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Warhaus – Warhaus

Data di Uscita: 3/11/2017

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      Era al terzo giro, quando successe. Fu un attimo. Il barman si girò di scatto, urtando uno spigolo e un panno gli cadde di mano, toccando per un secondo, forse meno, il pavimento. Lo raccolse e se lo infilò nella tasca del grembiule, come se niente fosse. Due minuti dopo, usò quel panno per asciugare il bicchiere, prima di riempirlo di whisky e metterglielo davanti, con un sorriso sincero. Questo bastò.

      Conosceva quel ragazzo da anni, la sua etica professionale non era in discussione. Eppure, aveva usato uno straccio appena raccolto dal parquet sudicio e appiccicaticcio del locale per non annacquare il suo drink. Il sorriso fu il punto. Non aveva la minima idea di quanto fosse disgustoso ciò che aveva appena fatto. Peggio, quel gesto era stata una cortesia che non riservava a chiunque, almeno non con la folla del sabato sera. La cosa lo sconvolse. Iniziò a pensare a quanti cenci luridi potessero essergli finiti nel bicchiere, ai germi ubriachi che aveva inghiottito per una semplice divergenza di opinioni sul concetto di igiene e presto, un po’ per come era fatta la sua mente, un po’ per Mr. Jameson che la pilotava, lo straccio si trasformò in metafora e il bicchiere diventò lui.

      Fece il conto degli atti di fiducia inconsapevoli che compiva ogni giorno. Li moltiplicò per i suoi quarantatré anni e si meravigliò di essere ancora vivo. Era stato educato a difendersi dai disonesti, ma il problema era molto più grande e quell’evento all’apparenza insignificante gli aveva reso tutto chiaro.

      Così, decise. Drasticamente, come sua abitudine. Non si sarebbe mai più fidato di nessuno. Ma sul serio, non come i delusi di fresco che vanno in giro ad affermarlo, continuando in realtà a confidare in chicchessia. Ognuno di noi, perfino il più sospettoso, affida ogni singolo istante della propria esistenza a decine, se non centinaia di altri esseri umani, dando per scontato non solo che siano in buona fede, ma che non abbiano commesso errori e non ne commetteranno.

      Trovò che il suo piano aveva senso anche da sobrio, così lo mise in atto. Iniziò dalle cose semplici, come non mangiare e bere più fuori casa. La sua vita sociale non ne risentì. Poi, smise di fare la spesa al supermercato, prendendo il minimo indispensabile direttamente dai produttori. Anche così, però, doveva fidarsi di troppe persone. In attesa di trovare una soluzione alimentare, si licenziò e limitò le uscite, perché non era così semplice evitare di dare le spalle a chiunque incontrasse o non sbattere le palpebre quando qualcuno gli passava abbastanza vicino da poterlo cogliere di sorpresa. Dopo aver fatto un’accurata lista di attività soggette a errore umano, rinunciò all’automobile e ai mezzi pubblici, si sbarazzò di tutti i dispositivi elettronici e non accese più la luce. Buttò tutti i suoi vestiti. Alla fine, risolse anche il problema del cibo, non mangiando più. Non prendeva già da tempo l’ascensore, quando gli venne in mente che le scale erano frutto dell’opera di qualcuno e, per dirla tutta, anche l’appartamento in cui abitava. Decise di vivere per strada. Una strada asfaltata, chissà da chi.

      Utilizzò il suo ultimo atto di fiducia per percorrerla, pur sapendo che avrebbe potuto essere inghiottito da una voragine da un momento all’altro. Non successe, ma ciò non bastò a fargli cambiare idea. Si lasciò la città alle spalle e camminò fino a che, guardandosi intorno, non vide più traccia dell’uomo.

      A quel punto, rimase lì fermo e nudo, non sapendo cosa fare. Non si fidava più di sé stesso.

Aurora Martina Meneo

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