monthlymusic.it

Archive for novembre, 2017

Glassjaw – Material Control

Data di Uscita: 1/12/2017

index

      Estratto dal documento 9415 del Governo Islandese sulla propagazione di Nuove Religione Sincretiche tramite la Rete:
      La situazione è oramai al collasso, negli ultimi 15 anni si è registrato un aumento dell’800% di spazi virtuali dedicati a nuovi credi religiosi, ed anche alcune confessioni preesistenti hanno affiancato l’usuale funzione con cerimonie svolte su internet. Sono state riscontrate 27 nuove forme di Idolatria della Rete in quanto tale, si passa dai culti più standard, La setta della rinascista virtuale, a culti totalmente nuovi, le due esemplificazioni più lampanti sono le due sette, a quanto pare nate dallo stesso “Santone”, “ GOD is the web” e “GOD is in the web”. I singoli culti verranno spiegati e studiati in un secondo momento. Lo scopo di questo documento è cercare una connessione tra il messaggio e il medium. Nella maggioranza dei casi i luoghi virtuali sono a pagamento per i fedeli che possono rimanere collegati tutto il tempo che vogliono ad assistere e partecipare alle funzioni. Altra categoria sono i culti che permettono al fedele di entrare gratuitamente; il nostro servizio informatico ha però riscontrato che il 82% di questi utilizzino degli script per usare le capacitita di calcolo delle macchine dei fedeli per i loro scopi, che sono tra i più vari. Questa particolare categoria fa molto poco uso di immagini in alta definizione così da non sprecare troppa capacità di calcolo e normalmente vengono classificate nella macrocategoria delle Religioni Psicovirtuali, in certi casi usano immagini e audio per dare sensazioni estatiche come succede con le droghe psichedeliche. I Culti più strutturati non usano nessuna delle due opzioni precendemente descritte ma usano il metodo dell’utente premium e degli acquisti durante la funzione o comprare servizi, confessioni o indulgenze. Per concludere questa parte introduttiva va sottolineato l’aspetto meramente economico: parliamo di utili non quantificabili in maniera chiara ma che si aggirano intorno alle centinaia di miliardi di dollari; inoltre il 74% dei culti sono marchi registrati di cui il 64% da singoli individui, il 15% da culti preesistenti e con sedi anche fisici. Il restante 21% può essere ricondotto alle grandi company che, per differenziare la loro offerta commerciale, hanno cominciato ad assumere esperti del settore, teologi studioso di marketing, antropologi e così via, così da poter da un lato creare dei culti specificatamente usati per aumentare la fedeltà nei propri dipendenti o per convincere dipendenti di altre aziende a unirsi a loro.

Giulio Pieroni

Warhaus – Warhaus

Data di Uscita: 3/11/2017

6671247

      Era al terzo giro, quando successe. Fu un attimo. Il barman si girò di scatto, urtando uno spigolo e un panno gli cadde di mano, toccando per un secondo, forse meno, il pavimento. Lo raccolse e se lo infilò nella tasca del grembiule, come se niente fosse. Due minuti dopo, usò quel panno per asciugare il bicchiere, prima di riempirlo di whisky e metterglielo davanti, con un sorriso sincero. Questo bastò.

      Conosceva quel ragazzo da anni, la sua etica professionale non era in discussione. Eppure, aveva usato uno straccio appena raccolto dal parquet sudicio e appiccicaticcio del locale per non annacquare il suo drink. Il sorriso fu il punto. Non aveva la minima idea di quanto fosse disgustoso ciò che aveva appena fatto. Peggio, quel gesto era stata una cortesia che non riservava a chiunque, almeno non con la folla del sabato sera. La cosa lo sconvolse. Iniziò a pensare a quanti cenci luridi potessero essergli finiti nel bicchiere, ai germi ubriachi che aveva inghiottito per una semplice divergenza di opinioni sul concetto di igiene e presto, un po’ per come era fatta la sua mente, un po’ per Mr. Jameson che la pilotava, lo straccio si trasformò in metafora e il bicchiere diventò lui.

