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Recensioni

Calendario Live Report

Giovedì 19/07: Bon Iver @ Ferrara sotto le stelle (FE).

L’occasione di assistere ad uno dei migliori artisti della scena folk internazionale viene finalmente concessa anche alla nutrita schiera di fan italiani. Prezzo: 30 euro + d.p.

Cosmetic @ Dirockato Winter, Monopoli (BA) (09/05/2012)

Un breve ascolto, durante la lettura

«Va’ che ficata, m’ha dato una capocciata come nei film di Bud Spencer!»

Un’asse della sedia cede, Simone rischia di sprofondarci. Emily chiede timidamente se qualcuno le passa una sigaretta. E il mare sussurra in sottofondo.
Manca poco. Mone ride, Bart non ha voce ma continua a raccontar storie di labbra che si aggrappano agli apparecchi.
Ci si vuol bene anche se ci si conosce appena.
Ad unirci sono quelle melodie, quei ronzii.

Domattina un suono avrà che non si sente / e da ogni parte arriverà un rumore nuovo che / ci verrà a sorprendere.
Ma, per ora, imbraccia quella chitarra e, col filo di voce che ti rimane, canta: l’unica cosa che importa è l’entusiasmo.

(continua…)

Grouper @ Spazio Concept, Milano (19/03/2012)

Un breve ascolto, durante la lettura

Sei scesa in mezzo a noi per insegnarci che il rispetto lo puoi trovare solo nel silenzio.

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Fennesz + Modern Witch @ Locomotiv Club, Bologna (18/02/2012)

Un breve ascolto, durante la lettura

Neve dappertutto, strade delimitate da muri bianchi.
Pizza, birra scadente in regalo e rumori ovattati. Bologna accoglie così una strega del nuovo millennio e uno stregone di vecchia data.
Arabi che fanno le palle di neve e poi le tirano addosso nel parcheggio del Locomotiv.
Due ragazze che vogliono farsi vedere si fanno ben vedere, alte, s/vestite, autoreferenziali, dall’incedere per nulla intimorito, catturano ben presto.
L’ambiente intanto viene sferzato dalle imperfezioni sonore dell’antico maestro che con il suo pc e la sua chitarra incanta tutto e tutti. Ci si siede, guarda caso vicino alle due. La luce blu si emana e si perpetua sul palco, gli occhi di ghiaccio fissano il laptop e si entra in un loop profondo che ti sprofonda in pensieri più o meno circoscrivibili. I livelli di goduria raggiungono l’apice proprio quando la chitarra entra a pieno regime tra il crepitio elettronico costante.

Modern Witch

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Fauve! Gegen a Rhino @ Reasonanz, Jesi (15/01/2012)

Un breve ascolto, durante la lettura

A gennaio la domenica sera sa di aperitivi spartani, di parole profuse a dispetto del gelo tra il vapore che esce dalle nostre bocche e due bicchieri di americano. Locale nuovo, vaghi lasciti apparenti di mix improbabili di balere e centri sociali, calore vero dentro che trasuda da ogni cosa, la genuinità nei gesti negli sguardi e nei discorsi. La piacevole sorpresa di non conoscere niente e nessuno e vivere la novità nella sua interezza, intatta come la coltre di neve che speravo coprisse il mio giardino di inverno, quando ero bambina.
La stessa freddezza del ghiaccio irrompe a sciogliere un abbraccio prolungato e a spezzare contatti, il gelo si presenta con le sembianze di suoni algidi e campionati, ossessivi. Figure di dinosauri dal passato più remoto prendono vita dal rumore che gratta sul fondo dell’elettronica, e parimenti sbirciano dalle magliette esposte in un micro tavolo lì accanto.
Bestie primitive alate esclamano: “OMG!”, “WTF!”
Uno dice: “I’ve seen the future.”
(continua…)

Patrick Wolf @ Tunnel, Milano (02/12/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

