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How To Dress Well – The Anteroom

Data di Uscita: 18/10/2018

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      Avevo questa piccola azienda e non so se hai mai visto fare l’olio d’oliva, ma è proprio una cosa che mi manca da vedere: l’olio che viene separato dalla pasta degli acini neri pressata da enormi macine di pietra. I tre strati di macine sembrano una gigantesca arnia che gronda melassa d’oliva. Mi manca tanto, mi manca quell’odore pungente e sottile che ti tiene sempre all’erta, come se avessi sniffato la colla.

      Nonostante il mio fallimento come uomo e come imprenditore, riesco ancora a togliermi qualche sfizio. Un mio amico di Madrid, ogni volta che viene in Italia, mi porta questi sigari cubani lunghi e profumatissimi: li custodisco gelosamente nell’angolo più buio della scrivania e me ne godo uno al mese. Non dirò che sigari sono, questa non è una marchetta e io non sono Fedez. Sono F.B., per ora solo le iniziali.

      E comunque sono sigari Perfecto.

      Con il tempo sono ingrassato parecchio. Fino a vent’anni ero magro, proper skinny, sessanta chili e neanche un filo di grasso, poi ho iniziato a lavorare in ufficio e la situazione è degenerata, fino ad arrivare all’oceano di cicciosità e blobbyness degli ultimi anni. E’ da molto che non mi vedo i piedi, figurarsi il pene.
      Quand’è che l’azienda ha chiuso definitivamente era periodo di natale, tre-quattro anni fa. Associo quel periodo alla sera in cui ero sdraiato sul tappeto e pensavo stessi avendo un infarto, perchè avevo mangiato sedici salsicce. Ho tantissime vene ingrossate ovunque, specie sulle gambe, fianchi e culo sono pieni di smagliature. Anche la mia pancia è indice di preoccupazione, non è una di quelle pance dure tipo anguria, che potrebbe essere un po’ rassicurante: è proprio un sacco di grasso semovente e tremolante. Da seduto faccio quattro rotoli belli uniformi come spire di un serpente di pasta fresca pronta da tagliare. Gnocchi di grasso.

      Per fumare il mio sigaro siedo in poltrona, più che altro ne vengo inglobato. La posizione fa sì che l’angolo tra schiena e gambe sia particolarmente acuto: le gambe restano leggermente sollevate, o forse sono le mie gambe ad essere particolarmente tozze.

      Non ho mai comprato fiammiferi in vita mia, per casa ho decine di Clipper in ogni angolo, per ogni evenienza. Accendo il sigaro e smollo il Clipper da qualche parte, poggio il braccio sul bracciolo, la testa sul braccio e mi pongo pensante, al buio, un bicchiere di porto al lato, una sola lampada accese al lato opposto del lungo salone. Sarebbe stata una scena clichè più azzeccata con un bicchiere di cognac, me ne rendo conto.

      Fumare un sigaro può durare anche due ore, le boccate devono essere centellinate per favorire il flusso dei pensieri. Questo momento non mi aiuta certamente ad eliminare tutto ciò che non va nella mia vita, ma mi permette di…cambiare la prospettiva dello sguardo.

      Quando il sigaro si spegne è un dramma, perchè il clipper è molto spesso caduto nell’incavo tra la poltrona e il mio culo, o si nasconde sotto i miei coscioni, cercando di risalire la corrente come un bel salmone verso il mio sottopalla. Questi momenti di ricerca, lo penso sempre, se qualcuno mi vedesse dalla finestra, se avessi una finestra di fronte alla poltrona, parrebbero atti di forte autoerotismo, mi strofino e palpo ovunque, morbosamente e con la faccia incazzata, bestemmiando a mezza voce mentre alzo i quattro strati di grasso della mia pancia molle. Non riesco più a godermi neanche un sigaro: bisogna fare qualcosa.

      Gabriele Battista

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