monthlymusic.it

Rosetta – Utopiod

Data di Uscita: 1/09/2017

a3092629598_10

      Accolgo la pioggia come un pianto liberatorio, di espiazione, mentre la osservo allontanarsi.
      Mi autoassolvo anche se non riesco a sentire più niente, a provare più niente. Non la rivedrò mai più. Sento una fitta, ennesima riprova del mio autolesionismo coincide con il senso di conservazione. Resto ancora qualche momento a osservarla, adesso è una macchia nera che ondeggia nelle luci arancioni della sera di città. Posso sentire ancora il rumore cadenzato dei suoi tacchi, l’ombrello come un pennacchio di fumo. Rientro.
      Nell’ufficio sono rimasto solo io, tutto scorre secondo i piani ma non riesco a essere tranquillo.
      Sono 14 mesi che seguo il protocollo Rosetta, domani sarà il mio momento. Mi tremano le mani. Respiro.
      Vorrei fumare ma non posso. Non posso buttare nel cesso tutti questi mesi di copertura solo per una fottutissima bionda. Respiro.
      Ripercorro mentalmente i passi di domani. Tutto andrà bene. Ripeto il mio mantra. Prego.
      Quattordici mesi insieme ai combattenti Utopiod. 14 mesi di esercizio fisico e morale. Adesso tocca a me mettere in pratica gli insegnamenti e onorare la memoria degli altri combattenti caduti. Codice 54543, parola d’ordine Intramortem. Attraverso TOR entro nei meandri oscuri della rete. Qohlet sono qui. Soldato 54543 risponde alla tua chiamata. L’ordigno è già pronto. Sono pronto. L’indirizzo è arrivato. Farò saltare la torre d’Avorio del Re, quel maiale. E i porci dei suoi sudditi. Il Qohlet mi ha scelto perché fin dalla nascita ho dimostrato la mia purezza. Io che nella placenta ho ucciso mio fratello, mentre gli promettevo che sarei restato con lui, che avrei ricontestualizzato il mio punto di vista e che avremmo perseguito insieme la simmetria. Adesso finalmente riuscirò a spiegare, riuscirò a riconquistare la sua fiducia. Adesso concluderò la mia missione. Era troppo fragile per le ingiustizie del mondo.
      Lancio il programma di wipeout del disco per non lasciare alcuna traccia e chiudo l’ufficio. New York è di una bellezza volgare stasera.
      Vorrei potermi abbandonare alla lussuria un’ultima volta ma non posso tradire. L’immortalità mi attende. Sarò un eroe.
      Domani Manhattan avrà la sua détente.

 

Tommaso Olmastroni

Comments are closed.