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Flatbush ZOMBiES – 3001: A Laced Odyssey

Data di Uscita: 11/03/2016

Flatbush ZOMBiES - 3001: A Laced Odyssey

Same drugs, same names, different places.

Non abbiamo mai fatto troppe discussioni filosofiche o religiose, cercando di capire che forse tutta questa sofferenza porta alla scoperta di un mondo altro. Cercare una profondità fatta di pace ai bordi della santa trinità, tutto è sempre stato appiattito sulla ricerca dell’app migliore in grado di cancellare i messaggi degli spacciatori una volta ricevuti. Le risate per l’assurdo ed immaturo modo di guardare al ghetto, mentre le sinfonie si allontanavano dalla spiritualità per virare verso l’immagine della vetrina, colma di lucenti dentiere dorate.
Tracciavamo esclusivamente linee legando i soliti punti, dal cloud rap alla marijuana, dall’LSD alle produzioni capaci di ipnotizzare anche il più freddo degli ascoltatori. Tutto sommato la crescita personale è un percorso eccessivamente soggettivo per starsi a guardare allo specchio; come per certe droghe il prodotto va solamente raffinato con la speranza di ritrovarsi tra le mani il giusto effetto. E se va male ci sarà sempre un tempo per recuperare la parziale comprensione degli eventi, in attesa dell’architetto con il suo panetto di fumo afghano.
Ai bordi di certe strade si vuole impegno sociale, indistinguibile dal mainstream e anzi legato ad esso come ingrediente principale per fare strada e guadagnare fingendo appartenenza ad una causa qualsiasi.
No, non abbiamo mai fatto troppe discussioni in generale. La parabola del talento che da solo non basta è parallela al “è bravo, ma non si applica”; una misura metrica impossibile da giustificare quando ci si trova a citare come guru personaggi che confondono livelli liquidi e divinità.
La parodia di una fottuta Odissea, quella che sembriamo non calcolare nascosti dal fumo mentre in pieno giorno attraversiamo la città con gli occhi strabuzzati. L’ansia di essere élite sminuzzata, la paranoia di una certa Flatbush divelta dalla weirdness incanalata in uno smorfioso sorriso. Tutto questo indagare nel nostro calderone ci faceva ridere, dimostrando che si può essere coerenti anche ripetendo un semplice motto: same drugs, same names, different places.

Alessandro Ferri

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