendere la voce, dunque le voci, dunque la Voce.
Viddir, voci che si innalzano in armonia, intrecciate coi fili tesi degli archi, delle vibrazioni risonanti nel legno, nella fredda e sobria meraviglia della bellezza nel più alto Nord.

Marco Di Memmo

Nathan Bowles – Whole & Cloven

Nathan Bowles - Whole & Cloven
D.d.U. 02/09/2016

Oggi cerca l’etimologia di due parole: armonia e interferenza. Pensa a cosa è armonico e a cosa non lo è – ogni cosa ha una sua armonia o disarmonia –, pensa a cosa è frutto dell’interferenza – cioè tutto – e cosa non lo è – cioè ciò che si sottrae al tutto –. Comprendi e poi vieni a mangiare la torta ai mirtilli.

Marco Di Memmo

G.L.O.S.S. – Trans Day of Revenge

G.L.O.S.S. - Trans Day of Revenge

D.d.U. 13/06/2016

When peace is just another word for death
it’s our turn to give violence a chance!

Abbiamo sbagliato proprio. Libertà di parola. Ce la raccontavamo. Non volevamo censurare nessuno e allora abbiamo lasciato dire. Siamo stati zitti. Ed è inutile che ce la raccontiamo. Quella era una scelta politica. Abbiamo sbagliato proprio. Ho pure un amico che. Ci è proprio difficile capire. Stronzi sono coloro che non stanno agli scherzi. Io. Maschio. Bianco. Etero. Ho solo scherzato e voi ve la siete presa. Oh. Una volta ho fatto pure l’erasmus. C’ho la mentalità aperta io. Abbiamo sbagliato proprio. Diritti. Abbiamo concesso diritti. Dandoci pacche sulle spalle abbiamo normato. Con l’arcobaleno stretto in mano abbiamo invocato a gran voce di dare un briciolo del nostro privilegio anche a qualcun altro. Abbiamo sbagliato proprio. Affacciati dalla nostra torre d’avorio abbiamo lanciato di sotto un paio di brioches. E speravamo di cavarcela così. Abbiamo sbagliato proprio. E ora sono arrabbiate. Oh se sono arrabbiati. Questa torre dev’essere bruciata e stanno venendo con le molotov. E fanno proprio bene.

Pietro Liuzzo Scorpo

Frankie Cosmos – Next Thing

Frankie Cosmos - Next Thing

D.d.U. 01/04/2016

No, grazie, non fumo. Anzi, sì, dammi questa sigaretta. Faccio un paio di tiri paratattici e la butto accesa in un campo di mais secco. Il campo prende fuoco e noi scendiamo per ballarci dentro.
Incendiati e felici rinasciamo dalle nostre ceneri e torniamo in macchina. Spero riuscirai a calmare questi battiti che nemmeno il fuoco riesce a riportare alla normalità.

Marco Di Memmo

Dälek – Asphalt for Eden (Top Ten 2016)

Data di uscita: 22/04/2016

dalek

L’asfalto si è mangiato tutto. Non più il parco con i suoi, radi, alberi e l’area attrezzata con quell’altalena da sempre arrugginita. E’ piuttosto il trasformarsi post-fordista dei luoghi, ora totalmente spersonalizzati, a contenere i pomeriggi stanchi del nulla. Il quartiere è circondato da barriere architettoniche che per quanto in teoria non siano una gabbia, nella pratica rendono impossibile la fuga. Si ciondola da una periferia all’altra senza la possibilità di muoversi in una direzione che non sia quella tangente. I palazzoni alti a sfiorare il cielo hanno le finestre rettangolari indistinguibili l’una dall’altra. Alcune sono illuminate la sera. Da altre si può solo intuire la presenza di un televisore acceso. A perdita d’occhio soluzioni abitative per una speculazione che spinge tutto verso fuori, ai margini. E’ così che hanno costruito il purgatorio.

Pietro Liuzzo Scorpo

Shinoby – Do You Know We Exist?

D.d.U. 13/03/2016

Shinoby - Do You Know We Exist?

“Do You Know We Exist?” chiedevi dopo il ritorno in città, dove non si riusciva più ad avere un attimo di intimità. I controlli ai bordi di ogni strada, per paura di eventuali attentati, scoperchiavano ogni marginalità per riversarla nello spazio pubblico. Rivoltare il cestino dei panni sporchi in strada per ripulirci insieme, stando attenti a non trovare qualcosa di compromettente.
I fuochi d’artificio per rigettarsi nel caldo assurdo, tra piante carnivore e barbone disidratati, non servono e la voglia singolare di esistere va ricollocata in un luogo chiuso, lontano da occhi indiscreti. Ritrovarsi nudi ed avvinghiati nel più naturale degli atti in mezzo alla piazza con gli sguardi schifati addosso, sperando in una nebbia improvvisa. Così dicevi di sentirti in strada, dentro la città che nulla offriva.
Decidiamo di iniziare il nostro solito gioco nello scantinato di Jamal, lì dove non arrivavano quei suoni ruffiani e costruiti per adattarsi al clima esterno.
Il riscaldamento al massimo, la muffa e l’umidità creavano un microclima tossico, i synth e i beat inizialmente venivano percepiti come attutiti. Dicevi che era come quella volta, con la pallina di oppio e quella di fumo indiano; le risate disperse in un ballo poco allineato. L’ascesa del ritmo ricreò quel rivolo di sudore sul tuo petto, era un sudare acido e la scommessa fu quella di superare di nuovo ogni limite tra basi, laser ed esplosioni. Ci siamo ritrovati in strada senza vestiti, con lo sperma tristemente sparso ovunque, il ricordo a synth curatissimi, stordenti e sottoposti a modificazione genetica. “Do You Know We Exist?” fu la domanda ripetuta in loop nella memoria difensiva.

