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Ratafiamm – Tourist you are the Terrorist

Data di Uscita: 27/04/2018

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      C’è questa sensazione, il poter avere tutto ciò che desideri senza doverti alzare dal letto. Ognuno di noi ha diritto a beneficiarne due volte nella vita, ma in momenti in cui, per mancanza o eccesso di consapevolezza, godere di qualcosa è quasi uno spreco: in prossimità della propria nascita e della propria morte.
      Nel tempo che c’è in mezzo, ci sono solo due modi per rievocarla: essere tremendamente ricchi o tremendamente malati. A meno che non si sia soli, ovviamente.
      Ma Elia solo non lo era mai stato.
      Non era neanche stupido, per quanto i più lo considerassero tale. Aveva capito quasi subito che non sarebbe mai diventato un attore e, come tutte le cose in cui non riusciva al massimo, aveva lasciato perdere. La recitazione, però, gli aveva permesso di scoprire un talento naturale per il quale nessun critico avrebbe mai potuto recensirlo negativamente: la parte dell’infermo gli riusciva benissimo. Tutt’altro che benestante, Elia aveva trovato il modo di vivere quella sensazione ogni giorno. Chiamatelo stupido.
      Dal principio, erano sempre stati loro due e prendersi cura di lei era passato con naturalezza dall’essere un dovere morale a una semplice scusa. La signora T., in effetti, aveva sempre goduto di una salute di ferro, due lavori e mai un giorno di malattia fino alla pensione. Lui, dal suo canto, vuoi l’indole cagionevole, vuoi la mancanza di un lavoro fisso e di una donna anche minimamente paragonabile al suo impeccabile modello di riferimento, non aveva mai sentito la necessità di lasciare la casa d’origine. E ora che doveva farlo, pur non essendo affatto stupido, come ribadiva ogni giorno allo specchio, non sapeva da dove iniziare.
      Avrebbe voluto chiedere a sua madre, alla sua santa madre, come le era venuto in mente di vendere senza dirgli niente. Come avrebbe dovuto organizzare un trasloco in pochi giorni. Chi chiamare, come cessare le utenze, dove andare, con che soldi. Come si prepara il ragù, perché questo improvviso spirito di beneficenza. Non era abituato a cercare risposte.
      A ora di cena, si rese conto che, per la prima volta in cinquantadue anni, il quotidiano miracolo della tavola imbandita non sarebbe avvenuto. Esplorò la cucina, alla ricerca di pentole e ingredienti di cui non conosceva l’indirizzo. In un impeto di indipendenza, dopo, sciacquò perfino i residui di tonno dal piatto, ma senza detersivo, che nessuno gli aveva detto di ricomprare.
      La prima sera senza sua madre la trascorse dicendo addio ai loro piccoli riti. A tv spenta, nella parte di divano che ormai da tempo si era arresa alla sua forma, provò a fare una lista di motivi per andare avanti. Inaspettatamente, ne trovò diversi. Aveva sempre pensato che le loro vite si sarebbero chiuse insieme, che non avrebbe avuto più senso stare al mondo, privato della persona che gli aveva concesso questo regalo.
      Erano state le sue ultime parole a fargli cambiare idea.
      Nessun consiglio su come andare avanti, né raccomandazioni sulle medicine da prendere. La ricetta segreta dei biscotti allo zenzero contro il raffreddore, persa per sempre.
      In fondo, non aveva avuto molto tempo la Signora T. in quel letto di ospedale, lucida fino all’ultimo, per decidere come congedarsi dal suo unico figlio, sapendo di lasciarlo solo in un mondo al quale aveva rinunciato quasi subito a prepararlo. C’era un sottotesto che ora, tra emicrania e congiuntivite, faceva fatica a decifrare.
      Le parole continuavano a rimbombargli nell’orecchio, nonostante lei le avesse sussurrate con l’ultimo filo di voce, con il collo appena sollevato dal cuscino per essere sicura che lui non perdesse neanche una sillaba:
      “Elia, sei terribilmente grasso”.

      Aurora Martina Meneo

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