monthlymusic.it

Andrew Bird – Echolocations: River

Data di Uscita: 06/10/2017

6693775

      La nebbia risaliva lenta dal fiume come una tigre bianca pronta all’attacco, mentre io ordinavo la legna appena tagliata aspettando mio padre che stava per arrivare con il trattore a sfondare quel bianco ed etereo muro di quiete che l’autunno aveva eretto con inconsapevole arte. Altre volte mi trovai a vederla salire dai fiumi e dai laghi, e ogni volta cambiava forma e animale: cavallo di montagna, cervo albino, lince e drago. Ogni volta che vedevo quel mare bianco innalzarsi mi sentivo bene in un modo che si prova soprattutto da bambini, quando si sa che ci si trova nel posto giusto, che nessuno altro posto è il tuo, che il mondo è dove sei tu e basta. Ora quella antica sensazione torna raramente, spesso quando sono in campagna, tra le mie querce, le uniche cose delle quali mi sento padrone e impadronito allo stesso tempo, nonostante la bruttezza della parola. Ora sono rari i momenti nei quali penso che il posto in cui sono è quello giusto, è la mia terra, è la mia aria, è la scelta che dà senso all’impeto folle dell’universo che spinge la sua vita nello spazio-tempo quasi con violenza, incurante di qualsiasi forza che incontra.
      Come mi sono ritrovato in questa città? Come mi sono ritrovato in questa vita? Ricordo una zattera fatta con un albero abbattuto pensando che fosse morto, mentre in realtà dentro era ancora vivo e pieno, troppo pesante per sorreggere un corpo, tantomeno per due; ricordo un amico vero che va nel fiume sulla zattera per la soddisfazione di navigare su qualcosa fatto con le proprie mani, anche se in modo inglorioso. Ricordo il potente riso, tanto forte da dover coprire lo scroscio del piano di miliardi di anime, tanto divertito da lavare tutto lo scempio della storia umana, tutto l’orrore. Ricordo un dolore fortissimo, quasi una morte, un’epifania del male, della cattiveria che può scoppiare anche nell’essere che si pensa più buono e innocuo, e poi ricordo la lenta rinascita e un senso di sempre maggiore forza e resistenza, di sempre maggiore coscienza di quanto sia tutto da vivere fino a non aver paura di cadere nel luogo comune dell’ultimo respiro, dell’estenuante pienezza esistenziale.
      Ricordo una rabbia tanto fitta da otturare quasi le arterie e ricordo il tentativo – ancora in atto, ma sempre migliore – di liberarsene, di liberarsi da sé stesso, di liberarsi dalla stessa libertà dopo averla conquistata a pieno. Ricordo di essere qui ora e che questo non è il passato ma il presente e che sarebbe saggio, una volta tanto, non soccombere all’ego, al desiderio di essere considerato migliore, godendo dello spazio, degli elementi, ridendo di questa nostra vita organica, atomica, alla quale, una volta tanto, vorrei mostrare la mia gratitudine, nonostante – malgrado le sue infinite orecchie – non mi possa sentire.

Marco Di Memmo

Comments are closed.