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FACS – Negative houses

Data di Uscita: 30/03/2018

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      Svegliarsi e non poter vedere nulla che non fosse la nebbia fuori dalla finestra era ormai un dato di fatto. Avevamo imparato a non lamentarci della mancanza del sole, la cui luce diffondeva in tutte le direzioni, completamente smarrita. La cosa che più ci pesava era il non riconoscere i volti dei passanti che incrociavamo sul nostro cammino. Eravamo alienati al punto da non avere più conoscenti. A volte, all’inizio, avevamo qualche amante, magari dei parenti, sicuramente dei colleghi, ma nessun conoscente. Poi, cominciammo ad uscire sempre di meno: i posti di ritrovo erano pochi, affollati e le nostre aspettative sempre troppo alte. Perdemmo interesse pure per le interazioni virtuali: troppo livide, frustrate, nauseanti. Fu così che molti di noi si ritrovarono prigionieri dei propri appartamenti, delle finestre chiuse, delle consegne a domicilio, delle giornate che si ripetono logorandoci da dentro e lasciandoci il nulla.

      Essere liberi prigionieri ci ha insegnato molto. A differenza di voi che ancora ambivate a quello stile di vita dall’aria pulita che ben pochi si potevano permettere, noi avevamo fatto della rassegnazione la nostra forza. Delle quattro mura, che lasciavamo solo per andare a lavorare, avevamo fatto il nostro universo. Eravamo diventati asceti della noia che ogni giorno si immolavano all’altare dell’inerzia. Aspiravamo alla sopravvivenza, insensibili ad una qualsivoglia ambizione. Noi non eravamo ribelli, non volevamo cambiare il mondo in alcun modo. Noi lo abbracciavamo pienamente quel mondo così come ci si abbandona ad un vizio autodistruttivo. L’inedia era la nostra, intima, identità.

      Fantasmi dalle fattezze tangibili. Anime vuote che vagavano nel nulla grigio di quell’aria impenetrabile. Eravamo lo specchio che continuavate ad evitare con lo sguardo ma che inevitabilmente vi si parava davanti, sull’autobus o in fila alla mensa o quando ci portavate a casa l’ennesimo pasto scelto su un’app. Ci odiavate perché la nostra apatia rifletteva la vostra, e questo vi terrorizzava perché temevate di non poterle sopravvivere. Non riuscivate ad incasellarci sulla vostra scala di valori ormai stantia ma, allo stesso tempo, non ne eravamo al di fuori. Facevamo il nostro e non disturbavamo. Che fastidio siamo stati per voi. E ancora non riuscite a spiegarvi il perché.

      La figura del giustiziere vi ha sempre affascinato. È quel personaggio che con le sue azioni soddisfa quei desideri che non riuscite a pronunciare perché sapete essere contrari alla morale che vi imponete con violenza pur di mantenere quell’apparenza di civiltà di cui avete estremo bisogno. Quindi godevate in silenzio quando cominciarono ad invadere i nostri spazi privati nella notte, per farci uscire il sangue e magari lasciarci esanimi a terra. Ma noi, fedeli a chi ci eravamo ritrovati ad essere, non reagimmo. Non dicemmo nemmeno una parola. Non ci lamentammo. E questo vi fece infuriare ancora di più. E legittimò il vostro godere. E consolidò la vostra illusione di essere nel giusto.

      Ma non potrete liberarvi di noi. Perché, che lo vogliate o no, siamo realtà simbiontiche. Avete bisogno di noi, che esistiamo perché siamo la necessaria ed estrema conseguenza del vostro vivere. Odiateci perché così deve essere. Fino a che la nebbia non inghiottirà pure voi.

Pietro Liuzzo Scorpo

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