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Apanhador Só – Meio Que Tudo É Um

Data di Uscita: 4/08/2017

      Lo smog crea uno strano tramonto verde-azzurro dove si va a spegnere il rossore del sole, tra le linee di ferro dove corrono i treni e i cavi elettrici sui quali vengono folgorati gli uccelli poco svegli e i ragazzi cari agli dei. La bruttezza ha in sé – molto spesso – delle scandalose scaglie di bellezza, così come ogni crisi è il concime di un nuovo raccolto.
      È divertente anche vedere come i valori di un dato sistema vengano criticati solo – o soprattutto – quando questo vive una crisi e non dona più benessere.
      Abbiamo perso così tanto sonno, abbiamo perso così tanta immaginazione per odiare la felicità di quelli che vivono con pochi perché, non ammettendo che la nostra fosse solo invidia e non nobile condanna verso la superficialità. Dovevamo leggere i nostri libri – i nostri terribili, travolgenti libri – ricordandoci che anche avendo coscienza del male e della vanità delle anche noi stiamo bruciando molto più velocemente di quello che pensiamo e che non sarebbe male un approccio più sano e bello con la quotidianità, che in fondo non è altro che la vita stessa. L’unica cosa di cui mi pento, oltre alle inevitabili scelte sbagliate, è la massa mostruosa di tempo perso che ora è legato alle mie caviglie come una enorme catena, e l’unica cosa per la quale sono davvero arrabbiato è l’altrettanto tempo perso che continuo ad accumulare, oltre alla paura e ai soliti errori, per i quali Serge mi ha consigliato di farmi sentire da qualcuno.
      Voglio godere dalle cose più misere fino al sublime, e voglio farlo in tutti i modi, dalla palpebra sfiorata fino al più violento e incendiario piacere.
      La crisi è sempre un momento spietato perché spietatamente ci rende lucidi e ci mette di fronte a tutto ciò che sembrerebbe saldo e invece si dimostra instabile e passeggero. La corruzione non è una cosa nuova e qualcosa mi dice che accompagnerà tutto il cammino umano: l’unico modo per combatterla, forse, molto banalmente, è cercare di non essere corrotti. Per il resto o si inizia a gridare o bisogna pacificarsi, perché sembra che non ci sia alcuno che abbia la volontà di riequilibrare la bilancia infame.
      Ci sono due turisti rincoglioniti che fanno una foto al tramonto postmoderno di Bologna, dove la terra dà un ultimo colpo di reni per far scomparire il sole dietro alla Bolognina. Molto probabilmente hanno ragione loro a guardare quello strampalato frammento di bellezza nello schermo di un cellulare, per poi guardare di nuovo la foto un paio di volte prima che piombi nel più profondo oblio tecnologico.
      Forse bisognerebbe scendere dal trono e cominciare a non giudicare più nessuno, permettendosi il lusso di ridere più di sé stessi che degli altri, non scuotendo più la testa di fronte a nessuno.
      Gli atomi non si fanno guerra tra di loro e non sanno nemmeno di essere qualcosa di diverso da un altro atomo.

Marco Di Memmo

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