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Jon Hopkins – Singularity

Data di Uscita 04/05/2018

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      Addio

      «Addio» è una parola di pietra che lascia un’eco fredda tra la nuca e il coccige, che si porta dietro un esercito di significati, armati o disarmati che siano. Ne ho detti tanti e sono stati quasi sempre degli arrivederci, come probabilmente lo sarà anche questo.

      In questi anni è cambiato quasi tutto, sono cambiato quasi del tutto, sono caduto in un precipizio e l’ho dolorosamente risalito, fino ad arrivare a una gioia che avevo perduto, a una forza che è in realtà una resistenza, a una potenza che è amore alleggerito da tante cose. Le ferite restano ma se le si sa guardare bene emanano una loro insolita bellezza.

      Il mio aspetto duro, imperturbabile, serio e quasi inespressivo è in realtà l’opposto della mia sensibilità, dell’inquietudine, dell’umorismo sfrenato e del turbinio emotivo che non so esprimere con il mio volto: chi mi conosce bene sa tutte queste cose e sa pure che non mi potrà conoscere mai del tutto, perché non sono univoco, contengo contraddizioni, come tutti noi, ma al contrario dei più non mi illudo di essere una cosa sola, non mi cristallizzo.

      Ho abbattuto tanti schemi, tante categorie e con la mia ironia ho cercato di provocare, di infastidire al fine di far pensare un po’ più con la propria ragione anziché con quella degli altri o ancora peggio con le ideologie; a molti sono risultato pesante o antipatico per questo, ma me ne scuso: il mio veleno aveva la presunzione di voler essere in realtà una medicina.

      Quello che ho compiuto e che continuo a compiere è un percorso verso la singolarità o forse è più corretto dire verso l’autenticità, in tanti sensi, da quello heideggeriano a quello più semplice e individuale ma lontano da una qualsiasi inflessione narcisistica o individualistica: cerco di compiermi, di trovarmi, di completarmi, di raggiungere quella che gli ebrei chiamano שָׁלוֹם, shalom, che ha un significato più profondo della semplice pace, essendo piuttosto una compiutezza, un dialogo aperto con l’Essere. Cerco di conoscere me stesso, di spogliarmi del mio ego per compenetrare nell’assoluto, per sentirmi parte e tutto allo stesso tempo, senza pensare di essere più importante di quello che sono: un essere umano.

      La mia singolarità, la mia essenza di unico continua a essere pur sempre un piccolo mistero, un elemento da scoprire. Cerco di sentire la vita in modo autentico, di liberarmi dall’eccesso di civiltà, di libertà, per ascoltare l’animale e saperlo governare quando non può trionfare.

      Ovviamente non riesco in tutto questo: è una guerra dove si cerca di vincere quante più battaglie si può. Resta la vita per quello che è, ovvero un fatto semplice, dove tutti sono connessi ma vogliono sentirsi sconnessi, adorando il feticcio del proprio individuo.

      Io auguro a tutti di compiersi, di cercare e di trovare una strada, di tuffarsi nella vita insieme agli altri, alla luce del sole, leggendo nella bellezza delle opere della natura e in quelle degli esseri umani.

      Mi scuso verso coloro i quali sono in difetto e ringrazio coloro verso i quali sono in debito, cosciente che continuerò a sbagliare, che continuerò a prendere e a dare, consapevole di essere un singolo in una molteplicità, cosciente della mia stessa molteplicità che è la forma atomica della Singolarità, di quell’Uno che ogni persona può chiamare con il nome che vuole.

      Marco Di Memmo

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