La pece aveva fatto diventare bianche la punta delle sue dita e si alzava di tanto in tanto una nuvoletta bianca che perdeva di consistenza poco a poco fino a sparire e nascondersi dalle parti del riccio … Le corde, per cui aveva risparmiato tanto, vibravano ora decise e i suoi occhi si chiusero appena mentre con un’abilità quasi innaturale cambiò dalla prima alla terza posizione. Il modo in cui eseguì quel vibrato poi era semplicemente impeccabile. Per gli occhi del suo unico spettatore non esisteva spettacolo più inaspettato e sorprendente. Chi era costui che produceva con tanta destrezza quei suoni puri e così limpidi, come potevano esistere poi note simili ? un’ottava più in su e lacererai il mio cuore già provato…
Scioccamente non era mai venuto ad assistere prima d’ora. Aveva sempre ascoltato distratto mentre egli spendeva fior di parole sulla noia di uno studio di Kreutzer o era forse Prokofiev? Procedevano lenti come vite già vissute i suoi pomeriggi votati a una singola pagina poiché non tradotta con abbastanza sentimento.
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The Horrors @ Magazzini Generali, Milano (22/11/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Mi sono sempre chiesto perché la gente abbia continuamente bisogno di catalogare meticolosamente ogni cosa.

Uomo, Donna.
Buono, Cattivo.
Giusto e Sbagliato.

Tutto ciò che è nel mezzo mi è sempre parso mille volte più interessante, ma sta proprio in quella loro convinzione presuntuosa, in quel sapere di poter incasellare ogni cosa con la loro etichetta, è proprio lì che giace la loro falsa rassicurazione. Rimanere incastrati in qualche categoria a noi scomoda… non sia mai. La forza di poter giudicare qualcosa non ci ha mai reso più forti.  Rimanere sospesi in qualche definizione che non riusciamo a comprendere ci spaventa e atterrisce. Quante idiozie.
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Fleet Foxes @ Teatro Smeraldo, Milano (20/11/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Il giovane guardava alla musica, la guardava dalla finestra.
Strinse la mano a pugno, la strofinò sul vetro.
Le dita fredde, rosse, gli si macchiarono di brina.
Avvicinò le mani alla bocca per scaldarsele, poi si abbassò e prese in braccio la ragazzina.
Una sciarpa di lana grezza ad avvolgerle la testa, aveva i capelli troppo lunghi.
Gli entrarono in bocca quando provò a parlare.

Cosa vedi.
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The Crookes @ Barrio’s, Milano (13/11/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Il sole tramonta all’orizzonte e regala una sfumatura ambro-dorata al mare che s’increspa lievemente per colpa di una brezza tardiva. Ora s’incendia. È’ un rosso purpureo, ora rubino, ecco ora è di quel colore che avevano le arance che mi riportavi dai tuoi viaggi in Trinacria. Quanto erano buone. Ne sento ancora il sapore sulla punta della lingua.
Ricordo le tue mani che gesticolavano frenetiche quando mi parlavi con entusiasmo di quanto fosse bello tornare a casa. I tuoi occhi cerulei che si infiammavano ancora di più a contrasto con la tua pelle abbronzata, io ti ascoltavo rapita e non vivevo che della tua gioia riflessa.
Che cosa significa ritornare a casa? Che cosa significa trovare qualcuno che non vede l’ora di stringerti tanto forte che la tua stessa circolazione si è fermata? Ho dimenticato questa sensazione. The trouble with time is…it moves too fast when i’m in bliss.
Il cortile della scuola … la mia nuova scuola. Le ragazze portavano in faccia i luminosi segni di baci furtivi rubati su un bagnasciuga e potevi leggere l’impazienza chiaramente dipinta sui loro volti mentre cercavano le amiche. Le avrebbero presto inebetite con fiumi di parole. I loro discorsi intermezzati da qualche rossore fugace.
Il mio fardello comprendeva delle valigie semi sfatte, una nuova camera, e un disagio improvviso sapendo di dover rincominciare tutto un’altra volta. Gli inizi sono sempre i più difficili

“Take me where there’s music. I love to dance”
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Agnes Obel, Evening Hymns, Martin John Henry, Diego Morga @ Time Zones, Bari (17/11/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Cap. I – Da qui passano i venti

La prima luce del giorno ritaglia lieve origami luminosi fra le lenzuola fredde. Cerco le tue cosce con i piedi gelidi, mi rifugio nel tuo tepore. Socchiudi le palpebre sorridenti e mi sussurri buongiorno. Come fa la gente a non andare ai concerti e vivere bene?, ti chiedo.
Hai poggiato il palmo della mano aperta sulla coperta scura, disegnando una piccola tastiera di un pianoforte. Ci picchietto su le mie dita e riesco a sentire le note dolci di un motivo malinconico: abbracciami o il nuovo giorno mi travolgerà brutalmente.
L’anima dei pianisti è sempre troppo fragile, abituata al bianco e nero dei tasti e delle fotografie di un tempo che fu. Ora non ho voglia di colori, ti fisserò le sfumature d’ombra sul viso, scale di grigi familiari.