Jamal Moss porta il flip per il suo ultimo tratto con un adeguato rinnovamento extraterrestre del taglio titolo, aggiungendo un po ‘più vibrante e la profondità spaziale ai modelli Bashing schierati in pompa magna dal produttore Verona.
Lavorare la sua solita magia stravagante in un caos sottosopra di racket synth mutilati e armoniche ben curate, il produttore americano sicuramente non ha bisogno della forza di artificio, estendendo i tratti caratteristici del suono di Shinoby con un atteggiamento sempre più impegnativo

Alessandro Ferri

Florist – The Birds Outside Sang

Florist - The Birds Outside Sang

D.d.U. 29/01/2016

Pollock dipinge involontariamente frattali; le stonature convergono in un trasparente strato subtonale; l’immensa malinconia che provo fin da bambino si posa su un letto a terra, sotto il livello del mare. Sale grezzo sparso sul mio volto, fleur de sal che confonde i gusti. Traslucida la tua patina da strappare, ma tu non sei come vetro, tu sei fragile roccia liscia.
Trema tra le onde
Ferita dagli scogli
E insulta il mare
E grida e piange
E ride insieme alla fraterna morte.

Marco Di Memmo

Go Dugong – Novanta

 27/11/2015

Sono sul “novanta” oppure nel mio studio?

Un odore acre mi fa trasalire eppure è solo nella mia mente. Zero pippe mentali, solo sana attitudine hip hop, in mezzo a talmente tanti campionamenti da diventarci pazzi.

Sono due anni ormai che cerco di completare un lavoro che sento mio più di ogni altra cosa fatta prima. Dovevo solo trovare la chiave di lettura, qualcosa che tenesse insieme tutti i pezzi e l’ho trovata finalmente: è Milano.

La Milano degli odori.

La Milano del raggae giamaicano.

La Milano dei sapori.

La Milano del bolero cubano.

La Milano dei colori.

La Milano del beat maliano.

La Milano dei sensi.

La Milano che casa non è.

La Milano che è jazz.

La Milano che ti fa sentire a casa.

Sono da mesi sul filobus dell’inconscio che attraversa tutti questi stati.

Maurizio Narciso

DeepChord – Ultraviolet Music

DeepChord - Ultraviolet Music

D.d.U. 27/11/2015

Dubito che esista ancora qualcuno che non si sia mai perso in un bosco, irretito dalle intermittenze delle lucciole d’inizio estate. Le felci aggrovigliate attorno alle caviglie, gli alberi dagli alti fusti a perdita d’occhio a confondere la percezione dello spazio. E quella musica, quel dub, la profondità degli abissi alcuni metri sopra le canoniche immersioni.
L’aria è liquida e pulsa come un cuore vivo, un muscolo umido e grondante come l’aria tra le fronde. Porto le cuffie alle orecchie per neutralizzare le palpitazioni ma sortiscono l’effetto contrario: altre persone sono ritte tra i tronchi infittendo la trama e si agitano all’unisono con me. La pressione del fluido è direttamente proporzionale alla superficie su cui insiste, infiniti cilindri umani e un vibrare globale che trasforma la danza in una nuova creazione, sotto melodie impercettibili ai più come luci di uno spettro fuori dalla banda visibile ma rigogliose e battenti, dall’odore esotico di miracolo.

Federica Giaccani

Joanna Newsom – Divers

Joanna Newsom – Divers

D.d.U. 23/10/2015

Up in the clouds where he almost heard you

Ritengo sia un errore credere che il nostro cervello abbia bisogno di continui flussi informativi, correnti inquietanti vincolate al mapping cognitivo che diano l’illusione di ridurre l’incertezza. Il sogno, la rielaborazione mnemonica ne sono la testimonianza. Il cervello muta di fronte al fatto e, al tempo stesso, è capace di cambiare la realtà attraverso una palette Luscher in modo assolutamente proprio. Il fenomeno si dice essere legato all’effetto del personale trascorso, legno polverso che caratterizza il singolo e inevitabilmente entra a far parte integrante dell’opera. E dunque, per quanto la matrice sia comune, la rielaborazione non può che essere individuale. A pensarla in questi termini, è facile intendere come l’arte esalti la realtà o, al contrario, l’asciughi, capace di creare un nuovo canale adatto ad aprire le porte di nuove esperienze emotive. In un primo momento potenziale poi attraverso una mano mano e trasmesso al pennello, il riflusso visivo, reale o immaginato, si converte in forma ed eccita il sistema nervoso almeno quanto stimolerà quello dell’osservatore fino a diventare esperienza estetica. Esistono artisti che ritraggono ciò che vedono, altri che delineano ciò che ricordano. Io preferisco dipingere nuove realtà. Tutto quello di cui ho bisogno è svincolarmi dal tempo. L’effetto è singolare e degno di sincero rispetto.

Giulia Delli Santi