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Nadine Shah – Holiday Destination

Data di Uscita: 25/08/2017

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      Secondo il calendario l’estate stava per concludersi. Per chi però, per un motivo o per l’altro, non era riuscito a mettersi in fila ad un gate con gli occhi puntati su uno schermo sul quale lampeggia la scritta Boarding sotto al nome di qualche destinazione meridionale, l’estate non era mai davvero arrivata. Tredici gradi. Per la maggior parte di nuvole e pioggia. Come tutte le mattine, si fermò all’edicola prima di recarsi al lavoro. Oggi c’era la ragazza dietro alla cassa, davanti all’armadio dalle ante blu scorrevoli che nascondevano i tabacchi alla vista dei minori. Indossava un hijab color verde pastello e le sorrise appena quando la vide entrare, quindi, senza chiederle niente né aspettando una sua parola, prese una copia del Daily Mail e l’appoggiò sul bancone. Lei contò le monete sul palmo della mano e, accertatasi che fossero 65 pence, gliele porse. Prese il giornale, ma invece di salutare ed avviarsi verso l’uscita come era solita fare, indugiò per un paio di secondi.

You wanna do it?

      Chiese fissando quegli occhi scuri incorniciati dal velo leggero verde pastello. La ragazza esitò un secondo. Prima che potesse rispondere però, il suono del campanello annunciò l’ingresso di un altro cliente. Declinò la sua offerta con un sorriso complice.

Have a good day, duck.

      Ed un forte accento delle Midlands. Una volta fuori, senza nemmeno leggere quale fosse il titolo in prima pagina, strappò il giornale. In due. In quattro. E ancora. Cronaca distorta. Gossip morbosi. Otto. Scandali costruiti. Sport. Sedici. Tutto. In. Pezzi. Raccolse tutte le cartacce che si erano accumulate ai suoi piedi e le buttò nel cestino più vicino. Rinfrancata da quel rituale che compiva giornalmente si avviò alla fermata. Non dovette aspettare a lungo ché l’autobus arrivò. Salutò l’autista, un ragazzo sikh sulla trentina, mentre passava l’abbonamento sul lettore contactless. Questo ricambiò distrattamente mentre col dito premeva il tasto per chiudere la porta. Andò a sedersi dietro a due studenti dalla pelle arrossata. Le teste chine, lo sguardo convergente sullo schermo dello smartphone di uno dei due dove scorrevano, da destra a sinistra trascinate dal pollice, immagini di spiagge e acqua azzurra e cristallina, facce sfocate nascoste da cocktail in bicchieri di plastica nel buio artificiale di una discoteca sovraffollata. Si raccontavano storie di scopate mancate e di quanto fossero ospitali i locali che servivano loro piatti tipici. Quando arrivò sua fermata scese augurando una buona giornata all’autista. Questo rispose meccanicamente mentre con lo sguardo controllava nello specchio che tutti gli altri passeggeri fossero seduti. Appena fuori le porte si chiusero alle sue spalle e l’autobus ripartì. Si fermò un attimo ad osservare l’insegna arancione del supermercato nel quale lavorava. Un’altra giornata che l’avrebbe vista scannerizzare codici a barre senza sosta, battere numeri sulla cassa, sorridere ai clienti e

Have you got your Nectar Card?,

      augurare buona giornata. E poi ancora. E ancora. Un prodotto dietro l’altro su un nastro che gira senza fine. Senza fine.

Pietro Liuzzo Scorpo

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