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Microtrauma – Soñar

Data di Uscita: 12/01/2018

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      I miei sogni sono sempre stati belli – eccetto rarissimi casi – fino a quattro anni fa, poi il naufragio. Ne faccio ancora di belli ma i sogni di adesso sono troppo eterogenei, troppo strani e restano troppo poco nella memoria.
      Bramiamo così tanto di diventare adulti ed essere considerati tali che poi quando sta per arrivare il momento ci sentiamo spaesati, tristi, nostalgici anche di quelle terribili ore che funestavano la nostra adolescenza.
      In tutto questo i sogni sono tra le principali vittime della nostra situazione, della nostra vanità, del nostro bisogno di sentirci importanti, sensati, considerati. È da tempo che non sogno più gli orsi, forse perché ho compreso la fine della poesia, perché mi sono rassegnato alla prosa e non sono più saggio.
      Ho sempre voluto trovarmi altrove, ho sempre vissuto una vita analoga al sogno, in uno stato di perenne distrazione, come quello che per Breton doveva essere la caratteristica dei surrealisti; eppure non vivo più nemmeno un’esistenza surreale o matrice di creazioni surreali.
      Una parte di me è convinta che la mia guarigione, la riappropriazione di senso, avverrà soltanto quando i miei sogni torneranno ad avere l’aura di un tempo, le atmosfere che mi forniscono le intermittenze oniriche e le suggestioni che non mi fanno pensare all’oscena parola «realtà».
      Questa è la condizione di naufrago onirico, ritrovatosi sull’isola della realtà senza volerlo, sempre meno padrone della sua vita, sempre più vincolato alle persone che ha attorno e alla materialità spietata del mondo in cui si è trovato a vivere.
      Cercherò una risposta nella pietra e nel legno, nella terra e nei suoi frutti, chiederò loro cosa fare, se rianimare la folle fede nella parola o se buttarmi solo sui fatti, sulle cose, su ciò che si deteriora. Chiederò consiglio alle grotte, domanderò alle tane delle volpi come tornare a sentirmi vivo.

Marco Di Memmo

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