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Ghostpoet – Dark Days + Canapés

Data di Uscita: 18/08/2017

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      Vivo in una sit-com.
      Avete presente quelle assurde commedie americane che si svolgono in ambienti posticci? Quegli show televisivi da due soldi in cui quando i protagonisti fanno qualcosa di buffo si sentono le risate isteriche di un’invisibile platea? Ecco, allora avete capito in che cazzo di situazione mi trovo.
      Sono seduto sul sedile posteriore di una Eldorado rossa decappottabile, accanto a me c’è mia sorella, mio padre guida verso chissà quale meta e mia madre gli è seduta accanto, con indosso un assurdo vestito viola acceso, tipicamente anni ’90.
      Succedono cose terribili: investiamo pedoni, cani e gatti, prendiamo in pieno pali della luce e idranti, e ogni volta, puntuale, parte uno scroscio di risate sguaiate. La macchina è distrutta e sozza di sangue ma procede come se nulla fosse, con alla guida mio padre che non sembra per nulla toccato dagli eventi. Attorno a noi c’è la desolazione, attraversiamo città semideserte, facendo piazza pulita degli ultimi esseri viventi che incontriamo. Mia mamma di tanto in tanto si volta indietro e mi chiede se sto bene, se ho voglia di fermarmi perché magari mi scappa di andare in bagno. Mia sorella dorme, nonostante le risate fragorose, con la testa appoggiata sulla mia gamba destra.
      Non so come sbloccare questa scena, che pare d’un infinito circolare. Ho un’idea: risponderò a mia mamma che voglio fermarmi per andare a pisciare. So esattamente quando accadrà, tra venti secondi…
      Sì mamma, è meglio che ci fermiamo!” dico.
      Papà inchioda talmente forte che veniamo tutti sbalzati fuori dall’abitacolo, lui compreso. Le risa sono assordanti. Mi duole tutto il corpo ma riesco, a fatica, a rialzarmi. Gli altri sono spariti. Ho una gran sete, e fame, allora cerco di raggiungere il supermercato che intravedo a circa un chilometro di distanza. E’ chiuso! Risate provenienti da chissà dove. Nel parcheggio antistante però c’è una macchina, dello stesso identico modello a quello di prima: una Eldorado rossa decappottabile. Mi avvicino e vedo che sul sedile posteriore c’è un mazzo di chiavi, quindi salto dietro.
      Vivo in una sit-com.
      Avete presente quelle assurde commedie americane che si svolgono in ambienti posticci? Quegli show televisivi da due soldi in cui quando i protagonisti fanno qualcosa di buffo si sentono le risate isteriche di un’invisibile platea? Ecco, allora avete capito in che cazzo di situazione mi trovo.
      Sono seduto sul sedile posteriore di una Eldorado rossa decappottabile, accanto a me compare mia sorella, mio padre d’improvviso sta guidando verso chissà quale meta e mia madre gli si è materializzata accanto, con indosso un assurdo vestito viola acceso, tipicamente anni ’90.
      (…)
      Vivo in una sit-com.
      Vivo in una sit-com.
      Vivo in una sit-com.

 

Maurizio Narciso

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