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Mu-Ziq – Challenge Me Foolish

Data di Uscita: 13/04/2018

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      Non ho fatto il letto, la valigia, il caffè, le scale fino al sesto piano perché il sesto piano è troppo lontano, l’ultimo esercizio segnato sulla scheda della palestra perché mi sembrava faticoso, le pulizie sotto i mobili, le polvere sopra ai mobili, l’iscrizione alla scuola calcio, il bagno con i sali, i calli con la pietra pomice, la spremuta di arancia con lo spremiagrumi sennò poi dovevo lavarlo, la tisana allo zenzero e quella drenante, la lavatrice dei bianchi.

      Non ho rimesso in ordine la mensola delle spezie, il cassetto delle posate, la cartella dei download piena dal 2003 dove ci sono anche le foto della gita in Croazia che mi aveva mandato _diavolina7 su MSN, nemmeno i documenti che devo dare al commercialista per il 730. Non ho scritto sul calendario gli impegni che ho il prossimo mese e non mi sono comprato un’agenda coi giorni, non ho mai messo in carica la batteria portatile del cellulare a parte la prima volta, dopo che l’avevo appena comprata, non ho finito le melanzane sott’olio che mi hanno regalato degli amici di mio padre che vivono a Tropea, e ho il sospetto che siano scadute, ma non ho voglia di buttarle perché non so come gestire la situazione, se posso buttare tutto il barattolo con le zucchine e l’olio ancora dentro, mi immagino da quando ero bambino che buttare la spazzatura in modo scriteriato, per quanto non abbia conseguenze nell’immediato, poi mi si ritorcerà contro nella vita dopo la morte, non so.

      Non ho pulito il piano cottura dopo aver cucinato ieri sera, nemmeno i balconi dopo la tempesta di terra, nemmeno le zampe del mio cane Libertino dopo che è andato a giocare nel fango, nemmeno i pantaloni che avevo la sera in cui avevo camminato per tutta Roma, e a un certo punto si era messo a piovere senza preavviso, una di quelle piogge di Roma terribili e scroscianti, e io ero scivolato su un sanpietrino finendo a piedi all’aria, e infatti la macchia aveva la forma delle mie chiappe ossute.

      Non ho chiamato mia madre per farle gli auguri per l’onomastico, lei è napoletana e a queste cose ci tiene, prima le regalavo sempre una crostata alle visciole, certe volte ci facevo mettere la ricotta, ad anni alterni, poi ho iniziato a non farlo per un anno, e poi per due, e poi erano diventati sette.

      Non ho detto ad Angela che veniva in classe con me, alle medie, che anche se le dicevo che aveva la pelle di una sfumatura molto simile al punto di verde dei carciofi in realtà ero un po’ innamorato di lei, di quel buchino che aveva tra gli incisivi e il canino, del modo in cui si metteva lo zaino su una spalla sola ed aspettava vicino ad un ficus appena nato, l’unica nel cortile della scuola, alle sette e mezza di mattina, perché veniva da un paesino che chissà come si chiamava, e il pullman lo prendeva alle sei e mezza. Non ho mai raccontato ai genitori che prima che morisse mi aveva telefonato per dirmi di aver sognato un nostro professore vecchio e isterico, nudo come un verme che faceva un balletto sexy per lei. Non ho mai detto loro che aveva riso fino a perdere il fiato al telefono e quella risata lì era arrivata alle mie orecchie come se fosse fatta di tante sillabe squillanti, dolci che sembravano una canzone, non me la sentivo di chiamarli e dire ehi, vostra figlia prima di morire, parlava di un pisello grinzoso, coi peli bianchi e le palle appese, lei che forse manco lo aveva mai visto un pisello nella sua vita, anche se faceva finta di essere maliziosa, come quando scelse il nome su msn, _diavolina7, che era il suo numero portafortuna, pure, diceva.

      per P.

Giorgia Melillo

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