Diego Morga

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Vladislav Delay, Azita @ Time Zones, Bari (12/11/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

- Perché Santa Teresa dei Maschi…?
- Shhh.
- No, sul serio, cos’ha Santa Teresa contro noi donne?

Le finestre della chiesa vibrarono potentemente, messe a dura prova dai bassi potenti. Orgasmicamente, B. era entrato in un vortice marino, la navata principale era ora di un profondo in cui faceva fatica a respirare e nel quale si muoveva sospinto dalle correnti. Strabuzzò gli occhi e si sforzò di tenerli aperti nonostante il buio gli intorpidisse le pupille.
Righe su righe. Quella maglia a strisce, prolungamento dell’orizzonte; le candele parallele e perfette sul lampadario al centro della volta; le poltroncine rosse allineate, morbide; i lembi del panno bianco perfettamente teso.
E su tutto questo, la bellezza del caos.
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Other Lives @ Tunnel, Milano (08/10/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

A volte non riesco a credere di trovarmi proprio qui. Una gentile vibrazione nella tasca dei miei pantaloni è la prova inconfutabile che il mio assistente esiste e cerca di raggiungermi inutilmente da una decina di minuti, una specie di record. Una volta le pause pranzo erano sacre. Mi piaceva passarle a rimirare il mio riflesso nei muri specchiati, come un moderno Narciso che assapora dall’alto l’estasi del potere. Debolezze da analyst intern, associate, vice-qualcosa …  Ho amato le grandi responsabilità, il rispetto guadagnato al prezzo di notti insonni, e quella tremenda esaltazione febbrile della gioventù quando pensi di avere il mondo ai piedi. Quotidianità nutrita da un accomplishment dopo l’altro…parola fin troppo radicata nella mia tradizione familiare. Non che fossi l’unico o il più brillante sia chiaro.
But it feels like forever on the run.
E’ bastato un nonnulla.
I had took the long way. I was in the heat. I don’t mind I’m so far away.
(continua…)

Jens Lekman @ Salumeria della musica, Milano (27/10/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Io? No io non mangio patatine.

Mi capirete, sono nato e cresciuto vicino ad una fabbrica di patatine Estrella, a Gothenburg.
Ho una vera e propria ossessione per Kirsten Dunst. Lei è bella, famosa, giovane, ricca, ed è la fidanzata di Spider Man.. mentre io, ecco, io abito vicino ad una fabbrica di patatine.
Vi lascio immaginare la mia reazione una volta letta un’intervista in cui lei dichiarava che la mia musica le piaceva.
Non ricordo bene quando fosse.. potrebbe essere stato il 27 aprile del 2007, a pagine 47, terza riga. Potrebbe.
E pensate cosa potrò aver mai provato quando il mio amico Joel mi ha chiamato un giorno dicendo: “indovina chi ha appena fatto il check in nel mio hotel”.
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Marta sui Tubi @ Dirockato Festival, Monopoli (20/08/2011)

31 Lune, tutte per noi, in un cielo nero petrolio con il mare che ne assorbe il colore, l’odore.
Abbiamo fatto a meno dell’ombra stanotte,  le luci sono sul palco, siamo solo voci.
Queste città di mare con la costa friabile come biscotti integrali, le orme temporanee, sulla sabbia, di bimbi assonnati a cui l’estate concede giorni più lunghi e sbadigli dolci.
Gioventù esuberante e frivola mi strattona la spalla, aliti vinosi e sorrisi ebbri.
Hanno fatto tutti “la spesa” tranne me, forse, tranne noi, che speriamo ancora che una canzone ci salvi.

Lo speriamo ancora, sì.

Comprerei tutto a lunga conservazione, per aver provviste chè l’inverno arriverà presto.
Vorrei nevicassi ancora, tu, vorrei che non fossi solo Dicembre ma tutti i mesi e tutte le stagioni. Un calendario ciclico d’amore con i giorni sbarrati dal pennarello indelebile a ricordar quanti altri ce ne aspettano insieme.
Non pesi niente guardandoti, pesi in testa, a tenerti lì senza sapere se ci resterai.
(continua…)

Dirty Beaches @ Giovinazzo Rock Festival, Bari (02/08/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

“What’s a man gonna do in this world?”

