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Top Ten 2016 – Giulia Matteagi

1. David Bowie – ★ [Blackstar]

 

Data di Uscita: 08/01/2016

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“Per rinascere devi prima morire!”
Ad una velocità che pareva supersonica l’astronauta Tom cadeva giù dalle nuvole, insieme a quel Sir. D. B. che nel frattempo gli urlava contro, o forse voleva solo consolarlo ma a quella velocità lì si poteva solo urlare, per farsi capire.
“Per scendere sulla terra rotonda, bisogna prima volare!”
Da dove DIAVOLO venisse quell’individuo non lo sapeva nessuno. Non lo sapeva l’astronauta Tom, che nella navicella con cui avrebbe dovuto raggiungere il pianeta Marte non lo aveva mica visto. E se non lo aveva visto significa che non c’era, poiché l’equipaggio delle navicelle spaziali è molto ridotto: ci si conosce tutti.
“Come puoi ancora sorridere, se prima non avrai pianto?”
Insisteva, Sir D. B. Insisteva nel guardarlo cadere giù, insisteva con quella sua voce così potente e delicata, forte e posata, protagonista ma non invadente. Insisteva poiché sapeva che l’astronauta Tom stava sbagliando tutto.
“Per rinascere ti dico che devi morire!”
Si sbagliava l’astronauta Tom, così come si era sbagliato il profeta mentre recitava i versi de LA STELLA, poiché aveva creduto alle parole di Satana scambiandole per quelle dell’arcangelo Gabriele. Gabriele era allora intervenuto per rimettere a posto le cose, e lo stesso stava facendo Sir D. B. con l’astronauta Tom: rimetteva a posto le cose.
L’errore stava tutto nella scelta dell’astronauta Tom di andarsene dal pianeta Terra; non che le sue ragioni fossero di poco conto anzi, ne aveva ben donde. Non si era mai sentito in vita sua un essere mondano, una creatura terrestre. Con il passare degli anni il senso di alienazione con cui conviveva fin da prima dell’adolescenza era divenuto talmente insopportabile che non trovava altra soluzione da quella di andarsene lontano.
Molto lontano.
Su Marte. Era convinto che la vita su Marte fosse di gran lunga migliore di quella sulla Terra o, quantomeno, più vicina alle sue corde.
Sbagliato! Gli uomini non sanno che la soluzione a questo tipo di problema non è la fuga. No.
Quella che Sir D. B. cercava di fare era convincere l’astronauta Tom delle meravigliose potenzialità della RINASCITA. In sintesi: invece di salire su una navicella e volar via verso un’odissea spaziale di dubbia riuscita bisognava morire.
Per poi rinascere, ovviamente.
Ma rinascere come?
Rinascere IMMORTALI.
Con la sua dipartita, l’astronauta Tom avrebbe fatto perdere ogni sua traccia, e tutti se ne sarebbero presto dimenticati. E in cambio di che cosa??
Della desolante realtà marziana. O di un’eterna deriva nello spazio, verso i confini dell’universo. Ne valeva davvero la pena??
Secondo Sir D. B. no, non ne valeva affatto la pena; l’idea di scomparire per sempre può sembrare davvero geniale in certi momenti, ma con il passare del tempo può capitare di pentirsene e non si può tornare indietro.
Meglio morire immolandosi alla più nobile delle cause; morire per rinascere è una delle cose più difficili che l’uomo possa fare, poiché prima di morire bisogna realizzare qualcosa di davvero memorabile. Qualcosa di gigantesco. Qualcosa di iconico. Magari un’opera d’arte, una legge rivoluzionaria; si può scoprire una terapia per un male incurabile o si può trovare una soluzione al problema della fame nel mondo. Si può ristabilire la pace fra paesi in guerra, si può scrivere un romanzo meraviglioso oppure si possono cantare canzoni stupende.
Sono tantissime le cose che si possono fare su questo pianeta, basta sceglierne almeno una e subito la vita mondana si cuce perfettamente addosso persino al meno mondano degli uomini. Anche all’astronauta Tom.

