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Nils Frahm – All Melody

Data di Uscita: 26/01/2018

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      Stanotte è entrato qualcuno nella mia stanza e aveva l’aspetto di un uomo altissimo, le sue mani immense viaggiavano lungo tutta la testa del letto producendo un suono che era come un fruscio legnoso, quello che fanno i corrimano quando li accarezzi venendo giù dalle scale di marmo del palazzo ufficiali, lì ci sta il capoufficio che ha i baffi sempre lucidi di pomata. Si è messo tra me e una donna coi capelli color paglia che non conosco, ha cominciato ad allargare gambe e braccia, per buttarmi fuori

      Non riesco a ricordarmi il nome di quella cosa lì, che vedo tonda e bucata da una parte, ha l’aspetto di un galleggiante nel mare, come quella volta che Paolo stava annegando, gli lanciai una lenza che avevo per le mani, abboccò come un pesce, ma si riempì di graffi, per un po’ dovette smettere di fare i lavoretti a scuola

      Sono caduto sulle piastrelle che ho scelto anni fa, insieme alla donna coi capelli di paglia che adesso se ne sta accanto a me, dice cose con una voce molto sommessa e lamentosa
      Sono uscito che l’aria avrei dovuto sentirla tra i capelli e sotto il naso, ma avevo stranamente freddo, e allora mi sono passato una mano sulla fronte, dove avevo sempre avuto quel ciuffo nero e ho sentito sotto le dita la consistenza chiara di un certo tipo di mobile a fisarmonica, rosso, che su a casa conteneva delle scarpe, le mie e certe da donna, alcune avevano i lacci, altre invece delle fragole costruite con la stoffa e del polistirolo perché la forma fosse più esatta

      Ho preso questo oggetto piccolo con su una donna girata di profilo, un vestito molto elegante, dei numeri, dei simboli, l’ho messa di traverso sul dorso della mia mano, per vedere che effetto faceva avere il bordo sottilissimo tra la pelle, e c’erano macchie brunastre e peli radi, tutti rigirati su se stessi come in un vortice, mi si è formato un piccolo taglio, sul dorso della mano, anche la donna vestita in modo elegante era tutta rossa

      Li ho sentiti dire di come me ne andavo in strada, vestito solo di un pigiama a pallini neri, perché era così che mi avevano trovato, descrivendo quello stupido pigiama, comprato in saldo una volta, che mi ero occupato io della mia biancheria. Qualcuno mi ha preso la mano, ed era una cosa che quasi mai nessuno faceva, perché ero un uomo che aveva imparato a rifare il letto, piegare il pigiama, lavare denti orecchie collo piedi pene in meno di 10 minuti, a rimanere fuori al freddo, con un fucile in braccio, completamente solo e senza voglia di parlare solo con la luce della luna che si specchiava nei miei occhi vicini da miope, mi ha preso per mano con una mano pelosa da uomo, mi ha riportato ad un palazzo altissimo, nemmeno mi si piegava il collo fin lassù, vedevo solo la luna dietro gli alberi bruciati o mangiati da qualche parassita, la luna era alta e aveva braccia immense, cercava di entrare da una finestra, e una donna con i capelli color paglia dall’alto la respingeva, brandendo una statua della Madonna

      Paolo se ne stava abbarbicato a quel galleggiante e mi diceva sono vivo papà, mi sono aggrappato a questa cosa qui, tonda e bucata, come hai detto che si chiama?
      La luna?

      per A.

Giorgia Melillo

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