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Haley Heynderickx – I Need to Start a Garden

Data di Uscita: 2/03/2018

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      Che ne diresti dell’umile tentativo di capire che cosa non funziona di te? Potresti provare a comprendere le radici della tua rabbia, della tua probabile invidia, del tuo odio verso la felicità altrui, che tu nella maggior parte dei casi stigmatizzi come banale o disgustosa.

      Non ti piacerebbe, anche soltanto per qualche giorno, liberarti di tutte le tue asfissianti categorie e vivere questa vita come farebbe un animale o addirittura un essere umano autentico e magari anche un minimo profondo, che non teme il pensiero della morte ma apprezza il senso che la sua angoscia dà alla nostra vita, nutrendosi di interessi, di bellezza, distruggendo la frustrazione con la poesia, con la cura verso le cose e le persone, con la gentilezza.

      Non ti viene un accenno di sorriso pensando di poterti liberare da tutta questa bile, immaginando di poter vedere al di là delle cose, percependo la vita infinita in quella finita, purificando i portali della percezione, aprendo il terzo occhio, quello interiore, che ti fa abbozzare un sorrisetto cinico ridicolizzandolo come una roba da scoppiati.

      Proveresti un minimo di piacere dal liberarti da tutti i valori, da questo feticcio di libertà per arrivare ad avere qualcosa di più importante di te a cui dedicarti? Saresti pronto o pronta a rinunciare al tuo ego per perdere tutta la sofferenza e tutta la gioia, entrando in un nuovo stato in cui, annullandoti apparentemente, entri in qualcosa di più grande, pensando al tuo ente come realizzazione infinitesimale dell’essere? Ti pesa così tanto considerarti come forma microscopica di qualcosa di immane?

      Tutto questo ti sembra troppo pesante? A pensarci bene è la vita quotidiana, quella dove si è troppo stanchi e frustrati per affrontare qualsiasi problema, a essere davvero pesante. Per questo motivo ho dato fondo a quel poco di operosità che si trova nel fondo della mia mente per crearmi un luogo di fuga, un terzo luogo, un’altra via: avendo bisogno di iniziare a fare un giardino, l’ho realizzato, curando un orto dove raccogliere bellezza e verdura.

      Sono arrivato in fondo all’idea di non contare nulla e di non dovermi permettere di nuocere ad alcuno, sono arrivato a realizzare quella che in apparenza è la quiete assoluta ma che in realtà è una guerra contro l’ego, contro la nocività. Non si tratta di combattere il sistema, il problema reale è l’essere umano che rende ogni sistema invivibile a causa della sua avidità e della sua profondissima accidia. Non si tratta di darsi alla povertà o di sembrare migliore. Io voglio dare questo io in pasto ai cani, agli squali, alle anatre selvatiche, alle formiche. Non si tratta di santità, non si tratta di virtù, non si tratta di niente se non di bellezza e gentilezza. Dopo aver zappato, dopo aver strappato le erbacce, berrò in pace un margarita su un’amaca, darò una festa tra i meli e gli ulivi, suonerò la fisarmonica su una roccia, prenderò un treno, un aereo, forse tornerò, forse no, ma la mia anima sarà sempre in questo giardino, ridotta alle dimensioni di un’ape, danzante, autentica, legata al mio passato ma assoluta nel presente e subatomica nel futuro.

      Il mondo è terribilmente complesso e al contempo è assurdamente semplice. In questo giardino entrambi i problemi si riducono a somma zero e domani mattina, fra un mese, fra un anno, quello che conterà sarà aiutare la vita ad andare avanti, sarà svegliarsi per un motivo, per qualcosa, per qualcuno, per annaffiare i pomodori, per potare un ciliegio, per zappare un solco e metterci dentro delle piantine o dei semi.

 

Marco Di Memmo

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