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UFOMAMMUT – 8

Data di Uscita: 22/09/2017

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      E’ già buio nonostante sia ottobre odio tutti sia quelli che mi circondano otto di ottobre sia gli amici sia gli sconosciuti
      cosa cazzo avrà da guardare quello manco fossi matto i parenti Dio quanto odio i miei parenti adesso fumo una bella sigaretta
      per calmare questa mia agitazione oggi ne ho fumate otto in questo periodo tendo a essere più agitato all’uscita del lavoro
      voglio calmarmi devo calmarmi anche perché alla fermata dell’autobus non posso essere agitato mi risuona in testa una melodia
      la solita melodia che mi accompagna da una vita intera mi sento malinconico manca un’ora alle otto sono stanco sono triste
      vorrei cambiare tutto Cristo come si fa andare a giro vestiti così invece non cambierà niente non succederà mai non a me no
      forse penserete che sono pazzo disilluso cinico no io non credo di essere così Madonna vuoi muoverti che perdo l’autobus credo
      di aver paura credo di sentirmi in catene di non aver più la forza di cambiare e se la miglior dote di un essere un umano
      è quella di saper apprendere di essere resiliente beh io credo di aver esaurito questa quota non faccio altro che grattarmi
      perché non faccio altro che grattarmi per questo non riuscirò mai a smettere di fumare per questo continuero a bere molto di più
      di quanto dovrei e mi sono lavato le mani prima di uscire non me lo ricordo no non mangerò sano non farò sport solo perché
      mi farebbe bene e no non troverò mai quella serenità che molti di voi sembrano aver trovato no non me lo ricordo non dovrei
      grattarmi allora ho provato davvero a ricercarla ho cercato di accogliere gli eventi con serendipità con le unghie sporche e
      a tratti l’ho persino apprezzata accarezzando l’impagabile e fugace sensazione di felicità che per essere tale non può essere
      una infezione mi farò venire un’infezione condizione permanente non sarebbe logico mi sono costruito un guscio una membrana
      stupido coglione guarda di non farlo una placenta vivo dentro di essa galleggiando in una città che fa schifo è grigia e
      inquinata nel liquido amniotico alimentato dai miei pensieri invasa dal traffico non cambierà niente non cambierò mai perché
      non voglio cambiare voglio andarmene da qui ma ne sto sempre più prendendo atto e oggi ne ho l’ennesima conferma che l’autobus
      è in ritardo sono incarcerato in una gabbia aperta io prigioniero e arriverò tardi a casa carceriere di me stesso perennemente
      con la cena da preparare sull’orlo di un cambiamento destinato a restare incompiuto ho degli spinaci in frigo che amarezza vivere
      così voglio cambiare il mio fato.

Tommaso Olmastroni

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