monthlymusic.it

Ulrika Spacek – Album Paranoia

Data di Uscita: 05/02/2016

Ulrika Spacek – Album Paranoia

Si aprì una voragine sotto di lui e la gravità fece il resto. Lo stomaco ebbe un sobbalzo. Le gambe si tesero come se cercassero la terra ferma che era venuta a mancare all’improvviso. La testa fino a quel momento china scattò e gli occhi si spalancarono. Come una gazzella nella savana che fiuta il leone al cambiare del vento. Di soprassalto. Si era svegliato. Imprecò. Si guardò attorno controllando che nessuno lo avesse notato. O che non ci fossero leoni in agguato. Due persone di una certa età sedute di fronte a lui sorrisero apertamente appena i loro sguardi incrociarono il suo. Sentì le guance avvampare e biascicò delle scuse. Istintivamente controllò che la valigia fosse al suo posto. La trovò subito. Affianco ad essa un’altra valigia ed una borsa verde militare. Dovevano essere della coppia di anziani che ancora lo guardavano con un misto di curiosità e divertimento. Si sussurrarono qualcosa e sogghignarono. Non gli piaceva dormire in treno. Aveva sempre il timore che qualcuno potesse approfittarsene per rovistare tra le sue cose. O che potessero portarsi via il suo bagaglio. Ma finché non avesse sconfitto la sua paura di volare avrebbe dovuto adeguarsi a quei lunghi viaggi su strade ferrate. Era partito da Berlino. Quindi aveva cambiato a Colonia. E di nuovo a Bruxelles. Direzione Londra. Dopo aver ripercorso su una mappa mentale il proprio tragitto notò che si erano fermati. Gocce di pioggia bagnavano il finestrino mentre sullo sfondo il mare si agitava come un cavallo ad un rodeo. Provò un formicolio di agitazione nelle palle. Non si preoccupi. Siamo già in Inghilterra. Ha dormito per tutto il tempo in cui eravamo sotto. Sotto. Si riferiva al tunnel. Il signore di una certa età sembrava aver letto i suoi timori e si era adoperato per fugarli. Come mai siamo fermi? Chiese. Pensava che il treno non avrebbe fatto soste. Questa volta fu la donna a rispondere. Pare che la polizia debba fare dei controlli. La sua voce aveva una nota rincuorante ed un’indecifrabile tonalità canzonatoria. Si mosse cercando una posizione più confortevole sul sedile salvo poi rendersi conto che non stava scomodo. Erano quei due a metterlo a disagio. E non riusciva a capire perché. Sta andando a Londra in vacanza? Sempre lei. Conversazione. Sì. La conversazione lo avrebbe fatto sentire meglio. No. Per lavoro. Lui lo interruppe subito. Ma spero si sia preso qualche giorno per vedere un po’ la città. E’ molto bella sa? Piena di cose per giovani. Locali. Discoteche. Conversazione spicciola. Purtroppo non posso. Ma così almeno ho una scusa per tornarci e visitarla con calma. Frasi fatte. Risero di gusto. La sensazione di disagio rimaneva lì. Si convinse che fosse nella sua testa e si sforzò di continuare la conversazione. Voi invece? Ci andate per i locali e le discoteche? Scoppiarono nuovamente in una risata. C’era qualcosa che non andava. Sapeva di non essere una persona divertente. No. No. Scosse la testa lui. Ci furono dei brevi istanti di silenzio. Fu lei a parlare. Trasportiamo sostanze stupefacenti. Lo disse con molta tranquillità. Sembrava la battuta di un copione. Recitata con estrema attenzione ai tempi giusti. Effetto assicurato. Droga. La donna specificò in risposta alla sua espressione basita. Abbozzò una risata che uscì isterica. I due si scambiarono uno sguardo. Mantenga la calma e rimanga seduto. Vedrà che andrà tutto bene. La vede quella borsa verde accanto alla sua valigia? Alzò lo sguardo senza pensarci. Vide la borsa esattamente nello stesso