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King Gizzard & The Lizard Wizard – Polygondwanaland

Data di Uscita: 17/11/2017

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      La serata è umida ma non fredda, ad ogni modo il bagnaticcio penetra perfido nel mezzo delle ossa. Crocchi di persone si scambiano i posti interni dei locali, prendono una cosa da bere, escono a fumare, poi si messaggiano e si raggiungono in altri posti piccoli con luci soffuse. Gesti naturali, azioni meccaniche. Salutare gli spacciatori tunisini che ammiccano dalle panchine scambiando anche loro, all’inizio, per amici.
      Focus su: Gruppo di amici. Gruppo misto, età media sulla trentina. Qualcuno arriva ancora con la cravatta dallo studio legale, Il Presidente lo chiamano, deridendolo amabilmente; qualcuno debosciato senza una idea una precisa su una cosa una; un mezzo tossico ma simpatico, non lo sa nessuno che è tossico ma sta scapocciando troppo ultimamente; una ragazza che lavora come assistente di sedia nello studio dentistico all’angolo; un’altra che ogni giorno completa applications per andare a lavorare ad Amsterdam.
      Gente che esce insieme da poco, quando escono insieme, ma del resto in città ci si conosce tutti. La mentalità è provinciale e ti rimane nelle ossa, i rapporti rimangono il più delle volte superficiali, ma se si pensa a quella persona lì ci scappa una risata per qualche notte di bagordi, se ne conserva tutto sommato un bel ricordo. A proposito, che fine ha fatto?
      La serata, umida ma non fredda, finisce quando quei due iniziano a baciarsi nel mezzo della piazza, a terra, sui ciottoloni grossi scomodi e inadatti al momento tanto intenso, o forse proprio così scomodi che le lingue mulinano e s’intrecciano mettendosi più fretta e promettendosi esplorazioni future, prossime venture, di lì a breve.
      Il resto del gruppo se la ride, guardano e ridacchiano, poi dopo un bel po’ di tempo ci si divide. Chi è mezzo ubriaco e un po’ triste decide di dileguarsi verso casa, nel silenzio dei passi sotto i portici umidi, non prima di aver pensato “Mi si nota di più se non vengo o se vengo e me ne sto in disparte?”; un paio di coraggiosi iniziano la marcia verso il CSO Tatanka e le cose strane che succedono in quel postaccio; ci sono poi sempre, in un gruppo, quelle persone che sono meravigliosamente lucide e parlano affabilmente di tutto per tutta la notte senza voglie di spostarsi chissà dove, anche un pò per spiare i due che si baciano, ma fondamentalmente vogliono stare e non hanno problemi con il tempo che scorre lento. Chissà che dirà l’ex di lei. Ma lui non se la faceva con Tizia? Chi l’avrebbe mai detto, ma pensa te, eppure lui è brutto, lei è una gran gnocca. Guarda, è sempre così.
      Le lingue s’interrompono, i due si guardano così intensamente che quasi levitano. Che stiamo facendo? Ti spaccherò la faccia se non mi dai il cuore. Silenzio. E’ il momento in cui uno dei due dovrebbe dire qualcosa (?). Lui fa con la mano destra il gesto di chi raccoglie il silenzio della folla e la bacia di nuovo sulle labbra disegnate con un pennellino fine. Tutto molto teatrale ma non inopportuno, né volgare e pretenzioso in una notte così umida. Meglio tacere.
      Proprio arrivando in centro lui aveva pensato che quei ciottoli tondi incastonati così in rilievo gli stavano rovinando le palme dei piedi a furia di camminare con le scarpe nuove basse, su e giù tutto il giorno. Ora il culo gli fa male, anche a lei, seduti alla meglio giusto perché il terreno esiste, e meno male, altrimenti avrebbero continuato a baciarsi cadendo immobili all’infinito verso il centro della terra.
      I due si alzano, salutano gli amici guardoni con lo spritz in mano seduti -loro- su una panchina, sono già arrivati a casa di lui.
      Ora, mi piacerebbe descrivere qualcosa del resto di questa notte, mi piacerebbe davvero, ma non lo farò perché lo si sa già, alla fine queste cose sono tutte uguali, e non dico che siano brutte. Ci sarebbero tante immagini di passione e complicità, poche parole, la luce giusta. Lui che si alza di buona mattina e mette la caffettiera sul fuoco, il respiro di lei che dall’altra stanza ne accompagna il gorgoglio discreto. Si sveglia, lei, con indosso solo una t-shirt di un gruppo rock psichedelico tutta slabbrata, il trucco sbavato su guance e collo, una carica sessuale che impietrisce lui dall’altra parte della cucina, la tazza in mano. Fanno di nuovo l’amore, sul divano, il caffè che si fredda.
      E poi?

Gabriele Battista

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