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Ulver – The Assassination of Julius Caesar

Data di Uscita: 07/04/2017

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Il quartiere a luci rosse di Detroit non è il posto più raccomandabile del globo, anzi può tranquillamente vantarsi di essere uno dei posti più malfamati dell’intera confederazione.
La città è oramai una cinquantina d’anni che è in balia di bande, The Block è il quartiere generale del traffico di schiavi resettati cerebralmente. Zradko è di casa ma stanotte, si muove in mezzo alla fiumana in maniera del tutto atipica per i suoi standard, le luci al neon lo attraggono come fanno con gli insetti notturni che sbattono continuamente lungo la superficie del vetro.
“Mi sa che quelle stimolazioni sessuali subliminali stanno facendo fin troppo effetto”. Non è roba destinata a lui, è solo il trasportatore dai laboratori NEG allo spacciatore che lo ha incaricato del “viaggio”.
Lui, da vero professionista del settore, non ha nessuna intenzione di usufruirne, “quei piccoli sgorbi gialli non mi avevano detto che si sarebbero automaticamente attivati perché rilevano la posizione e monitorano le cose che vedo”. Da quando quegli aggeggi hanno cominciato ad attivarsi da soli, il suo lavoro gli pesa molto di più: ad ogni consegna c’è il rischio di scoprire lati del suo carattere che non vuole conoscere o che ha cercato di reprimere da tanto tempo. Certo lui è un carrier, un professionista del settore, con il suo addestramento militare è capace di resistere per ore, se non giorni, a stimolazioni sia esogene che endogene, comunque non sono cyborg del tutto insensibili, certe volte anche loro cadono nelle trappole ordite dai programmi, soprattutto nell’eventualità, e questo è uno dei casi, che vada a stimolare direttamentela produzione ormononale.
“E ora che cazzo mi invento? Se entro in un locale li tolgo e li metto in tasca, nel giro di qualche minuto tutta love street saprà che diavolo trasporto e ci sarà almeno una decina di persone che mi seguirà come cani con la bava alla bocca”. La situazione non è delle più rosee. Meglio continuare a muoversi cercando di mantenere il più possibile il senno.

Girando l’angolo però arriverà il vero problema, Zradko lo sa bene, sulla destra dopo circa 200 metri c’è il Rolling Stone e di conseguenza davanti ci saranno gli ormai familiari ologrammi a grandezza 2 a 1 di Yelena, “guarda che cazzo di sfiga, devo allungare. No anche questo non si può fare”. Andando dritto sarebbe entrato nella zona degli ZEKE “quei fottuti di cervello hanno già dimostrato di poter bucare le mie schermature per gli impianti quindi se non giro la strada mi ritrovo come minimo senza carico e con due coltellate”. “Lavoro di merda” dice a mezza voce e si incammina verso il Rolling Stone facendo appello a tutto quello che può pensando a cose che possono distrarlo dalla voglia di scopare qualsiasi cosa semovente.
Il suo pensiero va subito al raid alla sede georgiana della Hiamatsu, riguardandosi indietro gli sembra che sia passato qualche decennio. Doveva essere un lavoretto di estrazione facile, invece si trasformò in una mattanza “tutta colpa di quello stronzo di Hideo”. Niente da fare queste cose lo sovraeccitano ancora di più, deve cambiare strategia e lo deve fare in fretta. Si ferma un attimo creando non pochi problemi alla gente che si accalca dietro di lui, qualcuno prova anche a protestare, salvo smettere dopo aver visto il suo volto su cui fa bella mostra un impianto oculare Zeiss per la vista telescopica e una cicatrice che gli copre quasi tutta la guancia destra. “Ok, tranquillo tranquillo, cerca di non ragionare con il cervello di sotto e mettiti a pensare a una cosa che può calmarti”: Dopo una quindicina di secondi arriva l’illuminazione “ma certo: l’augbasketball”. E’ una delle mode dell’ultimo decennio: esseri con innesti robotici che si danno battaglia in una sorta di evoluzione molto più cruenta del basket , Zradko va pazzo per quello sport, pur non potendolo praticare perchè non si è mai voluto sottoporre a operazione di sostituzione agli arti, il suo pensiero si focalizza sulla bella vittoria della sera scorsa della sua squadra preferita, i Detroit Iscariot.

Con questi pensieri nella testa riesce a passare indenne la figura gigantesca di Yelena. Al momento è in completo controllo anche perchè il suo ricevitore wifi si allaccia alla rete di Hooper che da il segnale di spegnimento di qualsiasi  “ok il più è fatto”. Si gira un attimo a guardare l’ologramma di Yelena “certo che ti sei lasciato scappare la donna della tua vita, brutto imbecille”. Non c’è tempo per questo tipo di pensieri però, meglio finire il lavoro. In men che non si dica arriva da Hooper . Si ferma un attimo prima di toccare la porta, anche se confuso si rende conto di non sentire la solita dub proveniente dall’ufficio di Hooper. “Questa cosa non mi piace per nulla”. Per sicurezza toglie i chip dal vano posizionato dietro l’orecchio destro, lui da trasportatore ha un vano che gli permette di portarne fino a 6. A quel punto tutta la realtà intorno a sé si fa molto più chiara, “ah allora qualche effetto me lo stavano ancora dando, ho rischiato grosso a girarmi, non è stata una bella idea caro il mio Zradko” si allontana  leggermente dalla porta e si acquatta dentro un’insenatura lungo il muro del corridoio.
“Qui la situazione mi pare un po’ più complicata del previsto” pensa digitando il numero di Hooper sullo schermo apparso sotto il suo bracciale al polso destro “Squilla” lo sente anche da fuori, poco dopo sente che la telefonata è stata staccata e sente provenire dall’ufficio voci sommesse e rumore di passi “beh non male questo incrementatore sonoro, meno male ci ho buttato i soldi degli ultimi due lavori”. Deve agire in fretta i tipi dentro sanno chi è e probabilmente lo aspettano.
“Al diavolo sapete cosa? Mondo di merda, lavoro di merda, stavolta me la squaglio”. Pensato questo si avvicina piano alla porta lascia i chip senza entrare e se ne va. “Visto che per stavolta me la sono cavata forse per un po’ sarà meglio che sparisca, prima però voglio dire quello che penso ad una persona”.
Esce dal caseggiato e si dirige verso il Rolling Stone.

Giulio Pieroni

 

 

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