punto dove l’aveva vista poco prima. L’uomo continuò. Lo vede che c’è una targhetta bianca? Ecco. Sul retro di quella targhetta. Prima che fossero cancellati c’erano scritti il suo nome ed il suo indirizzo. Non era più una conversazione spicciola. Sentì l’istinto di alzarsi a controllare. Rimanga seduto. Cosa succederebbe se proprio mentre lei si alza entrasse la polizia e la vedesse armeggiare? La donna gli sfiorò la mano che era poggiata sul tavolino a dividerli come per rassicurarlo. Mentre dormiva abbiamo copiato il suo nome ed il suo indirizzo dalla targhetta sulla sua valigia a quella e poi l’abbiamo cancellato. Sa? La prudenza non è mai troppa. Ma non si preoccupi. Si legge ancora. Stavano scherzando? Sicuramente sì. Ma sembravano seri. Quindi la donna gli mostrò una terza targhetta che aveva tirato fuori dalla tasca della giacca con il suo nome ed il suo indirizzo. Facevano sul serio? Il cuore accelerò e l’aria mancò. Cercò di dissimulare. Quella borsa non è mia. Non è mia. Anche se c’è una targhetta con il mio nome non vuol dire nulla. Ma la bocca era impastata. Sembrava credere di più alle parole di quei due sconosciuti che alle proprie. E di nuovo l’uomo sembrò leggergli nel pensiero. E a chi vuole che credano? A lei o a due poveri vecchietti in viaggio per festeggiare il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio. Gli sorrise amabilmente. In quel momento due poliziotti entrarono nella carrozza. Camminarono lungo il corridoio scrutando a destra ed a sinistra mentre avanzavano. Stia calmo. Vedrà che andrà tutto bene. Tra tutte le borse mica controlleranno proprio la sua? Razionalmente sapeva che non aveva nulla da temere. Era tutto così assurdo. Assurdo. Pardon. La nostra. Volevo dire la nostra. Cercò un’altra posizione ancora. E ancora giunse alla conclusione che stava già comodo. Il disagio era altrove. Razionalmente sapeva. Ma non riusciva ad esercitare quel controllo sulla sua mente. I poliziotti si fermarono poco prima di raggiungerli. Si sedettero in due posti che avevano trovato liberi. Il treno ripartì. Espirò mentre si rese conto di non aver controllo nemmeno sulla mascella la quale tremava come fosse una gazzella in antartide. I due si misero a ridere di gusto. Quindi la donna si alzò. Si allungò verso la borsa verde militare. La aprì. Lui cercò di scorgerne il contenuto ma non ci riuscì. Lei tirò fuori un pacco di biscotti aperto e glielo porse. Lei è proprio un credulone. Sentì i muscoli sciogliersi. La testa vorticò per un istante. Delle lucciole comparvero nella sua visuale periferica. Prese un biscotto. E finalmente riuscì a sentirsi divertito per davvero. Voleva mandarli affanculo. Ma era lui il fesso. Scosse la testa. Me l’avete fatta. Il treno corse veloce e raggiunse la stazione di St. Pancreas che nemmeno se ne accorse. Quando arrestò la corsa si alzò a prendere la sua valigia. Quindi prese la borsa verde e la porse alla donna. Lei è molto gentile. Chiocciò. Salutò e si avviò verso l’uscita. Fu abbastanza svelto da evitare la lunga fila alla dogana. Al di là di questa vide degli agenti dell’unità cinofila. Ripensò alla coppia sul treno e si sentì uno scemo. Sorrise tra sé e sé. Appena gli venne reso il passaporto si diresse in direzione dei cani. A quel punto sentì in lontananza una voce. Signore. Signore. Si è dimenticato la valigia. Fu questione di pochi attimi nei quali non ebbe il tempo di reagire. Si ritrovò tra le mani una borsa verde militare. I cani fiutavano l’aria. Come una gazzella che si accorge di essere braccata tese i muscoli e si preparò alla fuga.

Pietro Liuzzo Scorpo

Comments are closed.