Giulia Matteagi

2. Badbadnotgood – IV

Data di Uscita: 08/07/2016

BADBADNOTGOOD-IV

Ci scattarono quella foto ai tempi del liceo. Eravamo in gita. Quattro amici accomunati dall’amore per la musica. Suonavamo già da tempo, ma non eravamo una rock band! Quando vedemmo la pellicola scoppiammo in una fragorosa risata, c’era la nostra essenza impressa in quella istantanea 8x8cm. Facce ingenue, con gli occhi chiusi o con gli occhiali da sole, espressione da duri o da persone qualsiasi, pose da supereroi o da compagni di banco, abbigliamento improbabile, eppure no. Chi l’avrebbe mai detto che avremmo fatto tanta strada assieme, che ci avrebbero pubblicato i dischi con quell’assurdo nome “badbadnotgood” stampato sulla copertina. Facemmo un patto, avremmo usato quell’immagine con gli asciugamani legati in vita per il nostro disco più rappresentativo, quello più jazz di tutti. Immaginare i critici musicali a maneggiare un disco così e a scriverne seriamente, ci galvanizzava. Non sarebbe mai successo, o forse sì. Quest’anno abbiamo onorato la promessa.

Il jazz è una cosa seria
Il jazz è diletto

Il jazz è sudore
Il jazz è spensieratezza

Il jazz è testa
Il jazz è cuore

Il jazz è malinconia
Il jazz è allegria

Il jazz è complesso
Il jazz è semplice

Il jazz è strumentale
Il jazz è cantato

Il jazz è tradizione
Il jazz è rivoluzione

Il jazz è vecchio
Il jazz è giovane

Il jazz è matematico
Il jazz è sensuale

Il jazz è purezza
Il jazz è contaminazione

Il jazz è per pochi
Il jazz è per tutti

“IV” è il disco jazz dei Badbadnotgood.

Maurizio Narciso

3. Anderson .Paak – Malibu

 

Data di Uscita: 15/01/2016

Anderson .Paak - Malibu

Vivo in una città che la mattina si sveglia senza colori e senza ricordi. La mia casa è dall’altra parte del golfo e, quando esco sul terrazzo con nelle mani una tazza di caffè bollente e un vibratore finito non so come dentro l’acquario, vedo il sole riflettersi sullo specchio d’acqua che bagna Malibù, accecando chiunque provi a delineare con lo sguardo i contorni del suo corpo, e spargendo una tinta color nero su quelle anime costruite con acciaio, cemento e vetro.

The idle mind is a dangerous place to be left in
crazy, exotic and love all wrapped in one.

Sono questi gli unici momenti della giornata in cui vengo lasciato solo, al riparo da domande indiscrete sul mio futuro come artista e come uomo. Mi massaggio i polsi per riattivare la circolazione, interrotta per l’uso prolungato delle manette che mi hai fatto indossare la scorsa notte.
Non posso dire di essere in grado di elaborare pensieri complessi.
Non dopo averti vissuta in quel modo.
La prima volta che abbiamo fatto l’amore ti contorcevi come una strega sulla pira, avvolgendomi con ogni centimetro della tua pelle. Mi respiravi addosso tutta la tua voglia, occludendo ogni mio poro con un denso vapore uscito da turbine impazzite comandate da un marchese ripudiato.
Il giorno dopo ho scritto la prima canzone del mio album. Un pensiero cristallizzato per renderlo esplicito, a te e a chiunque abbia vissuto questa irresistibile rivoluzione percettiva.

Strawberry season

Ti ho vista all’inizio della stagione delle fragole, quando gli armadi si riempono di ricordi invernali e la storia delle spiagge è una pagina bianca che attende solo di essere scritta da più mani. Conosco tutte le stagioni di semina e coltivazione, una passione che mia madre mi aveva tramandato.
Non è vero.
È una bugia che mi raccontavo quando ero un ragazzino, mi riempivo la testa con mia madre è una contadina per nascondere la verità.
Le voglio ancora bene. Le passo dei soldi, di tanto in tanto. Se lei riesce a vincere al casinò allora mi dà metà delle vincite, anche se non ne ho bisogno. Penso lo faccia perché le ricorda il periodo in cui mi infilava qualche dollaro nel taschino della camicia, vatti a divertire… e poi fila dal reverendo a confessarti.
Sei arrivata su una longboard viola indossando un cappellino con la visiera all’indietro, un costume da bagno, un paio di shorts, l’ultimo iPhone. Ti sei fermata davanti al Disco 54, rifugio di pelle abbronzata, mojito, e riflessi sensuali.
Serviva altro?

