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LCD Soundsystem – American Dream

Data di Uscita: 8/09/2017

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      [Twin Peaks, esterno giorno] – si dice così nelle pellicole noir o nei romanzetti da quattro soldi che si comprano alle bancarelle in sconto dell’ottanta per cento? Sì, è così.
      Il sole è alto in cielo, si percepisce dall’aria chiara che mi circonda, se provo a guardare anche solo leggermente in alto ho bisogno di una mano per pararmi la vista da raggi fortissimi quanto invisibili. Le nuvole sono un velo sottile tutt’attorno, come lo zucchero filato appena si accende quella grande macchina argentata che pare generarlo dal nulla.
      Twin Peaks, dicevo, ma non c’entra nulla con quella di David Lynch; la mia città è del tutto anonima, una delle tante “Twin Peaks” sparse in America alla stregua delle innumerevoli Springfield.
      A volte, però, mi sembra di vivere all’interno di una serie tv. Sarà tutto quest’ordine, la città a scacchiera. Sarà mia madre con la permanente. Saranno queste strade che hanno sempre gli stessi negozi, ma con dimensioni e ordine diversi.
      Sarà che poi, a un certo punto del giorno, diventa tutto buio improvvisamente, e poi magari di nuovo giorno. Che è una cosa che non mi sembra avvenisse anche quando ero piccola e non vivevamo a Twin Peaks, ma tutti in città sembrano ormai esserci abituati. Allora quando diventa buio, anche se stavi facendo colazione qualche minuto prima, ti sembra giusto rimetterti il pigiama e tornare a dormire.
      Sarà che ogni conversazione, ogni gesto, sembra avere uno scopo, che non ci sono più quei momenti di noia, quando per esempio ci si poteva mangiare anche da soli un gelato su una panchina stando in silenzio per dieci minuti. Non succede più, ormai.
      Sarà che anche la musica giusta che parte sempre al momento giusto mi sembra innaturale. Come adesso, che mentre stavo scrivendo è partita “American Dream” degli LCD Soundsystem.
      Continua mentre suona il campanello della porta, mentre mi alzo, scendo quattro gradini di una scala di sedici e mi ritrovo davanti alla porta di casa mia.
      Continua quando apro la porta e dietro ci trovo un signore coi capelli bianchi tutti tirati indietro e degli auricolari nelle orecchie, che mi urla contro:
      «Salve, mi chiamo Gordon Cole, dell’FBI», e mi porge la mano.
      Io non so cosa rispondere, sto in silenzio. La musica batte i suoi ultimi cinque colpi, poi si spegne.

[FINE]

 

Maurizio Narciso e Marta Lamalfa

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