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Beyoncé – Lemonade (Top Ten 2016)

Data di Uscita: 23/04/2016

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Ho scelto di parlare di me poiché è l’argomento sul quale sono sempre più preparata.
Come quando nei lavori di gruppo mi forzavo a limitare il mio contributo per evitare che uscisse troppo dal risultato comune, e se vi ricordate bene com’è andata a finire non ero proprio tagliata per la dimensione corale.
D’altra parte perché ingabbiare un uccello libero e leggiadro in una rete di costrizioni, corde e pesi?
Non mi va nemmeno di attendere decenni per un triste e nostalgico memoriale dei tempi che furono, la malinconia non mi si addice e voglio celebrare in prima persona con tinte sgargianti, squilli di tromba e cazzotti di chiaroscuri ben assestati.
La festa è ora e adesso, è una mostra antologica, è un disco, è un film in cui le sequenze sfumano l’una nella successiva, nonostante i contesti mutino netti e farebbero pensare a una gran confusione piuttosto che a una personalità sfaccettata e ciononostante coerente.
Ho invitato voi tutti, dagli amici della prima ora, agli ultimi incontrati e aggregatisi durante il cammino: è molto bello quando ti accorgi che aver seminato con costanza ti regala fiducia anche da parte di chi meno, apparentemente, te lo potresti aspettare. Sfogliando le pagine di questo capitolo di vita così pieno ed entusiasmante, le istantanee sulle quali soffermarsi sono così tante che quasi ho perso il conto: mi sono smarrita tra le pieghe di tradimenti subiti, chiedendomi se fosse preferibile essere gelosa, pazza, o entrambe; ho cercato la vendetta vestendomi col giusto colore, il giallo, e distruggendo automobili con una mazza da baseball; ho nuotato nell’apatia e ho faticato per una riappacificazione interiore ma alla fine l’ho ottenuta, come una epifania. La mia storia profuma di America, da boschi incontaminati a scenari urbani di New Orleans, una strada di città brulicante di persone e un enorme stadio vuoto; le bandiere degli States sventolano di proverbiale fierezza, sono nata in Texas ma dalla Lousiana tutto ebbe inizio. Ci sono le nonne, bagaglio di amore e di infiniti insegnamenti tramandati con il cuore e con gli aneddoti, c’è mio marito, c’è la storia del mio popolo che ha subito discriminazioni non ancora sopite, c’è la storia di ogni donna, alla fine. Proprio per questo i toni non potevano essere monocordi, c’è spazio per l’r’n’b, per il rock, per l’hip-hop, il pop e anche – addirittura – per poesie altrui recitate; sono accorsi a prestarmi voci e mani artisti verso i quali è difficile decidere se provare più affetto o stima.
Vi aspetto all’ingresso, a scostare il sipario di velluto per farvi accomodare e a dispensare grossi sorrisi – giovialità e autocompiacimento ben fusi assieme, a mitigarsi tra loro – siedo al vostro fianco e sussurro frasi giuste accostate a gesti altrettanto adeguati, svelo segreti a ciascuno e strizzo l’occhio con fare complice ma poi salgo in cattedra a impartire la lezione più importante di tutte, che è quella della vita in salsa musicale. Vi frusto e vi abbraccio, vi ammonisco e vi consolo, e vi accompagno anche a casa rimboccandovi le coperte quando la burrasca dei tormenti si è finalmente acquetata. È la mia storia, sì, ma il linguaggio è universale e sfido io a non riconoscervi in nemmeno un frammento, a non provare un brivido di imbarazzo accorgendovi che siete anche voi sotto i riflettori.
Ho scelto di parlare di me, ma è stato come parlare di ognuno di noi.

Federica Giaccani

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