Volume one was too heavy for you frail niggas
So I got leaned like codeine and pills

Verrò dopo a scoprire se il tuo nome suona bene pronunciato accanto al mio. Prima devo finire di scrivere questa strofa.
La dedico ai nigga come quelli che stanno giocando a basket davanti a me, attirati da gioielli luccicanti, macchine modificate, vibrazioni.
Io?
Io sono come loro.
E quando la canzone che state ascoltando sarà finita, avrò conquistato una fetta dei vostri sogni.

Don’t stop now, keep dreaming

Filippo Righetto

 4. Not Waving – Animals

Data di Uscita: 04/02/2016

Not Waving - Animals

SB: Pronto?

MDU: Pronto.

SB: Marcello!

MDU: Eccomi!

SB: Allora, è Vittorio Mangano.

MDU: Eh!

SB: …che succede se ha messo la bomba.

MDU: Non mi dire!

SB: Sì.

MDU: E come si sa?

SB: E… da una serie di deduzioni, per il rispetto che si deve all’intelligenza.

MDU: Ah, è fuori?

SB: Sì, è fuori.

MDU: Ah, non lo sapevo neanche.

SB: Sì; questa cosa qui, da come l’ho vista fatta con un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto… è stata fatta soltanto verso il lato esterno. Secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui ha messo una bomba.

MDU: Alla Mangano, sì sì.

SB: Un chilo di polvere nera, cioè proprio il minimo…

MDU: Sì, sì, cioè proprio come dire mi faccio sentire, sono qui presente.

SB: Sì. Uno: “ma è arrivata una raccomandata, caro dottore?” Lui ha messo una bomba.

(Risate)

MDU: Lui non sa scrivere!

(Risate)

SB: Su con la vita!
(…) la verità ai carabinieri gli ho detto, (…) telefonata, io trenta milioni glieli davo. Scandalizzatissimi. “Come trenta milioni?! Come?! Lei non glieli deve dare, noi l’arrestiamo!” Gli dico: “Ma nooo, su’, per trenta milioni!” Poi mi hanno circondato la villa, no? (…) sera siamo usciti, io e fedele dalla macchina, paurosissimi (…)

MDU: Ormai non sei uscito più.

SB: Poi casomai vediamo.

MDU: Va be’, sentiremo…

Un urlo interrompe il filo dei pensieri, poi un battito nero, più scuro di quel chilo di polvere lì. 5 minuti e 27 secondi dove non si pensa più a niente, nemmeno al marcio più denso, a quello che, se ci rifletti, non ti fa più respirare. L’urlo prosegue a cadenza fissa e anche il martello ora batte ora no, ora batte ora no. Inizia a muoversi tutto il corpo, è una danza oppure uno spasmo muscolare? Non importa, sei nel ritmo e si continua, si continua, si continua, si continua. Alla fine sorridi, ma non è stata una farsa, hai solo svuotato la mente.

PC: Don Raffaè voi politicamente, io ve lo giuro sarebbe ‘no santo, ma ‘ca dinto voi state a pagà e fora chiss’atre se stanno a spassà. A proposito tengo ‘no frate, che da quindici anni sta disoccupato, chill’ha fatto quaranta concorsi, novanta domande e duecento ricorsi, voi che date conforto e lavoro, eminenza vi bacio v’imploro, chillo duorme co’ mamma e co’ me, che crema d’Arabia ch’è chisto cafè!

Maurizio Narciso

5. Nicolas Jaar – Sirens

 