      Fece il conto degli atti di fiducia inconsapevoli che compiva ogni giorno. Li moltiplicò per i suoi quarantatré anni e si meravigliò di essere ancora vivo. Era stato educato a difendersi dai disonesti, ma il problema era molto più grande e quell’evento all’apparenza insignificante gli aveva reso tutto chiaro.

      Così, decise. Drasticamente, come sua abitudine. Non si sarebbe mai più fidato di nessuno. Ma sul serio, non come i delusi di fresco che vanno in giro ad affermarlo, continuando in realtà a confidare in chicchessia. Ognuno di noi, perfino il più sospettoso, affida ogni singolo istante della propria esistenza a decine, se non centinaia di altri esseri umani, dando per scontato non solo che siano in buona fede, ma che non abbiano commesso errori e non ne commetteranno.

      Trovò che il suo piano aveva senso anche da sobrio, così lo mise in atto. Iniziò dalle cose semplici, come non mangiare e bere più fuori casa. La sua vita sociale non ne risentì. Poi, smise di fare la spesa al supermercato, prendendo il minimo indispensabile direttamente dai produttori. Anche così, però, doveva fidarsi di troppe persone. In attesa di trovare una soluzione alimentare, si licenziò e limitò le uscite, perché non era così semplice evitare di dare le spalle a chiunque incontrasse o non sbattere le palpebre quando qualcuno gli passava abbastanza vicino da poterlo cogliere di sorpresa. Dopo aver fatto un’accurata lista di attività soggette a errore umano, rinunciò all’automobile e ai mezzi pubblici, si sbarazzò di tutti i dispositivi elettronici e non accese più la luce. Buttò tutti i suoi vestiti. Alla fine, risolse anche il problema del cibo, non mangiando più. Non prendeva già da tempo l’ascensore, quando gli venne in mente che le scale erano frutto dell’opera di qualcuno e, per dirla tutta, anche l’appartamento in cui abitava. Decise di vivere per strada. Una strada asfaltata, chissà da chi.

      Utilizzò il suo ultimo atto di fiducia per percorrerla, pur sapendo che avrebbe potuto essere inghiottito da una voragine da un momento all’altro. Non successe, ma ciò non bastò a fargli cambiare idea. Si lasciò la città alle spalle e camminò fino a che, guardandosi intorno, non vide più traccia dell’uomo.

      A quel punto, rimase lì fermo e nudo, non sapendo cosa fare. Non si fidava più di sé stesso.

Aurora Martina Meneo

James Holden & The Animal Spirits – The Animal Spirits

Data di Uscita: 3/11/2017

6635973

      Alla fermata dell’autobus numero 451 incontro tutte le mattine una ragazza che dovrebbe fare il 1˚C, ha gli occhiali molto spessi e un caschetto di capelli a strisce castane e bionde gialle. Non ho mai capito il motivo di farsi i capelli così, sono brutti da vedere. Lei poi ha una zaino grosso, che le ricade tra il sedere e le ginocchia, perché lo porta lento e largo. Sbircio i suoi messaggi sul telefono, dice che sta passando proprio un brutto periodo, mi chiedo cosa sia, se quei capelli orrendi hanno in qualche modo contribuito a rendere più orrendo il suo periodo orrendo.

