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Quantic & Nidia Góngora – Curao

Data di Uscita: 12/05/2017

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Ho addosso gli occhiali da sole bianchi e tamarri uguali a quelli di Kurt Cobain e sto ballando su una spiaggia, due denti paralleli – i due settimi inferiori – estratti con dolore e altrettanto dolore che mi scuote le membra, ma nonostante tutto questo sto inspiegabilmente bene, essendo anche privo della solita agitazione da festa che mi comprime.
Dieci anni fa, sbagliando, stavo leggendo Sartre, mentre ora, sbagliando altrettanto, sto leggendo i Salmi.
Per il resto Santa Rita non mi ha aiutato a chiudere il mio travaglio che dura ormai da anni, ma l’augurio è che possa aiutarmi a breve; Santa Teresa al tempo stesso non mi sta aiutando per questo dolore che mi percuote i sistemi e gli apparati vari.
Mi sono fatto visitare da un dottore e mi ha detto che non sono pazzo, ma pensandoci bene forse quel dottore ero io.

Torniamo alla spiaggia. Uno stregone mi ha dato una pillola miracolosa che – a quanto afferma – mi farà passare il dolore: il nome di questa bizzarra sostanza, stregoneria nella moderna scienza, parrebbe essere “ibuprofene”, da 600 milligrammi.
Provvedo, sotto prescrizione stregonica, a non bere alcolici al fine di non rovinare lo stomaco e ricomincio a ballare nella speranza che la diavoleria farmaceutica faccia effetto.
Credo che attorno a me ci siano dei fuochi appena accesi in vista dell’incombente notte e comincio a pensare che questo dolore non passerà mai.
Ecco che di colpo il dolore si smorza e lentamente svanisce: erano settecentosettantatré giorni – 773 – che soffrivo come un animale ferito a morte e finalmente sono ferito a vita, trafitto dai dardi stellati della notte oceanica, nera e autentica, il contrario della lercia notte europea, bianca e inautentica.
Una donna mulatta, bella come il luccichio dei pesci nel mare notturno, mi toglie gli occhiali da sole e mi prende in giro in una lingua che conosco e capisco ma che non so individuare. Le dico subito che la mia ansia mi rende estremamente lento nelle relazioni umane ma lei mi conduce alla danza così come si narra nelle Scritture che Dio abbia portato il suo popolo nella terra promessa.

Tu hai mutato il mio dolore in danza.
Salmi, 30:11

Tutto questo accadeva dieci anni fa. Ora, a trentasette anni – 37 – guardo mio figlio di settantatré mesi – 73 – che chiede a sua madre perché deve andare a scuola, e lei è costretta a rispondere dopo la mia fuga. Qual è la mia lettura sbagliata per questo decennio? La luna? Le balaustrate che danno su strapiombi di psicopatologie? Altre noiose e violente Sacre Scritture dove spulciare grani di accecante bellezza e verità? Poeti francesi? Libri di arboricoltura? Il vecchio, aspro e sublime Nabokov?
Nel dubbio, pensando un po’ alle mie vecchie colline che sono ormai lontane come galassie, metto degli occhiali da sole che furono un tempo il pretesto che usò per conoscermi la donna che ho ancora accanto e vado a comprare un’incantata scatola di bianche compresse di quella prodigiosa sostanza chiamata “ibuprofene”.

Marco Di Memmo

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