Data di Uscita: 30/09/2016

Nicolas Jaar – Sirens

Rimossi le ragnatele e la polvere come se stessi scartando un regalo. Quella scatola ritrovata per caso era stata nascosta dal passare degli anni e dall’accumulo di cianfrusaglie che ne consegue. Più volte mi sono interrogato su questa mia propensione a conservare oggetti privi di un vero significato ma non sono mai riuscito a darmi una spiegazione. Volantini di serate alle quali non sono mai andato. Ninnoli di cui qualcuno voleva disfarsi. Piccoli cimeli trovati per strada. Di alcuni sono sicuro di averli tenuti perché convinto segnassero un momento che per qualche motivo ritenevo importante e di cui invece non tengo memoria alcuna. Altri, invece, si sono ritrovati nella mia stanza per il semplice fatto di soddisfare la mia idea di estetica. Ciò di cui sono sicuro è di non aver mai catalogato niente. Catalogare mi annoia e non trovo dia a questa stratificazione di caos nessun significato illuminante. E trovare il cuore di gettare qualcosa è sempre difficile Mi sembra di commettere un torto nei confronti di un me stesso ormai passato. Eppure sono sicuro che non me ne vorrebbe. Come io ora non ne vorrei ad un me futuro che decidesse di buttare quel biglietto del cinema che da una settimana mi guarda dal comodino sul quale l’ho lasciato.
Quella scatola un tempo conteneva un televisore. Un modello ormai superato ma non poi così vecchio. Le scritte in spagnolo suggerivano fosse stato acquistato in Cile e che mi avesse poi seguito quando feci ritorno in America. Dentro trovai un piccolo tesoro. La sorpresa di ritrovare delle cassette datate lo scorso millennio fu inebriante. Mi sentii come Schliemann di rientro a casa da degli scavi in terre lontane. D’improvviso mi avvolse quella stanchezza che prende dopo un interminabile viaggio una volta messo piede tra le tiepide mura domestiche. Subito dopo venni pervaso dal sollievo del ritorno. Quindi, con il sorriso tra le labbra, mi si inumidirono gli occhi.
Tra i vari oggetti che ho conservato pur nella convinzione che non mi sarebbero più tornati utili ritrovai un adattatore VHS-c/VHS ed un videoregistratore. Le memorie più vivide che conservo di quest’ultimo, sorprendentemente, erano memorie tattili. I tasti, la cassetta che ti viene gentilmente strappata dalle dita, le vibrazioni, convulsioni meccaniche, mentre il nastro ritornava tra le mani. Reperire i cavi ed un computer non fu il benché minimo problema.
Il video era pervaso da quella luce particolare che ha cessato di esistere all’inizio di questo secolo quando la qualità video ha cominciato con ambizione ad avanzare verso l’alta definizione. Sullo sfondo il muro di un piccolo appartamento newyorkese. Con una voce squillante rispondevo a mio padre. Gli raccontavo una storia. Ed era colorata. Ed era variopinta. Fu chiara, in quel momento, la distanza che aveva dovuto percorrere la mia musica per arrivare fino a qui oggi.

Había una vez un pajarito que estaba volando.
Y ahí, había un señor con una pistola muy grande e hizo así
[…]
Y ahí, estaba caminando en un pastel muy chiquitito,
y estaba cantando. Y ahí vino un leòn! Caminando y… Roaaaar!

Pietro Liuzzo Scorpo

6. Powell – Sport

 

Data di Uscita: 14/10/2016

Powell - Sport

Ciao Oscar, come stai? Parlaci del tuo ultimo disco, “Sport”.

Living this life as an artist can feel very much like being trapped inside a giant game – there are ups and downs, you’re fighting, training, preparing, performing. So this is definitely a game to me. I’m not playing ‘the game’, but I am playing a game. This is sport.

Perché lo hai chiamato “Sport”?

Sport isn’t about football and athletics. It’s because Sport is a powerful word that means a lot to a lot of people, it inspires a range of emotions, it inspires devotion.

E’ un disco punk?

It’s 14 tracks of difficult to categorise music, that draws on the spirit of punk.

1) Because it samples punk; using its sonics in a modern way.

2) Because it embraces the spirit and attitude of railing against everything else – big festival circuits, dry social media profiles and ‘music that people will like’

However, Sport is not mindlessly aggressive.

Lasciaci qualche consiglio per noi giornalisti.

Refrain from using terms such as ‘no-wave techno’, ‘grey-scale industrial textures’ or ‘hard-as-nails technoise’. It’s a good idea to actually listen to the music before you attempt to pigeon-hole it. Don’t ask me for exclusive content to accompany your piece – there are enough shit mixes on the internet without having to trainwreck 60 mins of music that was never meant to go together.

Questa intervista non è mai avvenuta; questa intervista accade di continuo.

Maurizio Narciso

7. Lorenzo Senni – Persona

 

lorse Data di Uscita: 11/11/2016

Spio con un occhio dalla fessura di una porta che l’esercito malvagio
non si prenda più gioco di me.
Una busta due tre quattro e due di là.
Una busta due tre quattro e due di là.

