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Taylor Deupree – Somi

Data di Uscita: 03/02/2017

Lei sta leggendo Gogol’ sul divano, mentre io ascolto questi pochi suoni che avanzano tra distese di neve, nella steppa di circuiti elettrici che circonda la nostra vita di umani. Cambia pagina, si sistema il reggiseno e tiene la mano sul suo petto, continuando a leggere ancora per poco, finché non viene distratta dal cellulare. Il cielo di questa città amata e odiata è un’ovatta tenuta premuta sulla mia volontà, ma non voglio dare la colpa al cielo per la mia inazione, non voglio recitare la parte – tipicamente italiana – della deresponsabilizzazione, del dare eternamente la colpa agli altri o alle cose esterne. Tendo a naufragare ma sto imparando sempre meglio a ritrovare la retta via, la rotta che mi riconduce alla mia meta – anche se la meta non è del tutto chiara –.
Dove può portare una musica del genere? Può “elevare lo spirito” forse, può far germinare uno stato spirituale più alto, mostrando la realtà circostante, la contingenza nella quale spesso affoghiamo, come qualcosa di semplice, come un volo d’api nella danza infinita dei corpi.
Dalla mia sinusite fioriscono visioni selvagge: un lupo ringhiante mi fissa negli occhi, col pelo irto e rabbioso pettinato dalla spietatezza di questo vento gelato che io respiro con gioia; di colpo il lupo scappa e guardando alla mia sinistra vedo dei folli a cavallo che puntano dritto col fucile; io soffio davanti a me creo un muro di ghiaccio dietro al quale i cavalieri devono fermarsi, bestemmiare e poi girarsi; il lupo fa un inchino e mi mostra, con uno scatto della testa, la direzione per tornare alla “realtà”.
Lei è ancora sul divano e sta passeggiando sulla Prospettiva Nevskij, arricciandosi i capelli già ricci e tragici, grattandosi un sopracciglio, roteando il piede destro, con la gamba accavallata su quella sinistra. Ho il frigorifero vuoto, un lavoro che non mi fa lavorare, gli studi fermi, l’amore in malora, progetti arenati, scritture naufragate, i denti delicati, tre frecce conficcate nel petto, eppure tremo di gioia, trattenendo a stendo una risata che agisce come una lima sugli angoli grezzi della mia esistenza. Ho un bluebird nel mio cuore la cui bellezza non mi fa più piangere.
Una donna africana, dalla risata di una leonessa, mi ha detto che nella vita si cade e ci si rialza sette volte, e ogni volta che ci si rialza le cose perdono peso, danno meno dolore. Forse il mio sorriso dipende da questo o dal fatto che io mi sforzi di posare uno sguardo uguale sul dolore e sulla felicità, cercando di non attaccarmi al frutto degli atti; o forse la vita è davvero una burla, una balorda congerie di vite e di eventi, con un Essere che non è l’ente ma che si disgrega in infiniti e infinitesimali enti, in un disordinato ordine di esserci che fluttuano, che volano come uccelli che sanno dove andare ma non ne sono coscienti.

Marco Di Memmo

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