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Liars – TFCF

Data di Uscita: 25/08/2017

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      La lingua mi batte sullo stesso dente, ogni giorno, da anni. Oggi mi sono deciso e ho cercato un dentista vero, su uno di quei siti che ti offrono qualsiasi cosa a prezzi modici.
      L’ingresso sembrava, cos’era, il palazzo di Harry Potter quello in cui le scale potevano muoversi da un momento all’altro a cazzi loro?
      Manto rosso per le scalinate, candelabri kitsch, una reception col soffitto altissimo sotto volte a botte, guglie e putti agli angoli. Dove i miei occhi potevano arrivare, ho visto delle ragnatele, non so se di polvere o di ragni.
      C’era un tipo seduto dietro il banco della reception.
      “Ha appuntamento?” Mi ha chiesto facendo schioccare le labbra viola.
      “Si, ho prenotato per le nove e mezza. Dovrei fare una pulizia, ma c’è anche questo dolore che mi tormenta da un sacco di tempo.” Tac-tac. Mi sono ticchettato il dente marcio con l’unghia annerita dell’indice e gli ho allungato la ricevuta di pagamento che avevo stampato a casa, poi l’ho guardato negli occhiali cerchiati di corno e in tutta la faccia: le labbra viola erano la cosa meno strana. I suoi, di denti, erano gialli e tutti storti, come le tombe del cimitero ebraico di Praga. Il segretario, inoltre, era totalmente calvo, ma con tre capelli, tre di numero, lunghissimi e dritti, come elettrizzati sulla crapa a forma di uovo.
      Così a pelle mi ha ricordato Platinette, ma meno ciccione.
      Ha continuato a guardarmi fisso, un paio di minuti buoni. Io aspettavo mi dicesse qualcosa, poi ho pensato fosse meglio cercare un altro dentista. Quando sono uscito ho guardato un’ultima volta dalla porta trasparente, lui era ancora lì a fissare la mia faccia che non c’era più.
      Sono tornato a casa e mi sono scolato una bottiglia di Gin Bombay con una soddisfazione cubica: il dolore che pian piano spariva, e poi wow, mancavano ancora cinque bottiglie della cassa da sei che avevo comprato su Amazon a novanta euro.
      Verso le dodici e mezza mi sono ripreso e mi è venuta voglia di un’altra puttana. Ho preso la bicicletta e ho fatto la strada tutta rotatorie che passa dietro al carcere. Ho dato venti euro ad una nera con il culo buchi buchi in mezzo ai vigneti, lei ha steso un telo da mare con scritto Lloret De Mar e l’ho presa tra sassetti aguzzi (che hanno fatto sanguinare anche me) e poltiglia di acini d’uva. Poi il preservativo l’ho buttato più lontano possibile oltre un muretto a secco.
      Pedalando verso casa dopo dieci minuti il dolore al dente si riaffacciava, per ricacciarlo nel pre-gengiva mi sono sforzato di pensare a quante volte quella nigeriana avrebbe riutilizzato il telo con scritto Lloret De Mar in quella giornata lavorativa, se avesse potuto terminarla.
      Prima di passare al Conad ho vinto quarantotto euro alle corse dei cani virtuali, alla Snai all’angolo, quindi per festeggiare mi sono imbottito il pomeriggio di Gin Bombay, Doritos e orsetti alla frutta Haribo.
      Mi sembrava di sognare quando ho sentito bussare alla porta. Ho guardato la sveglia, mezzanotte e trentacinque. La bocca mi pulsava tanto che non me la sentivo più.
      Mi sono trascinato alla maniglia e ho aperto, senza neanche guardare dallo spioncino.
      Platinette, il segretario dello studio dentistico che doveva essere qualcos’altro, mi puntava una pistola proprio contro la bocca che stava per esplodere. Dalla giacca gli vedevo spuntare un distintivo, un badge.
      “Lasciate che la tortura e la sofferenza in me abbiano termine” Ho soffiato tra il dolore prima che mi facesse saltare le cervella.

Gabriele Battista

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