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The Drones – Feelin kinda free (Top Ten 2016)

Data di Uscita: 18/03/2016

the drones pietro

Gli occhi non erano del tutto chiusi. Puntavano leggermente a destra. Un po’ in basso. La fronte era alta, contornata in alto da fini capelli scuri, appena disordinati, che prima dovevano essere stati pettinati all’indietro. Sembravano un po’ umidi, probabilmente di salsedine. Le punte delle orecchie erano sporgenti ed acute. Il naso occupava un certo spazio, ma senza allontanarsi troppo dal labbro superiore. La bocca incurvata verso il basso conferiva al volto un’aria malinconica. Il collo era completamente nascosto dal colletto della camicia bianca, stretto in una cravatta a strisce diagonali chiare e scure. Era facile immaginare che si stesse chiedendo se mai avrebbe rivisto quella spiaggia, le onde del mare. Era facile immaginare che stesse sospirando, certo di ciò che eventualmente sarebbe successo. Ed era facile immaginare pure che, solo un momento prima di spirare, avesse appena confidato un segreto che gravava sul suo sonno da anni. Una cosa del tipo “Mi dispiace non esserci stato per te… figliolo.”
Mia madre è morta quando sapevo a malapena invocarne la presenza con suoni che non implicassero pianti sguaiati e facce paonazze. In quei pochi mesi, da quando io ho palesato la mia esistenza a quando lei ha chiuso gli occhi per l’ultima volta, non aveva rivelato a nessuno chi fosse mio padre. Durante l’adolescenza cercai di investigare ma non giunsi ad alcuna conclusione. Il paese era piccolo, sperduto qualche grado a nord di Adelaide. Dico piccolo per dire che è uno di quei posti dove tutti conoscono, e discutono morbosamente, i dettagli delle vite di tutti. Ma, a quanto pare, nessuno aveva la benché minima idea di chi potesse essere mio padre.
Ho poco più di trent’anni ora. Tutte le mattine rivedo nello specchio quel volto che così spesso ho visto sui giornali. Un uomo trovato morto sulla spiaggia dall’identità tutt’ora sconosciuta. Fiumi di inchiostro sprecati cercando di ricostruirne la storia, cercando di mettere insieme i pezzi di quel mistero. Sono convinto che sia solo una coincidenza, le mie orecchie a punta, il naso grosso che non si allontana troppo dal labbro superiore, i capelli fini. E’ sicuramente una coincidenza. Esistono sosia nati su continenti diversi.
Oggi sono venuto ad Adelaide, al West Terrace Cemetery. Sono in piedi di fronte alla lapide da circa un’ora. No, non credo di essere il figlio dell’uomo sepolto lì sotto. No, non lo sono. Non penso di esserlo. No. No. Non lo sono. La somiglianza è forzata, deformata, dalla mia mente che ha scelto un modo eccentrico, e pure un po’ doloroso, per farmi evadere ed immaginare di essere in qualche modo speciale. I fiori? Questi fiori li ho portati perché mi sembrava irrispettoso presentarmi a mani vuote.
Tutto qui.

Pietro Liuzzo Scorpo

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