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Lana Del Rey – Lust for Life

Data di Uscita: 21/07/2017

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      Il lavoro all’ufficio Oggetti smarriti le piaceva. Quel posto le era sempre sembrato un crocevia di micro-storie personali. Molti degli oggetti lì dentro erano frammenti di vita quotidiana, abbandonati durante una corsa per non perdere il treno, o semplicemente liquidati sovrappensiero su una panchina o su un sedile. Si trattava di ombrelli, cellulari, guanti sciarpe berretti, orecchini spaiati. Di altri invece, si immaginava storie più intriganti e si chiedeva spesso se fossero davvero smarriti o se il loro trovarsi lì non fosse un evento accidentale ma un dettaglio cruciale per la trama. Libri senza niente che indicasse una lettura messa in pausa. Regali senza biglietto o dedica non ancora scartati. Fedi nuziali. Una volta gliene portarono due insieme: erano state trovate contemporaneamente allo stesso binario. Le date incise all’interno si passavano un paio d’anni. Si immaginò una fuga d’amore che prendeva origine da un colpo di fulmine scintillato a ciel sereno sul regionale delle sei e quattordici. Quella sera portarono dentro un diario. Aveva una copertina bianca rigida. Nell’angolo in basso a destra quattro lettere in stampatello. Lana. La L era stata tracciata con un solo tratto, probabilmente partendo dall’alto, formando poi un occhiello e quindi cambiando direzione per concludere con una coda sinuosa. Tra la copertina e la prima pagina c’era un’istantanea. Una ragazza sorridente vestita di bianco, i capelli castani adornati di fiori che cadevano mossi lungo il collo e che poi scendevano fino al seno, di fronte ad un vecchio pick up verde acqua un po’ ingrigito. Lo catalogò annotando l’ora a cui era arrivato in ufficio ed il luogo dove era stato trovato. Otto e trentadue. Sala d’aspetto. Tra le otto e le nove di sera, cinque erano i treni che sarebbero partiti e che avrebbero viaggiato tutta la notte per ritrovarsi all’alba di fronte a tutt’altri orizzonti. Nelle settimane che seguirono, si ritrovò più volte a pensare su dove potesse essere Lana in quel momento, a chissà quale evento, banale o sorprendete, stesse vivendo che non sarebbe stato annotato tra quelle pagine. E poi cercava di immaginarsi quali racconti contenesse, quali pensieri, quali fantasie, quali confessioni, quali sfoghi. Resoconti di amori passionali. Maledizioni voodoo. Paure e insicurezze. Nonostante la curiosità, non cedette mai alla tentazione di aprirlo e leggerlo. Un po’ perché non voleva essere invadente. Un po’ perché le piaceva crogiolarsi nelle infinite possibilità ispirate da quegli occhi che guardavano dritti in camera.

      Era un pomeriggio di luglio quando la vide entrare evitando agilmente un uomo che usciva a passo spedito dall’ufficio, decisamente sollevato per aver ritrovato la propria fede. Si tolse gli occhiali da sole e chiese se avessero trovato un diario. Non se lo sapeva spiegare, ma si sentiva più emozionata di quanto ritenesse di doverlo essere per un evento del genere. D’altronde era il suo lavoro. Forse era lo stupore: tra tutti i possibili scenari che aveva immaginato e sviscerato, stranamente mancava quello di ritrovarsela di fronte per reclamare ciò che le apparteneva. Interi capitoli della propria vita. Lo ritrovò senza alcun indugio mentre poteva sentire, sulla propria schiena, lo sguardo di Lana che la seguiva. Prima di ritornare da lei, il protocollo prevedeva che le chiedesse qualche dettaglio per assicurarsi che fosse proprio il suo. Invece, senza dire una parola, lo appoggiò sul bancone che le divideva. Lana non lo guardò nemmeno. La fissò dritta negli occhi per alcuni lunghi secondi. Quindi la ringraziò ma disse che quel diario non era il suo. Prima di voltarsi ed incamminarsi verso l’uscita le regalò un sorriso come quello che aveva nella foto incastrata tra la copertina e la prima pagina del diario. La vide andare via senza essere capace di dirle nemmeno una parola. Tutte le domande che le giravano in testa le si erano aggrovigliate in gola mentre si azzuffavano per decidere quale sarebbe dovuta essere la prima ad uscire. Ed invece erano rimaste inespresse, come tutti i migliori desideri estivi. Si guardò intorno, per assicurarsi di essere sola, prima di infilare il diario nella propria borsa. Quella sera, una volta a casa, avrebbe ceduto.

      Climb up the H of the Hollywood sign, in these stolen moments the world is mine.

Pietro Liuzzo Scorpo

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