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Locktender – Friedrich

Data di Uscita: 15/01/2018

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      Il mare era molto agitato quel giorno, grosse onde andavano a sbattere contro le colonne della ex piattaforma petrolifera. L’uomo, districandosi tra i cavi e i pannelli solari, riuscì ad arrivare alla torretta di osservazione. Salire quella scala era un’operazione che richiedeva sempre più impegno da parte sua, erano lontani gli anni in cui riusciva agilmente a salire senza avere il fiatone. Oramai era un’operazione che faceva raramente, si fidava delle boe segnalatrici piazzate a distanza. Una di quest’ultime aveva registrato un movimento anomalo 8 minuti prima. Arrivato in cima si tenne alla balaustra di ferro oramai arrugginata dalla salsedine. Raccolse dal piccolo tavolino il binocolo e se lo portò agli occhi girandosi verso la direzione della boa che aveva dato l’allarme. Ad una prima occhiata non notò nulla di strano, per scrupolo caricò i dati della geolocalizzazione del segnalatore sul canocchiale fisso della torre. Guardandoci dentro si rese conto che una fonte di calore era presente nella traiettoria dalla boa alla piattaforma, zoomò il più possibile e si rese conto che altro non era che un piccola imbarcazione con all’interno quattro persone. Non avevano segni distintivi particolari. L’anziano scese più in fretta che poteva dalle scale ed andò a rintanarsi nel rifugio che usava in questi casi. Era un piccola nicchia al di sotto della superficie della piattaforma da cui era in grado di controllare tutto il suo piccolo regno. C’era anche un piccolo oblò che dava all’esterno, da lì riusciva già a vedere l’increspatura anomala del mare dovuta al movimento della barca. Il canocchiale aveva stimato l’arrivo dell’imbarcazione in 23 minuti quindi aveva tutto il tempo per nascondersi. Attivò le procedure di emergenza, spense tutti i dispositivi elettronici, reindirizzò il traffico dati ai server sulla terra ferma, attivò il disturbatore di segnale e si posizionò davanti all’emittitore EMP, non avrebbe voluto usarlo perché avrebbe significato un danno ingente anche alle sue strutture ma pur di non fare avvicinare nessuno era disposto anche a quello. Nel frattempo la barca si era avvicinata, egli inforcò di nuovo il binocolo e controllò la situazione all’esterno, oramai erano vicini. Aumentò l’ingrandimento del binocolo fino al massimo e contemporaneamente attivò il microfono direzionale putandolo verso l’imbarcazione.

      Vide che i quattro cominciavano a tirare fuori i portatili:
      “—- n segnale Wifi?” chiese uno dei quattro.
      “negativo n———- connessioni wireless”.
      Il microfono riuscì ad isolare le voci in maniera pulita:
      “Attività elettrica all’interno della piattaforma?”
      “Residuale forse dovuta a qualche transponder”
      “Attività umana?”
      “Probabilmente sì, ma visto quello detto finora possiamo concludere che sia qualche reietto che abbia preso questo pilone in mezzo al mare come il suo regno, purtroppo non è quello che stiamo cercando”
      “Non diamoci per vinti continuiamo a cercare, vi do altri 15 minuti” disse quello che evidentemente doveva essere il capo che riuscì ad identificare come una donna sulla quarantina vestita color kaki che si muoveva nervosamente tra i due operativi che cercavano di scoprire i suoi segreti. Per evitare rischi spense anche il microfono e si allontanò dall’oblò, sperando che anche questa volta riuscisse a nascondere sé stesso e il suo progetto da occhi indiscreti.

Giulio Pieroni

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