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Autechre – elseq 1-5 (Top Ten 2016)

Data di Uscita: 19/05/2016

Autechre - elseq 1-5

Alla redazione del Lipetskaya Nedelya la polizia inviata da Mosca spiegò perfettamente come muoversi: “Il buon andamento della nostra Società deriva da un alto grado di segretezza, contiamo su di voi per non diffondere materiale poco utile al Popolo”. Il Direttore del giornale ricevette in regalo una scorta di Belenkaya infinita, il silenzio divenne totale. A parte Mikhail e Victor, due che se non fossero stati di turno per interessarsi ai crescenti numeri di ubriaconi assiderati sarebbero potuto morire, in quanto amici stretti dei cadaveri.
Nel tempo libero fecero esaminare oggetti ritrovati a distanza di tempo sul luogo dell’impatto, una composizione ultraterrena faceva digrignare i denti degli scienziati al laboratorio sotterraneo. Non vi era alcun dubbio: solo un’intelligenza artificiale poteva realizzare una tale sostanza, fondendo metalli di tal genere. I suoni scaturiti dal taglio di particelle capaci di trasformarsi al cambio di temperatura, la nuda roccia e la natura umana non poteva spiegare tale situazione.
Le ricerche furono bruscamente interrotte da una denuncia, un tempo – e ora la situazione è pressoché identica – le spie venivano infiltrate ovunque.
Mikhail non si diede mai per vinto, prima di venire freddato dalla polizia segreta nel porto di Vladivostok. Trovare un senso alla morte dei suoi amici, e a qualcosa di più grande divenne rapidamente il suo unico scopo, a costo di farsi licenziare dalla redazione, e infine della vita stessa. Si era informato, era entrato in contatto con i giornalisti del Magadanskaya Komsomolets per avere dei pareri. La sua passione per quella musica praticamente classica, trasfigurata in ambient ed elettronica stellare, aveva delle inquietanti sovrapposizioni con l’accaduto? La difficoltà nello scremare tra buio ed improvvisi bagliori nel cielo, perdendo ogni punto di riferimento umano, delimitando l’evento non come frutto del caso, ma captando un segnale esterno, alieno. Un liquido sparato nel proprio bulbo oculare, l’ultimo suo ricordo.

Alessandro Ferri

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