Lo spioncino si faceva più lungo, stretto e lungo: visione angolare al massimo 40° di visuale,
l’iride si era ridotto a uno spillo sottilissimo. Attentissimo, un cazzo di sistema di sorveglianza laser una occhio-sorveglianza a raggi infrarossi collegato allo spioncino della porta non sarebbe entrato nessuno… forse.

Maledette, maledetti: il problema non era tanto dato dall’esterno, l’esterno lo sorvegliava l’occhio e da quella porta non sarebbe entrato nessuno, che fosse polizia, carabinieri, esercito, battaglione San Marco, caschi blu dell’Onu nessuno, non sarebbe entrato nessuno.
Il problema era dentro -pensó- un’ unica stanza, serrande serrate, il tavolo era compagno di giochi: un piatto, un bicchiere, accendino, sigarette, vecchia carta di credito, accendino, sigarette, vecchia carta di credito.
Cinque euro arrotolate, l’estremità tra muco e sangue, ma lo sguardo era sicuro aveva sconfitto la prima ondata di cimici carnivore fucsia, ci aveva rimesso solo un po’ di pelle. Mordevano le maledette e iniettavano il veleno del prurito.

Apri un altra busta morso al sacchetto e sputare la plastica in terra 5 buste 5 sputi la speed gialla color stabilo boss si espanse nel piatto.
5 euro, muco, sangue e strisce gialle, 5 euro, muco, sangue e strisce gialle.
Energia vitale stamina + 50, ultima busta power up stamina +100, partì in testa una musica di un vecchio videogame. Stava tornando l’ esercito fucsia pronto a mordere e a iniettare dappertutto.
Abbattere la prima legione, il divano finì a pezzi ma un uomo solo non può nulla con un esercito che vola, che si muove veloce così veloce. Doveva arretrare, schiacciarsi contro la porta e attivare la sua occhio-sorveglianza per difendere il suo corpo: ormai erano addosso, strisciavano sulle braccia e sotto pelle. Prese un coltello seghettato e grattó, doveva togliere quanto più veleno possibile e non importava del sangue, doveva estirpare eliminare uccidere.
Come arrivò a tagliarsi l’ultimo dito del piede destro fu questione di un attimo, un sega, ossa cazzo era pronto ad entrare nuovamente in battaglia. Medicazione da guerra con fogli di gazzetta rosa, fucsia, mimetizzazione attiva ma ormai aveva paura.
Guardò il crocefisso appeso nella stanza, era rimasto Dio: “Dio ascolta, ascolta chi ti prega, chi ti parla, il tuo nobile soldato, crociato salvatore dell’umanità”.
Si sarebbe fatto delle stigmate in segno di devozione, sì signore cercò un coltello e un martello, una cosa che nemmeno Michelangelo: arte per devozione su carne viva. “Per te, o Signore” e spinse il coltello nei palmi delle mani. Nessun dolore, nessun rimpianto e dal tavolo si alzò Dio di riflesso.
Energia pura.
“Signore dei signori ti prego -mai più!- aiutami a vincere, ti prego -mai più!-“
Preghiere e devozione: “se vinco, mai più”.
I pompieri elusero facilmente l’occhio-sorveglianza, cadde.
Uno schiavo di Dio ma vincitore
Medaglia d’oro al valor civile della droga ma vincitore.

Mirko Carera

 8. Beyonce – Lemonade

 

