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Moses Sumney – Aromanticism

Data di Uscita: 22/09/2017

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Don’t bother calling, I’ll call you

      Ho scritto talmente tante volte questa frase che l’algoritmo di predizione della mia tastiera me la propone non appena scrivo la lettera “D”. Lo ammetto, è comodo. E’ facile. Basta un messaggio. E’ sufficiente. Non sempre è necessario. Dipende dalla persona, dalle circostanze. Con i turisti, con chi ha preso un aereo solo per partecipare ad una riunione, di solito non serve. Sono quel tipo di persone che trattano questa città come un appuntamento al Mc Drive: arrivano, ordinano, consumano, e ripartono. Ed in fondo, in questa scintillante, alta città sul livello del mare, siamo tutti solo dei messaggi in attesa di essere spediti.
      Quello che segue al forzato invito “devi assolutamente conoscere questo mio amico” invece, di solito è diverso. Ci si incontra sotto la luce del sole, platealmente ma non troppo, magari ad un brunch del venerdì o un aperitivo con i piedi nella sabbia. Ci si sfiora solo con le parole. Si ascolta, molto, perché chiunque sia finito qui è alla ricerca di qualcosa. Si capisce di avere qualcosa in comune e questo fa si che, in una persona normale, si sviluppino una serie di manifestazioni fisiche che rivelano interesse. Dalla tendenza a sorridere eccessivamente agli occhi più umidi del necessario. Ed è in questo momento che il mio sospiro viene visto e ignorato.
      Ci sono molti modi di reagire davanti ad un rifiuto. Ho una certa esperienza in merito. L’incredulità davanti all’evidenza di una serie di appuntamenti ben riusciti è la prima fase, seguita dalla rabbia per l’orgoglio ferito da uno sconosciuto al quale avevamo già trovato un posto nella nostra vita. Poi viene la fase del riavvicinamento, coccolandosi nel pensiero che chiunque possa avere una brutta giornata di tanto in tanto. Ma non è questo il caso, e allora la depressione e l’insicurezza si appoggiano sulla nostra schiena come neve giunta all’improvviso che, sciogliendosi, penetra attraverso i vestiti e ci fa rabbrividire. Tutto questo, di solito, dura fino al prossimo appuntamento.
      Non sono una cattiva persona, sono solo…
      Sincero. Quando si parla di sentimenti, una persona vuole avere a che fare con un individuo reale, concreto, solido, mentre io, credetemi, sono il figlio del mare. Per molti anni ho pensato di avere una patologia, il disturbo da deficit di attenzione magari. Una barriera tra la mia anima e il mondo. Qualcosa che impedisse di trasformare sorrisi, ansia, speranze, in emozioni.
      Non sono una cattiva persona, sono solo…
      Un aromantico, che sogna di trovare una risposta.

      When I expel
      From this mortal shell
      Will I die for living numb?

      La risposta, sognata, raccontata o vissuta che sia, è nata da un errore. Da una luce tenuta spenta per non svegliarmi, da un cassetto troppo pieno, da una mano addestrata a cercare due oggetti che per definizione devono essere uguali. E invece, quella mattina, le tue dita esili hanno incontrato due calzini diversi per forma e colore. Dimensioni e geometrie opposte, con un medesimo scopo. Due calzini spaiati che per gli altri sono sbagliati, goffi, ma che per noi sono ricordi e promesse. Di un cioccolatino rubato. Di un lenzuolo trasformato in una capanna degli indiani. Di un diario che durerà per i prossimi ottant’anni.

Filippo Righetto

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