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Svalbard – It’s Hard to have Hope

Data di uscita: 25/05/2018

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      Tutto cominciò con i cartelli per le strade della Capitale.
      Instilavano il dubbio che l’aborto fosse la prima causa di femminicio al mondo. Da lì in poi ci fu un’escalation, dovuta anche alla situazione economica sempre più instabile e alla costante diminuzione di diplomati nel paese. Le associazioni pro life cavalcarono le teorie di correlazione tra aborto e tumore al seno, gli organi di stampa, oramai in mano a governo continuarono imperterriti a seguire la linea “pro-life”. La percentuale di obiettori, sebbene già alta, si innalzò soprattutto a causa di concorsi con metodi di selezione quantomeno discutibili. Fu inserito l’obbligo della presenza di una persona legata ad ambienti ecclesiastici ad ogni colloquio avvenuto nei consultori, questo fu giustificato con la motivazione che il supporto religioso fosse doveroso in momenti così delicati per la vita di una persona. Furono istituiti cimiteri dei feti con la precisa intenzione di colpevolizzare la donna che, sempre più difficilmente, aveva compiuto la scelta di abortire. La nazione stava tornando indietro di secoli ma, chiusa come era, non subiva le pressioni delle organizzazioni internazionali. Ad ogni nuovo inserimento di normaitve anti aborto ci furono proteste localizzate nelle maggiori città, ovviamente passate sotto silenzio sui media e se possibile fatte passare come violente e lesive della comunità. Aumentarono le donne che erano costrette a rivolgersi alle mammane con conseguente aumento della mortalità durante l’interruzione di gravidanza. Anche in questo caso la risposta del governo non si fece attendere, andando a punire con pene fino ai 30 anni di carcere le donne che praticavano gli aborti illegali. Lentamente le polemiche si affievolirono, la rete di femministe internazionali intensificarono i loro approdi nei porti locali caricando donne incinte che volevano abortire e fornendo loro assistenza medica in acque internazionali. Anche quella volta il governo decise di usare il pugno di ferro contro questo tipo di violazioni, sequestrando le navi in questione e, in barba ai trattati con gli altri paesi, arrestando tutte le attiviste.
      Oggi, ironia della sorte, 22 maggio 2038, la legge sulla interruzione volontaria di gravidanza è stata abrogata. Le sommosse scaturite da questa decisione politica sono state sedate con la violenza. Al momento si contano 35 morti e qualche centinaio di feriti.

      Giulio Pieroni

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