Data di Uscita: 23/04/2016

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Ho scelto di parlare di me poiché è l’argomento sul quale sono sempre più preparata.
Come quando nei lavori di gruppo mi forzavo a limitare il mio contributo per evitare che uscisse troppo dal risultato comune, e se vi ricordate bene com’è andata a finire non ero proprio tagliata per la dimensione corale.
D’altra parte perché ingabbiare un uccello libero e leggiadro in una rete di costrizioni, corde e pesi?
Non mi va nemmeno di attendere decenni per un triste e nostalgico memoriale dei tempi che furono, la malinconia non mi si addice e voglio celebrare in prima persona con tinte sgargianti, squilli di tromba e cazzotti di chiaroscuri ben assestati.
La festa è ora e adesso, è una mostra antologica, è un disco, è un film in cui le sequenze sfumano l’una nella successiva, nonostante i contesti mutino netti e farebbero pensare a una gran confusione piuttosto che a una personalità sfaccettata e ciononostante coerente.
Ho invitato voi tutti, dagli amici della prima ora, agli ultimi incontrati e aggregatisi durante il cammino: è molto bello quando ti accorgi che aver seminato con costanza ti regala fiducia anche da parte di chi meno, apparentemente, te lo potresti aspettare. Sfogliando le pagine di questo capitolo di vita così pieno ed entusiasmante, le istantanee sulle quali soffermarsi sono così tante che quasi ho perso il conto: mi sono smarrita tra le pieghe di tradimenti subiti, chiedendomi se fosse preferibile essere gelosa, pazza, o entrambe; ho cercato la vendetta vestendomi col giusto colore, il giallo, e distruggendo automobili con una mazza da baseball; ho nuotato nell’apatia e ho faticato per una riappacificazione interiore ma alla fine l’ho ottenuta, come una epifania. La mia storia profuma di America, da boschi incontaminati a scenari urbani di New Orleans, una strada di città brulicante di persone e un enorme stadio vuoto; le bandiere degli States sventolano di proverbiale fierezza, sono nata in Texas ma dalla Lousiana tutto ebbe inizio. Ci sono le nonne, bagaglio di amore e di infiniti insegnamenti tramandati con il cuore e con gli aneddoti, c’è mio marito, c’è la storia del mio popolo che ha subito discriminazioni non ancora sopite, c’è la storia di ogni donna, alla fine. Proprio per questo i toni non potevano essere monocordi, c’è spazio per l’r’n’b, per il rock, per l’hip-hop, il pop e anche – addirittura – per poesie altrui recitate; sono accorsi a prestarmi voci e mani artisti verso i quali è difficile decidere se provare più affetto o stima.
Vi aspetto all’ingresso, a scostare il sipario di velluto per farvi accomodare e a dispensare grossi sorrisi – giovialità e autocompiacimento ben fusi assieme, a mitigarsi tra loro – siedo al vostro fianco e sussurro frasi giuste accostate a gesti altrettanto adeguati, svelo segreti a ciascuno e strizzo l’occhio con fare complice ma poi salgo in cattedra a impartire la lezione più importante di tutte, che è quella della vita in salsa musicale. Vi frusto e vi abbraccio, vi ammonisco e vi consolo, e vi accompagno anche a casa rimboccandovi le coperte quando la burrasca dei tormenti si è finalmente acquetata. È la mia storia, sì, ma il linguaggio è universale e sfido io a non riconoscervi in nemmeno un frammento, a non provare un brivido di imbarazzo accorgendovi che siete anche voi sotto i riflettori.
Ho scelto di parlare di me, ma è stato come parlare di ognuno di noi.

Federica Giaccani

 

9. I cani – Aurora

 

