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CARLA DAL FORNO @ Covo Club, Bologna (28/01/2017)

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Gonnellina bianca e sopra tutto nero, che sul nero ci sta bene tutto. La gente ci parlava di eventuali abusi di eroina perché le movenze non erano proprio velocizzate, gli occhi scavati e il pallore preoccupante. Loro cercavano del movimento, volevano ballare. Probabilmente ondeggiare non faceva per loro, da far nostro abbiamo sorriso immaginando le loro vite di studenti fuori sede, impazziti e senza un filo conduttore tra le tentazioni di una nuova città.

Successivamente, una volta rincasati, abbiamo scopato immediatamente, mi sei venuta incontro avendo capito che nel locale l’erezione era costante. Finisce sempre così quando ti metti le gonnelline svolazzanti, non posso farci nulla. Sul luogo del concerto hai spiegato che parlare troppo non fa per te, l’onesta prima di tutto, senza volgari aperture. In camera da letto il cigolio di un letto con qualche problema ricreava quei suoni che in pochi faticano a concepire, quando il pezzo sembra dilatarsi senza attaccare mai. Armeggiando sui tuoi piccoli seni come fossero sintetizzatori ultra sensibili sviluppavamo un orgasmo non banale, perché i ritmi una volta insieme si alzano per forza. Tutto si spiega, le emozioni inedite vanno a fondersi con i retaggi del passato; pezzi di battaglia e posizioni preferite. Snobbare le cene di gala incrinando le relazioni con i conoscenti più importanti solo per provare e riprovare ad unire elettronica scura e basso limitato; il risultato era lì davanti agli occhi delle persone, così sono arrivate nuove cene e visi mai visti si affacciavano sorridenti.

Gli abbiamo regalato qualche sorriso, hanno applaudito convinti; in pochi hanno portato lamentele ed essere tacciati di eccessiva catalessi in fondo non mi spiace. Obiettivo centrato, possiamo farcela. Ti guardavano tutti, ma sinceramente mi importa poco, è sufficiente poter toccare ogni tanto quei piccoli seni, vedrai ti piacerà ogni volta

Alessandro Ferri

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