monthlymusic.it

Courtney Barnett – Tell me how you really feel

Data di uscita: 18/05/2018

6872422

      La stanza odorava ancora di letto sfatto la mattina in cui lo trovarono tutto impaurito che tentava goffamente di nascondersi dietro ad una sedia. All’epoca era poco più di un cucciolo. La pelle grigia raggrinzita. Le orecchie grandi. Faceva quasi tenerezza, con quella proboscide incastrata tra la bocca e gli occhi spalancati. La sorpresa di quella visione inaspettata venne immediatamente soppiantata dalla risata di lui. Apparentemente divertito, gli si avvicinò per dargli due buffetti sulla testa. Lei lo guardò interdetta, in parte sorpresa, comprensibilmente basita per quella sua reazione. I suoi occhi non riuscirono a trattenere tutte le domande che le stavano balenando nella testa. Quando lui si voltò, ed i loro sguardi si incrociarono, con la destrezza che nel corso degli anni aveva affinato, schivò tutti gli interrogativi e si limitò a dire. Dalla porta non può essere entrato, l’ho chiusa a chiave ieri sera. Con un cenno del mento indicò la finestra. Te l’ho detto mille volte che è meglio tenere la finestra chiusa. Quindi, senza aggiungere altro, la baciò di sfuggita com’era sua abitudine fare tutte le mattine mentre usciva per andare al lavoro. Lei, rimasta sola con quella curiosa presenza da gestire, non disse niente. Prima di chiudere la finestra verificò che, come già sapeva senza aver bisogno di conferme, il loro appartamento fosse ancora al quinto piano.

      L’approccio che lui aveva suggerito dopo che furono trascorsi i primi giorni era semplice e, non sapeva nemmeno lei come fosse riuscito a convincerla che potesse funzionare, che fosse una strategia ragionevole. Non fare niente. Era sicuro che, così come era comparso, una mattina si sarebbero svegliati e non l’avrebbero più trovato lì. Invece il tempo passò senza regalar loro questa sorpresa. I giorni, le settimane e poi i mesi scivolarono via trascinati dalla quotidianità, ed Elle, questo era il nome che lei gli aveva dato, si trovava ancora lì. Quella sera, quando lui tornò dal lavoro, si abbandonò sul divano ed accese la televisione. Elle, forse incuriosita, più probabilmente in cerca di attenzioni, gli si avvicinò e cominciò a stuzzicarlo con la proboscide. Lui senza concedergli la minima attenzione, cercò di scacciarlo dandogli delle pacchette infastidite sulle orecchie ampie. Elle, imperterrito, sembrava volere che la propria presenza fosse riconosciuta e gli si parò davanti. Gli occhi grandi determinati a far breccia tra i pensieri di lui ma, quando finalmente ci riuscì, lui, invece di affrontarne lo sguardo, si voltò verso di lei. Sta cominciando ad infastidirmi. Uno non può neanche rilassarsi. Ho appena passato una giornata infernale al lavoro e vorrei solo svuotare la testa. Lo potresti mettere in camera, per favore? Lei, senza nascondere uno sbuffo di impazienza si alzò. Elle! Vieni. Disse. Lui scoppiò in una risata insofferente. Ci hai pensato a lungo a che nome dargli? Cristo! Sembra che tu ti ci stia affezionando invece di pensare a come liberarcene. Lei ce la mise tutta per esasperare quel suo non rispondergli, sperava che quel silenzio diventasse così pesante da soffocarlo. Lui non lo notò minimamente. Comunque sta diventando grande. Disse. E poi aggiunse, con lo stesso tono da investigatore miope e senza occhiali con cui una volta al mese le chiedeva se si fosse tagliata i capelli. Ma gli stai dando da mangiare?

      La stanza odorava di letto sfatto da tre settimane. Praticamente da quando lei se ne era andata. Quando non lavorava, lui passava il tempo a ciondolare tra impeti di collera e ore spese a commiserarsi. Non riusciva a spiegarsi il perché lei se ne fosse andata così. Certo, la loro relazione si era un po’ raffreddata nell’ultimo periodo, ma andarsene così all’improvviso? Cazzo! Non me lo merito. Dopo tutti questi anni uno pensa di conoscerla una persona, pensa che si possa parlare da adulti se c’è qualcosa che non va. E invece solo accuse e nessuna spiegazione. Cosa avrei dovuto fare? Leggerle nel pensiero cosa c’era che non andava? «Non ti accorgi di nulla. Conto qualcosa per te?» Mi ha detto! Come se non le avessi mai dato alcuna attenzione. Le facevo pure i complimenti tutte le volte che andava a farsi i capelli. Non me lo merito. Elle lo osservava sproloquiare senza emettere un barrito. Era cresciuto parecchio, arrivava quasi al soffitto ora. Aveva imparato a starsene in un angolo senza imporre la propria ingombrante presenza al suo ospite. Sembrava riuscirci magnificamente. Non era però pienamente convinto che il suo essere invisibile fosse tutto merito suo. L’essere che piagnucolava incessantemente ci stava mettendo del suo evitando scrupolosamente di rivolgergli alcuno sguardo.

      Pietro Liuzzo Scorpo

Comments are closed.