Tra le crepe di una Death Valley d’asfalto e il cielo umido – braccato dalle nuvole esalava il respiro di una pioggia distante che non cadeva, e non cadrà –- un uomo dagli occhi lanceolati borbottava rock’n’roll.
Elvis Presley, spogliato delle frange e piume da star, pieno di loop e polvere psychobilly, con sguardo malinconico e allucinato s’inginocchiava a premere pedali e ad azionare manopole svelando altri mondi, altri tempi.
Fumi industrial(i) e battiti dark-wave ossessivi sommergevano l’animo inquieto, nient’altro che nenie funeree, un biglietto per danzare sedati nella solitudine della notte, prima di eclissarsi tra i nostalgici sussurri yéyé illudendosi che il Signore conosca il meglio.

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Tv on the Radio + Broken Social Scene @ Mann Center, Philadelphia (09/09/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Halfway home” apre la grande corsa… gli atleti son caldi, il pubblico è subito entusiasta ma ancora composto, rallegrato dal pre-show dei Broken Social Scene trattiene il fiato.
La notte è scesa e sul palco arrivano le stelle… l’orizzonte è Philly e l’America: una manciata di grattacieli brillano e dominano le luci della città bassa, osservati dall’alto e dal verde di una collina: questo è il Mann Center.
La scena è statica, nulla ancora si muove, o per lo meno non troppo… lo sfondo dello stage è un tappeto stellato, fermo: l’occhio si focalizza solo su di loro e sulla crescente energia che pezzo dopo pezzo satura l’aria come l’umidità in una sauna bollente.
Luci d’atmosfera e un po’ di fumo sul palco, si sta per snocciolare il nuovo disco “Nine types of light”, ma i vecchi pezzi evergreen di certo non verranno mai a mancare.
Non si fa in tempo ad iniziare a cantare che ci si accorge di essere completamente immersi nel suono , il corpo si muove e ormai si è coscienti di non poter scappare.

Tv on the Radio

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Wildbirds and Peacedrums @ Circolo degli Artisti, Roma (04/05/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

“It was a great marriage” aveva esclamato una donna a Villa Celimontana, a pochi passi dalle Terme di Caracalla, nel pomeriggio caldo pungolato dal venticello del maggio romano. Il grande matrimonio celebrato era quello tra il suo piccolo figlio e la figlioletta di una sua amica che si rotolavano e crogiolavano nell’ammucchiata di foglie secche rastrellate tra gli alberi.
Beati fanciulli.
Ma in realtà il vero grande matrimonio del mio breve soggiorno nella capitale si è rivelato quello tra Mariam Wallentin e Andreas Werliin conosciutisi nel 2004 all’accademia di arte e musica drammatica di Goteborg, Svezia.
Tutto nasce da qui.
Lei canta, esile usignolo dalla voce mesmerica e dall’impostazione soul e blues; lui picchiatore rovente della batteria e percussioni varie, inesauribile assistente e fedele compagno della moglie.
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Gui Boratto @ Pratersauna, Wien (27/07/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

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Non Voglio Che Clara @ Bucobum Festival, Noci (13/08/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Il cortile della scuola era buio, fatta eccezione per i lumini accesi sui cornicioni delle finestre che illuminavano le crepe sui muri. Il turbinio di voci riempiva l’aria pesante, giù fino ai polmoni.
Ho chiuso gli occhi; non saranno le guerre quest’anno a farci paura, gli occhi puntati su di te non ti spaventino, continua ad accarezzare i tasti e a raccontare quello che sai, le mie labbra si muoveranno impercettibili insieme alle tue, ognuno parli per sé, di quello che rimane dell’amore.
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Man Man, Crystal Antlers, Glass Candy @ House of Vans, New York (4/08/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

