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Léonore Boulanger – Feigen Feigen

Data di Uscita: 16/09/2016

Léonore Boulanger - Feigen Feigen

Que la rebeldía sea un rasgo
Jorge Sampaoli

Che la ribellione sia una caratteristica, la caratteristica, la raison d’être del nostro gioco; che non si pensi a difendersi, che si invada il dominio dell’avversario con la potenza della nostra insolita bellezza. Ribellarsi ai ritmi, alle armonie, alle consonanze, ai tempi, ai timbri, ai gusti, alle mode, ribellarsi a sé stessi, ribellarsi alla insopportabile retorica delle muse.
Poniamo dinanzi a tutto la bellezza e l’interesse, l’intelligenza estetica, la bellezza della costruzione, l’artigianato mentale e reale, esercitando il nostro pressing nella metà campo avversaria, in senso metaforico e non.
Che il mondo sia nato da un’interferenza non è cosa nota, tampoco si conosce la verità della mancanza assoluta di purezza – sono pure soltanto, e non sempre, le idee – ma si continua ostinatamente a parlare di cosa si deve: noi vi diciamo, cari nostri nemici adorati, che non si deve nulla. Si deve soltanto a sé stessi un atto di ribellione. In primis contro sé stessi, come già sostenuto.
Vorremmo fare della mistica pornografica, ma questo non è il luogo esatto.
Vorremmo scrivere con periodi di 73 parole ciascuno, ma non abbiamo la pazzia necessaria per farlo.
Abbiamo già celebrato in passato l’insolito, ora celebriamo il disturbo, l’interferenza, la perfezione della disparità – qui si ama farsi schiavi, diseguali, sfraternati, onde capire meglio la malfamata inarrivabile verità.
Vi sembriamo oscuri? Lo siamo.
Uno dei nostri poeti sostiene che l’esaltazione del caos sia il ritorno all’ordine, e per stavolta, nonostante disapprovazioni interne, vogliamo seguirlo.
Stringo nella mia mano il lungo pane, questa baguette che spezzerò in tre parti, pensando al contempo al corpo di Cristo e al mio corpo profano. Avrò odorato la contraddizione continua della contingenza, la consustanziazione del tempo, fattosi materia e divorato dall’umano. Porterò a casa anche un cesto di fichi, antico e apotropaico, guaritivo, per allietare la bellezza austriaca che mi si accompagna e che chiama questo frutto feige, ridendo nel pensiero di appoggiarlo sul pane con delle noci tritate e sentirne la verità tattile – tra le più nobili – tra i suoi denti e sulla sua lingua che mi leccherà la faccia come fanno i cani.
Accantonando l’odio, sublimando l’atroce ghiaccio del nostro furore, ammettiamo la bellezza di una voce muliebre, calda e cavernosa, che canta delicatamente in tedesco, e affermiamo, con dubbiosa certezza, che c’è più bellezza nel movimento centrale di una bicicletta che in tutta l’autodichiarata arte dei nostri tempi.
Vi baciamo sulla fronte, se non ci ripugnate e se ce l’avete pulita.
Allez avec dans la Paix du Christe.

Marco Di Memmo

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