      Gianluca di solito sale dopo gli archi, quando io già mi sono seduta e ho ascoltato da sola un po’ di musica. Mi piace molto di più quando posso stare seduta sull’autobus da sola ad ascoltare la musica, ma quando sale Gianluca metto via le cuffie dicendogli quanto è stato noioso aspettare il 451 sulla corsia preferenziale senza di lui. Più o meno da 35 giorni Gianluca, ogni volta che ci incontriamo, mi porta una rosa gialla avvolta in una specie di filo rigido intrecciato giallo perché l’egiziano da cui compra i fiori, quello che sta accanto all’edicola sulla Palmiro Togliatti, ha solo rose gialle, dice che quelle rosse gli ricordano della volta in cui hanno ucciso un suo amico venditore ambulante e tutte le rose che stava portando in giro si sono inzuppate di sangue. Io penso sia una bugia, e che abbia litigato col fornitore di rose rosse, Gianluca pensa sia una storia che dà grande spessore al nostro stare insieme, a me non importa. Gianluca di prima mattina ha l’alito che sa un po’ di stantio, e l’erezione della notte prima ancora visibile dietro la cerniera difettosa del suo unico paio di jeans. Gli devono piacere tantissimo, quei jeans, perché li mette praticamente sempre, a parte quando gioca a calcetto, ché sarebbe pure abbastanza strano e infatti meno male che non lo fa. Gianluca ha grosse aspettative circa il nostro pomiciare nei posti a quattro dell’autobus 451, credo per giustificare il suo durello permanente (mi pare se ne rimanga lì almeno fino alle seconda ora), ma io qualche volta semplicemente non ho voglia che lui mi tocchi le tette col gomito destro, anche perché la mia eccitazione non aumenta quando lo fa. Credo che Gianluca trovi preziosa la possibilità di palparmi tutto attraverso la stoffa, solo che quando ci prova preso da questa strana foga delle sette e mezza della mattina, sbaglia e mi tocca gli omeri, lo sterno, pezzi di stinco che non credo gli importi tanto. La lingua di Gianluca è goffa e calda, e se ne va in posti inesplorati che a volte mi fanno ridere molto, e questo fa indignare tantissimo le signore, oppure mi fanno tremare qualcosa dalle parti del bassoventre, ma mai in modo particolare. Gianluca mugola tanto quando mi bacia, e io sento sempre un po’ di imbarazzo tipo quando qualcuno balla o canta per te, e tu non fai niente lo guardi e pensi ai fatti tuoi.

      Oggi ho visto Gianluca fermo sulla banchina e ho tolto le cuffie ancora prima del solito, lui è venuto verso di me con i capelli un po’ scemi che si ritrova certi giorni che ha dormito sul fianco destro, e mi ha detto oggi non entriamo, ti porto al mare. Abbiamo preso il treno nascosti in uno degli ultimi scomparti, Gianluca mi ha baciato pochissimo, e poi mi ha infilato le mani delle mutande, senza che avessi il tempo di pensare che forse poteva darmi fastidio. Mi ha preso la testa con una mano, e con l’altra mi frugava nelle mutande come se avesse perso qualcosa, ma invece di sembrarmi tutto ridicolo e grottesco, come al solito, e anche un po’ esagerato, ho sentito le dita di Gianluca, tra la mia peluria disordinata e biondastra come i miei capelli lisci, le sue dita arrivare fino ad un posto che io sinceramente conosco e non conosco, esplorarlo come il fondo di un barattolo con la marmellata quasi finito, trovare quello che cercava e forse farlo trovare anche a me, che ho sentito un calore insolito, che ricordo veniva quando appena bambina, guardavo quelli che si baciavano nei film e senza nemmeno pensarci mi strofinavo il telecomando vicino alle parti intime, e un giramento di testa come quando ho provato a fare danza aerobica, una specie di scivolosa sensazione di una cosa più pesante dell’acqua, e più calda di tutto il resto, anche della lingua di Gianluca tra i miei denti, qualcosa che non rispondeva a uno stimolo che era venuto dal mio cervello, dalle rose gialle o dalla forma del naso di Gianluca, qualcosa che sarebbe venuto fuori anche se le dita di Gianluca fossero state di qualcun altro, e io avessi sentito il fiato profumato di chi usa il dentifricio contro il tartaro.

Giorgia Melillo

Nick Cave & The Bad Seeds live @ Kioene Arena (Padova 4-11-2017)

photo5812135700307487767

      Ah wanna tell ya ‘bout a cop

    (altro…)

