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Progenie Terrestre Pura – oltreLuna

Data di Uscita: 31/05/2017

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La preghiera era un momento fondamentale per la squadra H2. Provenivano tutti più o meno dallo stesso fazzoletto di terra strappato al deserto che era conosciuto,
qualche tempo prima, con il nome di Marocco. Il loro canto e la loro spasmodica ricerca, del tutto inutile, della direzione giusta verso cui pregare, stridevano
assolutamente con l’ambiente in cui al momento lavoravano. Ora il loro paese non era più nelle mappe della storia come gran parte degli stati africani.
Il gruppo H2 aveva un’importanza cruciale nello sviluppo del progetto. Era la squadra che si occupava dell’implementazione del sistema energetico della stazione orbitante.
L’ingegnere capo dei lavori, come succedeva spesso, si fermò ad osservare quello che, ai suoi occhi, era un rito affascinante perchè inusuale.

Certo che è assurdo che continuino a pregare tre volte al giorno. Dovremmo pensare di sostituirli, non è possibile avere queste interruzioni” disse rivolto al capocantiere.
Sei forse pazzo? Dove trovi manodopera così specializzata a questo basso prezzo e che sia già abituata a lavorare in condizioni di gravità artificiale?” gli rispose lui.

Il lavoratore che era stato deputato a intonare i canti continuò nel suo salmodiare per un paio di minuti, sucessivamente il piccolo gruppo ripose velocemente le proprie cose
e si incamminò verso la fonte del rumore, il cantiere vero e proprio dove avrebbero passato, come minimo, le successive 6 ore della loro vita.
Le macchine non li avevano aspettati, avevano portato dall’hangar i quattro pezzi che servivano per ultimare il reattore.

Ingegnere ma siamo proprio certi che sia sicuro fare questo tipo di operazione a stazione aperta?” disse il capocantiere
E quando la vorresti fare? Siamo già in ritardo con la consegna. L’evento che sono riusciti ad organizzare stasera non era procrastinabile ne tantomeno l’assemblaggio che dovremo fare, lavoriamo comunque in piena sicurezza stai tranquillo. A proposito, io vi saluto. Buon lavoro. Scappo di sopra sono stato invitato al concerto e mi hanno riservato un posto a sedere, tornerò tra qualche ora, per quel momento sarete pronti per cominciare la parte del lavoro in cui potrò avere un ruolo operativo”.

Appena l’ingegnere ebbe finito di dire ciò, il capocantiere lo salutò in maniera sbrigativa e si avviò verso i suoi sottoposti.
“Signori siete tutti pronti? In queste ore daremo il via al montaggio del reattore C, non vi devo dire nulla visto che sapete già tutto, buon lavoro.
Mi raccomando solo di una cosa: state attenti. E’ il più importante, quindi il più costoso. Niente cazzate.”

Ognuno andò alla sua postazione di lavoro. Youssef era quello che si doveva occupare di controllare le manovre fini dell’assemblaggio, era un lavoro duro perchè prevedeva
sia una conoscenza informatica di alto livello che andare fisicamente a controllare che le giunture dei vari pezzi coincidessero perfettamente.
Era stato il capocantiere a spingere per avere il controllo manuale di questo tipo di operazioni, in un primo tempo i delegati della Company non avevano visto di buon occhio
questo cambiamento di programma ma alla fine avevano accettato. Youssef si sedette alla sua postazione; al segnale del capocantiere prese il controllo delle macchine
attraverso il suo modulo per la realtà aumentata. Da quello poteva essere sicuro che l’allineamento fosse perfetto, grazie alle telecamere montate sui carrelli trasportatori.
Entrare dentro la macchina non era una cosa semplice, neanche per lui, ma oramai ci aveva fatto l’abitudine.

Nelle sue orecchie arrivavano i rumori percepiti dai microfoni posti sul robot trasportatore per poter capire eventuali cedimenti strutturali prima che il computer glieli potesse segnalare.
In breve lui era dentro la macchina. Inizialmente si mosse con circospezione per capire quanto il pavimento potesse reggere, i parametri che gli dava il computer non
risultavano fuori scala rispetto alle simulazioni quindi potè liberare la sua mano destra dal sistema di comando e cominciò a cercare qualcosa nella tasca laterale dei suoi
pantaloni da lavoro. Una volta in mano riuscì senza problemi a trovare il punto di raccordo che gli serviva per collegarla al suo terminale.
Riattaccò subitaneamente la mano destra al sistema di controllo senza che il sistema potesse rendersene conto visto che era riuscito a bypassare il sistema di controllo
sdoppiando il segnale della mano sinistra senza dimenticarsi di specchiarlo così da sembrare veramente una mano destra.
Portò a compimento senza problemi di sorta il suo incarico Il capocantiere era molto fiero di lui, aveva fatto tutto quello che gli era stato richiesto per quella sera.
Si concesse un attimo di pausa prima di andare a vedere ad occhio nudo come era andato a finire il lavoro.
Si fermò un attimo dal capocantiere “Capo tutto a posto.”
Il capocantiere guardò le sue mani e vide il gesto impercettibile ad un occhio non allenato che usavano come gesto di intesa.
Ottimo, vai a controllare fisicamente il tuo lavoro”, disse.
Nella sua testa però c’era un solo pensiero: “Anders ora tocca a te. Qui noi abbiamo fatto quello che potevamo fare.

Giulio Pieroni

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