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Soap&Skin – From Gas To Solid/You Are My Friend

Data di Uscita: 25/10/2018

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      C’è stato un tempo in cui eravamo soli, circondati solo dalla mestizia e dal tono della tua voce rotonda come la Terra.

      C’è stato un tempo in cui correvamo, lungo gli argini delle strade percorse dalla pioggia torrenziale, bruciante e secca come fosse fatta di gas, e le voci ci inseguivano planando piano a terra, come libellule sbattevano le loro ali sonore attorno alle nostre caviglie, e ci facevano incespicare, ruzzolare tra gli sterpi e le pietre e gli animali morti, ricordo che urlavi come se ridessi, con quella voce dolce come la frutta caduta dagli alberi, bacata e imperfetta nella sua rotondità, mi dicevi di scappare perché il fumo arrivava fin lì, fino a raccogliere le nostre parole in una morsa, per cambiarci la fronte e gli occhi, allontanarli farli volar via come palloni areostatici strabuzzati, rivolti a un cielo piatto e come fatto di legno dipinto, di una tonalità di cui mi ritrovavo a pensare, poi che sarebbe stata sotto terra con noi, dove stavamo forse per finire risucchiati dalle scale mobili, e dalla tristezza di certi giorni di ottobre, e dalla sensazione forte e duratura che niente sarebbe sopravvissuto ancora alla nostra malinconia, alla incapacità di annoiarci e di provare empatia, alle scortesie degli estranei e alla gentilezza senza necessità, ai treni la mattina seduti nel verso opposto, ai binari luccicanti e alle strisce gialle, ad una tonalità che sarebbe stata adatta a descrivere le mancate parole, certi tuoi occhi scuri inghiottiti dalle palpebre, il nero opaco dei tuoi capelli anche forse, la linea delle tue spalle, e che avrebbe potuto essere drappo per il tuo volo in fondo a questa discesa, in questo pazzesco rotolìo di gocce tra i piedi, e scarpe bagnate, foglie e macchine per strada, vento forte sui vetri che riflettevano il cielo, lo sdoppiavano facendolo sentire due volte troppo scuro e fumoso, lo storpiavano facendolo diventare plastica ripiegata e rumorosa, che si infilava tra le tue parole a forma di ali, le riempiva di acqua, le riempiva di sole appena sorto, che era caldo come il bacio del fuoco.

      C’è stato un tempo in cui correvi forte, ti guardavo i denti e gli angoli della bocca, tutto quel che dicevi suonava come detto da un sorriso, tra le ciglia creavo il drappeggio di una lacrima, ché si conservasse per i giorni a venire, quelli che sarebbero trascorsi senza che tu sentissi più il bisogno di sdrucciolare sulle G soltanto per chiamarmi a voce alta.

      Giorgia Melillo

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