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Rival Consoles – Persona

Data di Uscita: 13/04/2018

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      Bianco

      Alma: Non riesco più a dormire. Non ricordo neanche più come si fa. Eppure non mi sento stanca, nonostante tutto, nonostante quest’aria che sa di caldo e di salsedine che ti fa incollare addosso ogni cosa, nonostante le mie cure incessanti nei confronti della imperscrutabile Elizabeth.

      Lei non parla, almeno non a parole. Tuttavia, almeno per me, è un libro aperto. Per questo, probabilmente, non sto mai zitta in sua presenza, racconto tutto ciò che mi passa per la testa, anche cose che non ho mai detto ad anima viva. È bellissima, ma non è solo questo. Forse è il modo in cui mi guarda, il modo in cui asseconda certi miei gesti: mi fa trasalire!

      Nero

      Elizabeth: Sono distesa su questo divano reclinato da non so quanto ormai, il tempo si è dilatato fino a diventare un filo sottilissimo di cotone, uno dei fili che si usano per tracciare le linee frammentarie che servono a ricordare esattamente dove bisognerà cucire, e sono lì che aspetto che si spezzi, perciò rimango in silenzio su questo divano reclinabile e reclinato dalla donna che mi assiste. Credo di provare grande disprezzo ed estraneità per lei, mi innervosisce tutta la sua figura che trovo priva di qualsiasi eleganza e talento per lo stare al mondo, questo è il motivo per cui la guardo senza prendermi la briga di parlare, semplicemente non sarei in grado di rispettare la stupidità che troverei nelle sue risposte.
      Solitamente passo le giornate a guardar fuori dalla finestra, nel tentativo spesso vano di guardare il mare. L’infermiera crede che il sole e la luce possano dar fastidio ai miei occhi delicati (supposizione sua e assolutamente infondata), e per questo tutte le mattine tira le tende e abbassa gli scuri, così che rimango ferma immobile, sicura del fatto che anche solo formulare una richiesta vorrebbe dire aprirsi a una confidenza indesiderabile, e fisso il mio riflesso sui vetri da cui non filtra nemmeno un raggio di sole ribelle, nemmeno uno piccolo raggio fatto di pulviscolo e memoria del giorno.

      Rosso

      Alma: Ho paura di aver combinato un bel pasticcio! Non ho sveglie, non mi servono. Eppure oggi mi sono svegliata alle dieci e mezzo del mattino! Non è mai successo nulla di simile, nemmeno da bambina ho mai dormito così tanto; mia mamma diceva sempre che il mattino ha l’oro in bocca e che per capire veramente il mondo va respirato quando ancora l’aria sa di fresco e di nuovo. Come diavolo avrò fatto, che incapace che sono! Mi chiedo come starà Elizabeth, chiudo sempre gli scuri al primo raggio di sole del mattino, per creare un ambiente rilassante, per evitarle ogni contatto indesiderato con l’esterno. Mi precipito da lei, senza nemmeno accorgermi di non avere nulla addosso se non un paio di mutandoni rossi di cui mi vergogno moltissimo.

      Blu

      Elizabeth: quella sciocca della donna che mi assiste dorme ancora. Credo sia per le gocce di calmante che ho fatto scivolare nella sua tisana rilassante. La guardo dormire, torreggio su di lei come un albero altissimo spazzato dal vento salino delle coste, ha quell’espressione stolida della gente straniera quando non capisce di cosa si parli, anche se effettivamente dorme, quindi non posso vederle gli occhi aperti. Mi prendo il mio tempo prima di andare alla finestra, assaporando la gioia di quella prossima libertà, con la consapevolezza che a breve le gambe diventeranno troppo deboli. Per questo mi fermo a metà della stanza, al centro del tappeto blu mare con dei ricami che mi ricordano delle fauci, e me ne rimango ferma immobile, con gli alluci che quasi sfiorano la luce a forma di trattini discontinui che penetra dalle serrande chiuse.

      ***

      Rimasero immobili, lì in piedi, a guardarsi negli occhi, l’una era il riflesso distorto dell’altra. Entrambe compresero ogni verità reciproca, come se la carne fosse una, il disgusto fosse uno. Come in un dipinto, semplicemente stavano, mentre il mare faceva da sfondo alle loro esili figure. Per motivi diversi, tutt’e due versarono una lacrima: lenta e salata scorse sulla pelle appiccicosa, fermandosi sugli zigomi puntuti.

      Maurizio Narciso, Giorgia Melillo

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