Data di Uscita: 29/01/2016

I Cani - Aurora

Giorgio Della Vedova giaceva a terra, gli occhi aperti ancora increduli di chi nemmeno se ne è accorto, probabilmente non si era nemmeno spaventato, nemmeno aveva avuto il tempo di realizzare che non era il corriere con le Sneakers omaggio che qualche brand gli aveva inviato subito dopo la fashion week.
Il sette e sessantacinque era stato un lampo, un flash entrato dalla fronte durato il tempo di spegnere un interruttore e uscire dalla nuca. Carlo Balzani vedeva il pavimento di cotto macchiarsi di un sangue che no, non era sciroppo e no, non era salsa al pomodoro e per quanto di un pregevole rosso, non aveva nulla di fashion o a la mode. Il braccio era abbassato sempre teso ma abbassato. Giulia Gregucci guardava fisso quel corpo morto non ancora bianco ma sicuramente morto e pensava che qualunque fosse il motivo, e il loro era un ottimo motivo, un morto era sempre un morto e non era assolutamente vero che un colpo di pistola è come un petardo.
Sarebbe stato un omicidio politico, un sicuro evidente e chiaro omicidio politico. Si sarebbero dichiarati prigionieri politici, si sarebbero difesi creando panico rifiutando difese d’ufficio, rivendicando un preciso progetto di destabilizzazione.
Un nuovo movimento fatto di cani sciolti senza ambizioni politiche né di destra né di sinistra ma fatto solo di nobili pensieri. Un movimento lontano dalle sale sudicie di fumo e rum dei sinistroidi e avverso antagonista e nemico di questi fascistelli in Rayban, Stan Smith bianche e liberi pensieri.
Giulia Gregucci e Carlo Balzani avevano appena tirato un colpo in testa a Giorgio Della Vedova la cui unica colpa era quella di avere un blog in cui parlava di cappotti color cammello jeans stretti e qualche brand parigine da 309 euro a felpa.
Giulia Gregucci e Carlo Balzani avevano sdraiato il povero Giorgio per affermare il diritto alla cultura, all’amore nato dentro una Feltrinelli, alle birre da 2 euro a bottiglia, alle notti su una panchina in zona Appio latino a parlare di Benni e Banana Yoshimoto a difendere i dischi che comprano in dieci e la loro critica musicale. Era un evidente e chiarissimo omicidio politico, contro la dissolvenza della società moderna, contro la pochezza dei blog di moda e Instagram, le foto dei gattini in mezzo alla critica su Saviano e i Je suis Charlie.
Le sirene ululavano in tonalità fissa Giulia e Carlo si inginocchiarono buttarono la pistola a qualche metro e con mani sulla nuca si guardarono negli occhi ripetendosi non finirà un ultima volta prima della violenza delle manette dell’isolamento del raggio che li avrebbe accolti e separati. Attesero con sguardo fisso a pattuglia Torino 1 che trafelata ed armi in pugno arrivò sul pianerottolo, nessuno disse nulla o almeno loro non lo sentirono.
Google stava per ricevere i nomi di Giulia e Carlo pronto a consegnarli alla storia 2.0 fatta di ricerche a notte fonda foto rubate e curiosità dai social per quello che assolutamente era e rimaneva un omicidio politico.

Mirko Carera

10. Radiohead – A Moon Shaped Pool

 

Data di Uscita: 08/05/2016

Radiohead - A Moon Shaped Pool

La chitarra pizzicata nel vuoto fa uno strano suono.

“Ecco il suo strumento, adattato per le condizioni richieste, può portarlo tranquillamente in orbita” mi ha detto quel buffo ingegnere che mi ha consegnato il legno.

Dall’oblò si vede già la bianca meta, manca poco e sarò il primo musicista ad aver suonato sulla luna. La gente sotto di me si aspetterà un Neil Young blues col cappello di paglia e spiga di grano tra i denti, sotto il casco, invece riceverà qualcosa di diverso, di minimale ma sofisticato, di algido ma emozionante.

Faccio le prove al buio, mentre i miei compagni di viaggio sono tutti a pranzo nel modulo sopra al mio. Da qualche giorno non ho appetito, mangio giusto il necessario. Ma sto bene, mi avevano avvertito riguardo la probabile inappetenza durante il volo.

Siamo a dieci metri l’uno dagli altri, ma separati da un portellone a chiusura ermetica che gli ho pregato di non aprire quando suono. Ci si sente soli in una maniera strana, quassù, l’ho capito solo ora. Eppure è una condizione perfetta per comporre musica, al mio ritorno avrò idee per almeno 3 o 4 dischi.

Ma ora quello che importa è lo show lunare. Il primo pezzo sarà lungo 6 minuti e 26 secondi, l’ho chiamato “Daydreaming”. Spero che possa essere compreso, rappresenta quello che sono io in questo momento, c’è la malinconia che mi ha spinto in questa avventura, quella che è l’antidoto della tristezza.

Naturalmente io suonerò per davvero, anche se nessuno dei miei amici sentirà niente; gli abitanti della terra vedranno delle immagini sfocate, sulle quali saranno aggiunti i suoni che sto registrando in viaggio. Strana operazione, starete pensando, ma è l’unica possibile perché lassù nessun battito si propaga.

Quindi tengo a mente la lunghezza complessiva di tutti questi scheletri ritmici che ho composto e che eseguirò in mezzo alla polvere. Mi immagino già i miei compaesani canadesi in costume da bagno, ad ammirare il concerto davanti la tv portata in giardino, a debita distanze dalla loro piscina a forma di luna…

Eh sì, la chitarra pizzicata nel vuoto fa uno strano suono.

Maurizio Narciso

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