monthlymusic.it

Anna von Hausswolff – Dead Magic

Data di Uscita: 2/03/2018

6778132

        Non mi ricordo più se era dentro ad un sogno.

        La sua espressione era al limite di qualcosa che avrebbe potuto mettermi paura, e invece non riuscivo a smettere di guardarla: se ne stava incastrata in questa faccia enorme da animale pigro, tonda e giallognola, solo appena ravvivata dal trucco rosso delle guance e della bocca, minuscola, appena appena un pesce morto a galla, in un oceano sconfinato che era la sua mascella. Strizzava il naso e la fronte gonfiando le guance e gli occhi non erano altro più che due tagli obliqui, da cui venivano giù lacrime che alla luce direzionale erano di sangue. Aveva un vestito pieno di campanelli, e veli rossi che le si trascinavano dietro schiavi, e un corpo molto piccolo agile e deforme, piedi calzati appena da scarpine da giullare bambino, l’avvolgevano al collo miliardi di capelli neri e lucenti come la resina di notte, sembrava che vi avesse intrappolato gocce di pioggia e mulinelli di luce, tutte le volte che si muoveva come per una danza convulsa, come se avesse messo in musica un prurito notturno, un crampo, la mano formicolante dopo ore sempre immobili, qualche genere specifico di attacco di ansia. Guardavo le sue mani di guanto che erano come corvi, e pensavo a tutte le ore che avevo speso a pensare a quello che non aveva contezza nella mia vita del giorno, senza ricordarmi mai che non importava che a fine giornata non ricordassi più quante erano le mie gambe, cosa facevo per tenere in piedi la mia schiena, perché i miei occhi vedevano il verde, lo capivano, quando poi tutta la vita si trasformava in attesa, che la musica finisse lì sul palco, una musica funerea da Gesù è risorto, una musica che i diavoli se la sarebbero mangiata con il fuoco, che le gambe smettessero di tremare come dopo il sogno di un burrone, che l’aria salisse su verso le costole, immobile piena di grigiore interno, troppo spessa per essere espettorata, come un grumo di catarro e sangue.

        Avrebbe potuto roteare per sempre, generare venti che muovessero la Terra nella direzione opposta, cambiandone il senso, le correnti e i mari, il verso in cui nuotavano i pesci e se ne andavano via le stagioni, sarebbe stato tutto uno scampanellio, come di certe tende di plastica estive, quelle che quando ci sta la tramontana, sbattono al muro, sono ali.

        Giorgia Melillo

Comments are closed.