    King Gizzard & The Lizard Wizard – Polygondwanaland

    Data di Uscita: 17/11/2017

    1c02466a64bee3635687c3f1ceb341a8_original

        La serata è umida ma non fredda, ad ogni modo il bagnaticcio penetra perfido nel mezzo delle ossa. Crocchi di persone si scambiano i posti interni dei locali, prendono una cosa da bere, escono a fumare, poi si messaggiano e si raggiungono in altri posti piccoli con luci soffuse. Gesti naturali, azioni meccaniche. Salutare gli spacciatori tunisini che ammiccano dalle panchine scambiando anche loro, all’inizio, per amici.
        Focus su: Gruppo di amici. Gruppo misto, età media sulla trentina. Qualcuno arriva ancora con la cravatta dallo studio legale, Il Presidente lo chiamano, deridendolo amabilmente; qualcuno debosciato senza una idea una precisa su una cosa una; un mezzo tossico ma simpatico, non lo sa nessuno che è tossico ma sta scapocciando troppo ultimamente; una ragazza che lavora come assistente di sedia nello studio dentistico all’angolo; un’altra che ogni giorno completa applications per andare a lavorare ad Amsterdam.
        Gente che esce insieme da poco, quando escono insieme, ma del resto in città ci si conosce tutti. La mentalità è provinciale e ti rimane nelle ossa, i rapporti rimangono il più delle volte superficiali, ma se si pensa a quella persona lì ci scappa una risata per qualche notte di bagordi, se ne conserva tutto sommato un bel ricordo. A proposito, che fine ha fatto?
        La serata, umida ma non fredda, finisce quando quei due iniziano a baciarsi nel mezzo della piazza, a terra, sui ciottoloni grossi scomodi e inadatti al momento tanto intenso, o forse proprio così scomodi che le lingue mulinano e s’intrecciano mettendosi più fretta e promettendosi esplorazioni future, prossime venture, di lì a breve.
        Il resto del gruppo se la ride, guardano e ridacchiano, poi dopo un bel po’ di tempo ci si divide. Chi è mezzo ubriaco e un po’ triste decide di dileguarsi verso casa, nel silenzio dei passi sotto i portici umidi, non prima di aver pensato “Mi si nota di più se non vengo o se vengo e me ne sto in disparte?”; un paio di coraggiosi iniziano la marcia verso il CSO Tatanka e le cose strane che succedono in quel postaccio; ci sono poi sempre, in un gruppo, quelle persone che sono meravigliosamente lucide e parlano affabilmente di tutto per tutta la notte senza voglie di spostarsi chissà dove, anche un pò per spiare i due che si baciano, ma fondamentalmente vogliono stare e non hanno problemi con il tempo che scorre lento. Chissà che dirà l’ex di lei. Ma lui non se la faceva con Tizia? Chi l’avrebbe mai detto, ma pensa te, eppure lui è brutto, lei è una gran gnocca. Guarda, è sempre così.
        Le lingue s’interrompono, i due si guardano così intensamente che quasi levitano. Che stiamo facendo? Ti spaccherò la faccia se non mi dai il cuore. Silenzio. E’ il momento in cui uno dei due dovrebbe dire qualcosa (?). Lui fa con la mano destra il gesto di chi raccoglie il silenzio della folla e la bacia di nuovo sulle labbra disegnate con un pennellino fine. Tutto molto teatrale ma non inopportuno, né volgare e pretenzioso in una notte così umida. Meglio tacere.
        Proprio arrivando in centro lui aveva pensato che quei ciottoli tondi incastonati così in rilievo gli stavano rovinando le palme dei piedi a furia di camminare con le scarpe nuove basse, su e giù tutto il giorno. Ora il culo gli fa male, anche a lei, seduti alla meglio giusto perché il terreno esiste, e meno male, altrimenti avrebbero continuato a baciarsi cadendo immobili all’infinito verso il centro della terra.
        I due si alzano, salutano gli amici guardoni con lo spritz in mano seduti -loro- su una panchina, sono già arrivati a casa di lui.
        Ora, mi piacerebbe descrivere qualcosa del resto di questa notte, mi piacerebbe davvero, ma non lo farò perché lo si sa già, alla fine queste cose sono tutte uguali, e non dico che siano brutte. Ci sarebbero tante immagini di passione e complicità, poche parole, la luce giusta. Lui che si alza di buona mattina e mette la caffettiera sul fuoco, il respiro di lei che dall’altra stanza ne accompagna il gorgoglio discreto. Si sveglia, lei, con indosso solo una t-shirt di un gruppo rock psichedelico tutta slabbrata, il trucco sbavato su guance e collo, una carica sessuale che impietrisce lui dall’altra parte della cucina, la tazza in mano. Fanno di nuovo l’amore, sul divano, il caffè che si fredda.
        E poi?

    Gabriele Battista