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Vanessa Anne Redd – Behind the Wall

Data di Uscita: 07/10/2016

Vanessa Anne Redd - Behind the Wall

Quest’anno pensavo di aver capito tante cose, pensavo di aver messo a posto la mia vita, perdendo quasi quindici chili, perdendo parte della mia rabbia, del mio cinismo, del mio nichilismo, ma in realtà non ho capito niente. Quando arriva la sera giunge quel sentimento in incompiutezza, di cecità, una mancanza di forza per sopportare i dardi del destino. Ma viene anche altro.
Viviamo da secoli nella credenza che la storia abbia un percorso lineare, di progresso, e così anche la storia personale, quella che chiamiamo vita anche se non è altro che il susseguirsi di vite diverse. Questa nostra storia, queste storie, tutte queste vite sono fatte a pieghe, sono macchiate, piene di salti, di pause, di sfumature che modificano completamente, con estrema lentezza, i colori.
Ho vissuto sempre esposto alla luce, agli abbagli, nonostante amassi e ami tutt’ora l’ombra, ma non l’oscurità. Vivo in una possibilità continua, in una potenzialità fondamentalmente inespressa, vivo dietro a un muro non troppo alto ma abbastanza da non essere arrampicato da un pigro. Eppure mi riassale un’energia profonda, uno scandalo di gioia tra le pieghe del dolore: sono vivo.
Ho una indolente sete di bellezza, un germe di creazione nelle patologie della mia immaginazione, ma tutto va lento, come in un cammino che porta lontano. Sono pieno di oggetti che non desidero, di un piano giocattolo regalatomi dal mio più grande carnefice, delle brutte librerie, mentre vorrei cose che non ho, materiali e immateriali. Ma questo è piuttosto banale.
L’unica fede vera che mi è rimasta è quella nella bellezza, ma non in una bellezza che insegna, che guida, che profetizza: io credo in quella bellezza che si sente, nella voluttà estetica che ci fa tracimare, facendoci uscire dal domino della “realtà” per arrivare in un universo dall’estatico piacere, a volte forte, a volte delicato, religioso o eretico, ortodosso o eterodosso.
Che sia la parola o il suono, che sia la corda vibrante di una viola o un verso folle memore di Montevideo, che sia la venatura danzante di un ulivo scavata dall’acciaio di uno scalpello, che sia una luce serale tanto orizzontale da sembrare astratta. Che sia la sola bellezza a travolgermi, a colpirmi, a dissanguarmi, a nutrirmi, a farmi desiderare ancora di essere uomo.
Che io possa vedere tanto il crepuscolo quanto ogni alba, che io possa essere fonte di una lunghissima ombra mattutina. Che a ogni fine corrisponda un inizio, che a ogni preghiera corrisponda un atto di volontà, che a ogni sofferenza segua la comprensione di qualcosa. Che a ogni addio si affacci un buongiorno inedito, che dopo ogni pioggia dalla terra esca un germoglio.

Marco Di Memmo

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