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James Holden & The Animal Spirits – The Animal Spirits

Data di Uscita: 3/11/2017

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      Alla fermata dell’autobus numero 451 incontro tutte le mattine una ragazza che dovrebbe fare il 1˚C, ha gli occhiali molto spessi e un caschetto di capelli a strisce castane e bionde gialle. Non ho mai capito il motivo di farsi i capelli così, sono brutti da vedere. Lei poi ha una zaino grosso, che le ricade tra il sedere e le ginocchia, perché lo porta lento e largo. Sbircio i suoi messaggi sul telefono, dice che sta passando proprio un brutto periodo, mi chiedo cosa sia, se quei capelli orrendi hanno in qualche modo contribuito a rendere più orrendo il suo periodo orrendo.

      Gianluca di solito sale dopo gli archi, quando io già mi sono seduta e ho ascoltato da sola un po’ di musica. Mi piace molto di più quando posso stare seduta sull’autobus da sola ad ascoltare la musica, ma quando sale Gianluca metto via le cuffie dicendogli quanto è stato noioso aspettare il 451 sulla corsia preferenziale senza di lui. Più o meno da 35 giorni Gianluca, ogni volta che ci incontriamo, mi porta una rosa gialla avvolta in una specie di filo rigido intrecciato giallo perché l’egiziano da cui compra i fiori, quello che sta accanto all’edicola sulla Palmiro Togliatti, ha solo rose gialle, dice che quelle rosse gli ricordano della volta in cui hanno ucciso un suo amico venditore ambulante e tutte le rose che stava portando in giro si sono inzuppate di sangue. Io penso sia una bugia, e che abbia litigato col fornitore di rose rosse, Gianluca pensa sia una storia che dà grande spessore al nostro stare insieme, a me non importa. Gianluca di prima mattina ha l’alito che sa un po’ di stantio, e l’erezione della notte prima ancora visibile dietro la cerniera difettosa del suo unico paio di jeans. Gli devono piacere tantissimo, quei jeans, perché li mette praticamente sempre, a parte quando gioca a calcetto, ché sarebbe pure abbastanza strano e infatti meno male che non lo fa. Gianluca ha grosse aspettative circa il nostro pomiciare nei posti a quattro dell’autobus 451, credo per giustificare il suo durello permanente (mi pare se ne rimanga lì almeno fino alle seconda ora), ma io qualche volta semplicemente non ho voglia che lui mi tocchi le tette col gomito destro, anche perché la mia eccitazione non aumenta quando lo fa. Credo che Gianluca trovi preziosa la possibilità di palparmi tutto attraverso la stoffa, solo che quando ci prova preso da questa strana foga delle sette e mezza della mattina, sbaglia e mi tocca gli omeri, lo sterno, pezzi di stinco che non credo gli importi tanto. La lingua di Gianluca è goffa e calda, e se ne va in posti inesplorati che a volte mi fanno ridere molto, e questo fa indignare tantissimo le signore, oppure mi fanno tremare qualcosa dalle parti del bassoventre, ma mai in modo particolare. Gianluca mugola tanto quando mi bacia, e io sento sempre un po’ di imbarazzo tipo quando qualcuno balla o canta per te, e tu non fai niente lo guardi e pensi ai fatti tuoi.

      Oggi ho visto Gianluca fermo sulla banchina e ho tolto le cuffie ancora prima del solito, lui è venuto verso di me con i capelli un po’ scemi che si ritrova certi giorni che ha dormito sul fianco destro, e mi ha detto oggi non entriamo, ti porto al mare. Abbiamo preso il treno nascosti in uno degli ultimi scomparti, Gianluca mi ha baciato pochissimo, e poi mi ha infilato le mani delle mutande, senza che avessi il tempo di pensare che forse poteva darmi fastidio. Mi ha preso la testa con una mano, e con l’altra mi frugava nelle mutande come se avesse perso qualcosa, ma invece di sembrarmi tutto ridicolo e grottesco, come al solito, e anche un po’ esagerato, ho sentito le dita di Gianluca, tra la mia peluria disordinata e biondastra come i miei capelli lisci, le sue dita arrivare fino ad un posto che io sinceramente conosco e non conosco, esplorarlo come il fondo di un barattolo con la marmellata quasi finito, trovare quello che cercava e forse farlo trovare anche a me, che ho sentito un calore insolito, che ricordo veniva quando appena bambina, guardavo quelli che si baciavano nei film e senza nemmeno pensarci mi strofinavo il telecomando vicino alle parti intime, e un giramento di testa come quando ho provato a fare danza aerobica, una specie di scivolosa sensazione di una cosa più pesante dell’acqua, e più calda di tutto il resto, anche della lingua di Gianluca tra i miei denti, qualcosa che non rispondeva a uno stimolo che era venuto dal mio cervello, dalle rose gialle o dalla forma del naso di Gianluca, qualcosa che sarebbe venuto fuori anche se le dita di Gianluca fossero state di qualcun altro, e io avessi sentito il fiato profumato di chi usa il dentifricio contro il tartaro.

Giorgia Melillo

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