monthlymusic.it

Mr Jukes – God First

Data di Uscita: 14/07/2017

6551175

Entro e la porta trilla con un campanello pre-registrato, c’è puzza acre di spaghetti cinesi.

Salve, buongiorno, come va? Salve, salve, ci dica.

Sono perplesso. Ci dica a chi? A lei e? La signorina è vagamenta asiatica, con gli zigomi alti tipo filippina, molto larga deborda in vari stratti di adipe e smagliature su una sediolina di metallo minuscola. Mi guarda da coccodrillo e per un attimo non sento che il diritto di rifugiarmi al sicuro.

Oh, faccio, mi scusi, non mi ero avveduto ma… Che stupido. Che stupido. Mi frugo le tasche e le passo la busta gialla di cartone pesante, lì ci sono tutti i quattrini che sicuramente nel suo paese ci camperebbe tre vite. Prenditelo stò pacco, bagonga.

Prego, ci dica, mi sorride sinceramente cortese e si lecca i baffi frusciandosi i soldi tra le dita cicciotte.

Benissimo, ricominciamo. Rewind. Bliuiu, hah-ha, rido secco una volta, una sola come gli attori di teatro. Salve a lei, buongiorno mia bella signora. Signorina. Mi avvicino e metto su la voce bassa e suadente, quella complice. Io volevo fare un massaggio e no, magari con non lei personalmente, non mi fraintenda che sono sicuro lei è bravissima, snocciolo disinvolto al capodoglio che già alza il sopracciglio. Non devo mica farla incazzare e per fortuna che so arrampicarmi sugli specchi per metri e metri.

Senta è che stavo pensando…mi hanno detto…forse con tre delle ragazzine lì dietro, dico tre insieme, ammicco in direzione della porta con la lampada rossa che gira tipo sirena. Servizio completo, un paio d’ore.

Ora tutto occupato. Ora tutto occupato, gracchia a voce più alta come una puntina in disuso.

Ora tutto occupato, mormoro basso. Ora tutto occupato, bè, quale sarà mai il problema!? Aspetterò! Giusto per…sapere, signorina, l’attesa è di…quanto?

Sono le sedici e trenta. Guarda l’orologio a muro, poi la lampada rossa che gira veloce come un faro. Quaranta minuti, quaranta minuti signore, si siede? Ci rimane? Ci dica, ci dica. Mi indica un divano marrone tutto sfondato, che non avevo visto entrando. Faccio fare thè? Caffè? Zuppa pinne di squalo? Cosa gradisca? Ci dica!

Quaranta minuti, al diavolo. Vado verso il divano e mi ci butto in mezzo, dannazione se è comodo.

No grazie, io non voglio nulla. Sono ok, le faccio il pollice alto, come se avessi accettato, non si disturbi. Inizi piuttosto, mi faccia la cortesia, a trovarmi le…ragazzine migliori. Anzi sa che le dico? Mi alzo e tre passi sono di nuovo al balcone, non è che ci sono microfoni qui? No. Bene, a me piacciono quelle diciamo…piccole. Quattordici, quindici, sedici. Massimo sedici, quella dev’essere la soglia massima va bene?

VA BENE? Sto iniziando ad agitarmi, devo calmarmi. La balena mi guarda perplessa. Signore, per noi non ci sono problemi. Quaranta minuti. M’indica nuovamente il divano con la mano. Sedersi, prego.

Metto le mani sul tavolino zeppo di riviste di gossip, quelle che si trovano dai barbieri. Assassinato il Brad Pitt iracheno, torturato e mutilato perché sospettato di essere gay. Apro il giornale, profuma plasticoso: il modello iracheno Karar Nushi è stato trovato assassinato a Baghdad, sarebbe stato ucciso da un gruppo islamista legato all’Isis che non gli perdonava lo stile di vita occidentale. Foto di tre quarti. Nushi, ribattezzato bla bla bla.

Prendo una copia di Oggi: Giornata mondiale del bacio, è quello tra Fedez e Chiara Ferragni il bacio più popolare dell’anno. Mah. Poggiata contro il muro scrostato c’è una pila di tomi dall’aria austera tutti scritti in cinese, sembrano essere lì da decenni. Sbadiglio e continuo a raspare tra le riviste; sotto tre copie del duemila e sedici di Quattroruote trovo qualcosa che cattura in modo diverso la mia attenzione.

L’Età Del Jazz, Francis Scott Fitzgerald. Edizioni Il Saggiatore, anno mille e novecentosessantasei. Penso proprio che me lo intascherò. Faccio frusciare le pagine del vecchio libro e apro a leggere un punto a caso

Non è un bel quadro. Inevitabilmente, fu trasportato qua e là nella sua cornice ed esposto a vari critici. Uno di questi può solo essere descritto come una persona la cui vita fa sembrare la vita degli altri simile alla morte: perfino in questa occasione, quando le fu destinata la parte quanto mai poco attraente di consolatrice di Giobbe.

Nonostante il fatto che questa storia è finita, mi sia consentito di dare in appendice la nostra conversazione a mò di poscritto:

“Invece di compatire tanto te stesso, ascolta” ella disse. (Ella dice sempre “Ascolta”, perché pensa mentre parla, pensa davvero.) Così che disse: “Ascolta. Supponiamo che questa incrinatura non si sia verificata in te: supponiamo che si tratti di una incrinatura determinatasi nel Grand Canyon.”
“L’incrinatura è in me” dissi eroicamente.

Signore, signore, m’interrompe la balena. Alzo gli occhi e la luce rossa sulla porta ha smesso di girare, la porta si apre ed esce un signore sulla quarantina come me, con i capelli divisi perfettamente da una riga nel mezzo, alti sui lati. Ha un’aria ragionevolmente circospetta, mi guarda di sottecchi, saluta la balena ed esce frettoloso.

Signore, signore, suo turno. Ooh! Finalmente! Intasco lesto il libro, mi stiro la schiena e via verso la luce rossa che riprende a girare.

 

Gabriele Battista

 

Comments are closed.