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Ogoya Nengo & The Dodo’s Women Group – On Mande

Data di Uscita: 13/06/2016

Ogoya Nengo & The Dodo's Women Group - On Mande

Ricordi quando ci affidavamo alla voce? Quando sentivamo quel mistero, quella potenza sottile e mistica che dava senso al silenzio; quando vicini a quella Voce iniziale, originaria, bevevamo dalla stessa coppa la poesia, la musica, la medicina e la fede. Tutto era unito, la vita era una, la Via era chiara, da assecondare come il movimento di un cavallo.
Ci vestivamo con colori che avevano strategie come animali, mangiavamo quando avevamo fame, con quello che la terra aveva da darci. Tutti i giorni insieme.
Le mani e la mente non erano scisse, e ciò che si tritava e amalgamava nel mortaio aveva ancora dentro le suggestioni elettriche del nostro pensiero, il quale, a sua volta, era scosso ancora dai movimenti della danza, figlia anch’essa dell’onda, dell’impulso, della scossa.

Ora quei residui di ricordi, come molecole confuse di una pozione salvifica, potenziano il nostro umorismo scettico e bonario – che rimane tale anche quando flette verso il più forte e amaro cinismo sarcastico – perché sappiamo che era quella Voce sola a contare e che tutto il resto, tutte le convinzioni, tutte le certezze, tutte le teorie, tutte le scienze, tutte le leggi, sono soltanto delle approssimazioni, e che l’unica cosa vera è quell’onda madre di ogni cosa, quel vibratile mistero che è l’essenza di tutto, di ogni visibile e invisibile presenza.

Ora, se non ricordi più niente, vieni con me, seguimi fino a quei corpi danzanti per i quali la voce è materia e la materia è spirito condensato; vieni dove un sorriso ancestrale ricopre ogni cosa – perché se tutto è sacro, siamo sacri anche noi, e possiamo ridere di tutto – e vedi coi tuoi stanchi e vuoti occhi quella pienezza leggera, quella saggezza lallatoria, bambinesca, selvaggia e selvatica, autentica perché ha preso per mano la morte e l’ha fatta sedere attorno a un fuoco.
Qui si impara il silenzio, la sopportazione di sé, si impara la vita che stride e che ammutolisce.
Guarda gli oggetti: il silenzio li avvolge, li riempie, li rende fertili, nell’attesa che venga un altro oggetto a farli vibrare, a fecondarli, coscienti che per fare un suono ci vogliono due corpi.
Vieni ad ascoltare la notte, ad imparare a suonare, a ragionare, a sporcarti piedi e mani con allegrezza, a ridere sovrastato dalla potenza che è al centro – e della quale siamo parti, non motori –.

Marco Di Memmo

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