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Julia Holter – Aviary

Data di Uscita: 26/10/2018

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      …e per un periodo abbiamo dormito nella stanzetta che ora è il ripostiglio. Avevo una quindicina d’anni, lei era due anni più grande di me. Nostro padre aveva deciso improvvisamente di rifare il pavimento della camera e ci proibì di entrarci per un bel po’ di tempo. La stanzetta era piccola, i letti, uno sopra l’altro, occupavano praticamente tutto lo spazio disponibile. Quando sia io che Sara ci mettevamo a dormire, sembrava come avessimo un costante contatto, nonostante il mio letto fosse più in alto del suo.
      Una notte non riuscivo a dormire. Il silenzio regnava all’interno di tutte le stanze della casa. L’unica cosa che potevo ascoltare era il respiro di Sara, sotto di me. Non so come, ma lei capì che non stavo dormendo. Così mi chiamò. «Laura», mi disse. Io le risposi, senza nemmeno parlare, semplicemente emettendo un suono con la bocca. Lei continuò «Posso chiederti una cosa?». Io le dissi di sì, con un tono di voce assonnato e sommesso. «Hai mai paura dei ricordi?». Non le risposi subito. Pensai qualche secondo. Poi le chiesi cosa intendesse dire. La sentii girarsi sul fianco. Non mi rispose più.
      Sara è sempre stata differente, da me, da nostra madre, da qualsiasi persona della famiglia. Aveva un modo tutto suo di vivere i rapporti con gli altri. Si sentiva diversa. Sentiva il bisogno di credere che oltre a lei non esistesse altra persona al mondo. Una volta da bambine, ad una cena di famiglia nostra zia ci disse che eravamo due gocce d’acqua. Sara si chiuse in camera e non parlò a nessuno per due giorni. Non che si sentisse in competizione con me. Aveva solo il bisogno di non essere paragonata agli altri, di vivere per sé stessa.

      Me lo disse lei, delle live chat. Per lei era un modo come un altro di fare qualche soldo. Era bella, si sentiva a suo agio con il suo corpo. Non l’ho mai biasimata. Se non le dava fastidio farsi vedere nuda da migliaia di persone, perché doveva darne a me?
      Ho rivisto il video poco tempo fa. Lei era davanti la webcam, seduta, il seno nudo, il sorriso stampato in faccia, sicuro di sé, come sempre. Nel video parlava con gli utenti che la vedevano, ringraziandoli di tanto in tanto per le offerte che facevano, emettendo qualche smorfia eccitata, levandosi gli occhiali, pulendoli con una piccola pezza e rimettendoseli con fare sensuale.
      Va avanti così per minuti e minuti, poi, improvvisamente, il suo volto cambia completamente espressione. Gli occhi si sgranano. L’atmosfera si gela. Lei si alza in piedi dalla sedia e si sdraia sul letto, guardando il soffitto, come non badasse più a tutto quello che le era attorno.
      Dopo un po’ lascia il letto, torna davanti la webcam e si risiede, portando la sua testa tra le braccia, sospirando debolmente e osservando il vuoto davanti a sé. Per qualche secondo che sembra un’infinità, Sara rimane talmente tanto immobile da far sembrare l’immagine fissa, poi si volta verso lo schermo e si scusa con gli utenti, tornando a sorridere.
      Si rialza di nuovo ed esce dalla stanza. Riappare pochi istanti più tardi, con una sorta di filo, lungo e spesso. Sale in cima al letto e lentamente lega la corda al lampadario della camera, portandosela poi al collo. Senza nemmeno tornare a guardare la webcam fa un salto, abbandonando il materasso con i piedi, rimanendo sospesa in aria.
      Da quanto si vede nell’immagine sembra che morì all’istante. Il suo corpo non emise un movimento, uno spasimo, nulla che facesse credere ad una possibile sofferenza.
      La live rimase online per circa un’ora. L’unica cosa che si vedeva era il suo corpo immobile, la sua pelle bianca e candida, morta, senza alcun apparente motivo. Nel momento in cui la chat andò offline, a causa di varie segnalazioni, le persone in live erano circa centomila. Il silenzio regnava nella stanza, l’atmosfera era gelida, il vento spostava la tenda vicina alla finestra aperta, che ondeggiava e ondeggiava. Sembrava non si sarebbe mai fermata.

      Qualche mese fa sono arrivate le nuove comparse sul set. Tra loro si è seduta una ragazza. Era giovane, insicura, il suo corpo teso trasmetteva l’idea di quanto fosse terrorizzata da quel luogo, da quelle luci, quelle macchine da presa, quelle voci che non smettevano di parlare; ma dai suoi occhi uscivano fuori degli sguardi che mi fulminavano al solo contatto visivo. Cercavo di farle delle domande, di parlare con lei, provando a farla sentire a proprio agio. Le parole che uscivano dalla sua bocca erano sterili e timide. Tra i vari e interminabili silenzi mi disse che l’unica cosa che voleva era riuscire ad entrare in quel mondo; diventare un’attrice a tutti gli effetti e semplicemente, essere ricordata. Dopodiché rimase in silenzio per tutto il tempo, mentre io cercavo di renderla ancora più bella di quanto già non fosse.
      Quando si alzò dalla sedia, ringraziandomi con un sorriso talmente lieve e delicato da farmi venire i brividi, non so perché dovetti trattenere le lacrime, guardandola andar via e perdersi tra quella folla di persone in costante movimento.
      Il giorno dopo l’ho aspettata, nella speranza di poterla vedere di nuovo seduta su quella sedia e di poterla truccare ancora. Non si è presentata. A fine giornata sono andata al bagno, ho chiuso la porta a chiave e ho cominciato a piangere, in silenzio, guardando la luce accecante della lampadina sopra di me. Sara era morta un paio di mesi prima, e io non ero riuscita a piangere nemmeno per lei.
      Di quella ragazza non ricordo neanche il nome.

      Ieri sono entrata a casa di Sara per prendere le ultime cose da portare via prima di far rimettere l’appartamento in affitto. Ho fatto più in fretta del previsto e dopo pochi minuti già era tutto impacchettato in macchina. Sono risalita per poter chiudere la casa e, come se qualcosa mi chiamasse, lentamente, prima di andarmene, mi sono diretta nella camera in cui si è uccisa.
      Aperta la porta sembrava come se la stanza parlasse, come se qualcosa vivesse lì dentro, e non facesse nulla per nascondersi. Sono rimasta in piedi, davanti al letto, fissando il vuoto dove prima c’era il suo corpo esanime. Era come se fosse lì con me. Mi sembrava di essere entrata in un’altra dimensione, in un luogo in cui tutto era tangibile, ma allo stesso tempo incomprensibile. Ho sentito come un soffio dietro il mio collo.
      Qualche secondo dopo ho visto il computer di Sara. Era poggiato lì, sulla scrivania, probabilmente da mesi, come se niente fosse mai successo. L’ho acceso. In automatico la schermata ha aperto la home del sito in cui Sara faceva le live.
      Senza rendermene conto e senza pensarci ho premuto un semplice tasto, la webcam si è accesa ed ero online. Migliaia di persone sono entrate nella chat in pochi secondi, riempendo la finestra di messaggi, felici che “non fossi morta davvero”, esultando per il mio ritorno.
      Forse mia zia aveva ragione.

      Simone Ruggieri

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