“.. lascia che te lo dica chiaramente: voi bianchi siete le ethno bitches, esatto, le ethno bitches, you heard me, le puttanelle delle razze, esatto. Vi fate fottere e vi fottete chiunque, altri bianchi, negri, gialli. Dì un colore, dai dillo, purple? Ecco se ci fossero delle merdosissime gelatine viola con un buco vi scopereste pure quelle. Casey, quella negretta di Fort Greene, sta forse con un messicano che vende hot dog a Coney Island? O con un vietnamita di Canal Street? No cazzo, sta con una fighetta bianca da brownstone. Si lo so, I know I know, ho sempre ragione, easy man easy..”
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Tame Impala @ Spaziale Festival, Torino (18/07/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Sabato pomeriggio mi sono spinto fino alla diga sul Po. Drogato dall’entusiasmo e inebetito dal sole che era ovunque innanzi a me, ho realizzato d’essere in scacco solo quando ho girato la bicicletta verso casa. Una marcia disperata il ritorno, attraversando prati, sterrati e asfalto bagnati da un passaggio recente e silenzioso della pioggia. Mi sono schiantato sotto un cielo lavagna usata come un soldatino invisibile, approdando poi immacolato a destinazione. Domenica è stato un assedio, una partita persa seguita distrattamente dalle grigie finestre di casa. Lunedì mattina, invece, tutto era limpido e fresco. Di nuovo quel sole. E di nuovo quel senso di embargo, solo molto più remoto ed irrisorio. Sul pratone dello Spazio devo aver offeso la grossa nuvola bianca e solitaria che arrivava da sud-ovest come un innocuo destriero.

Ha chiamato in soccorso una sfilza sterminata di lerce compagne e, non so dire come, mi sono ritrovato accerchiato, un’altra volta. Senza via di fuga però, salvo la rinuncia al primo concerto in Italia dei Tame Impala. Con le prime gocce ho salutato la transenna riparando sono un albero, la mia bella maglietta dei Crocodiles già quasi inzuppata, infida arietta fredda sulla schiena. Veniva da dire basta. Quando han suonato gli Orange – sì, l’idiota della TV – sotto al palco si è fatto il vuoto per gli scrosci più copiosi. Riso amaro sulle mie labbra, di quello che non si cuoce. Con i Movie Star Junkies, miei inconsapevoli concittadini, una bozza di tregua. Forse nostalgico dell’umidità, il cantante ha rovesciato una lattina di birra sull’ultima fotografa rimasta a sfidarli. Lei non ha fatto una piega ma dentro, lo so, era tutta una vampa. La tastierina è caduta dal supporto e quell’invasato non ha smesso di percuoterla, anche sbilenca, sul parquet bello fradicio. No, non potevano non piacermi questi decadenti da operetta, e poco importa per il nuovo breve rovescio.

Dominic Simper

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The Bad Plus @ Festival Adriatico delle Musiche, Termoli (20/07/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

La brezza ha consumato la fiancata della cattedrale, ballano i ricordi nella piazza. Il jazz risolleva la nostra brezza interiore, la musica scolpisce l’infinita statua della memoria.
La mente filtra le note attraverso milioni di pensieri, queste note che sono spinte da un cuore pulsante: un bimbo è nato, l’ha detto il contrabbasso, il piano canta il suo vagito, la batteria recita il suo battito cardiaco.
Questo bimbo è antico come l’universo, il suo verso inziale è narrato dalle prime parole della Genesi, è il sacro mantra dell’Om, è in tutte le onde, quelle del mare e quelle del cielo.
(continua…)

Arcade Fire @ Arena Civica di Milano, (5/07/2011)

Un  breve ascolto, durante la lettura

Lo scontro che per quei trenta secondi ci ha tenuti in sospeso,
la potenza che urla e ti rimbomba nel torace e poi catartica
la ribellione. Prima però si soffre e dolcemente e si contano i ricordi, proiettati contro il muro della parete, come fossero un film che appartiene ad ognuno di noi.
La dura vita di periferia che stanca striscia sotto alle nostre suole, la religione la chiesa la contraddizione in un lamento strozzato tra le canne di un organo,
le lettere mai arrivate a destinazione, la modernità che inghiotte le nostre vite e che avanza come una macchina nera lungo un’autostrada deserta.
Salviamo una qualsiasi forma di purezza: nei colori, nella nostra mente.
(continua…)

Afterhours & Marlene Kuntz @ Fiera del Levante, Bari(3/07/2011)

Un breve ascolto, durante la lettura

Non è quel che si possa dire bello a vedersi un palco spoglio, deserto, che suscita la stessa malinconìa provata nel vedere la scìa d’acqua lasciata da una nave in partenza.
La linea dell’addio.
Un miglio verde della tranquillità.
(continua…)