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Zola Jesus – Okovi

Data di Uscita: 8/09/2017

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      Ogni volta mi domandavi di camminare nel fiume, e non era mai una richiesta vera, perché non sentivo la tua voce flettersi in direzione interrogativa.
      Mi dicevi che era come sentirsi i piedi di un altro e che anche se un giorno avessi sanguinato forse non te ne saresti accorta per via di quel freddo.
      Mi dicevi che avevi sentito da un anziano in paese che, a rimanere coi piedi immersi nel fiume gelido per più di tre ore, si rischiava di lasciar andare la propria anima da qualche parte sotto terra, tra le pieghe del vestito della terra, da qualche parte, nei punti morti tra le radici e i vermi.
      Tingevi di mora tutte le tue mani lunghissime che spuntavano dalle tue vesti senza sottana, tra le dita era come se il sole penetrasse appena, e fosse scesa la notte sui palmi, fino al polso di vene blu. Vedevo pulsare il tuo petto anche sotto il ricamo fiorato di qualche bambino cinese povero, qualche volta cantavi urlando risate che facevano salire gli uccelli fino alle pendici del cielo più alto.
      Quando muovevi le gambe era più che altro come se saltassi, ero sicuro che non saresti mai ricaduta nell’acqua e che qualche specie di dio alato ti portasse via, assieme a tutti i tuoi capelli colore di mora.
      Avevi come amico un gatto bianco che credo vivesse in montagna cibandosi di radici e insetti, non appena sentiva la tua voce alzarsi prima della curva che portava alla sorgente, miagolava divertito, ma aspettava su di un’altura perché credo gli piacesse vedere come camminavi tra le foglie e le noci mangiate dai cinghiali. Anche il suo muso bianco si macchiava del colore delle more, ma lui non le mangiava, perché preferiva giocarci. Quando ti acquattavi per vederlo bere, un pochino più da vicino, i tuoi capelli si immergevano nell’acqua intrappolando i pesci con il loro profumo di limone, ridevi con quei baffi di mora, li lavavi via bevendo l’acqua della sorgente.
      Vedevo piccole gocce d’acqua imperlare le tue labbra come se non volessero più lasciarle.
      L’ultima volta che hai sanguinato sei andata al fiume, hai detto che avresti creato un sentiero rosso tra le montagne, e che tutti avrebbero bevuto il tuo sangue, rigenerandosi, facendo nascere la vita nuova, le passioni morte, i vecchi regali, i pianti nei cassetti, le mani tra i muri, le chiacchiere sotto il mare, le aperte campagne senza i fili della luce, le aperte montagne senza i fili della rete, gli aperti mari senza i fili delle boe, le boe aperte che forse dentro c’hanno miliardi di pesci, che si son fatti casa per conto loro, per stare alla larga si sa,

      dal pesce più grande.

Giorgia Melillo

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