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MONEY – Suicide Songs

Data di Uscita: 29/01/2016

MONEY – Suicide Songs

Imbottigliato nel traffico. Non riesco comunque a sentirmi in trappola. La primavera è arrivata inattesa. Il sole entra dal parabrezza di sghimbescio ed il mio destino non m’è mai parso così chiaro. Procedo a passo d’uomo. Ci vorrà almeno un’ora per arrivare a casa. Arriverò che sarà il tramonto. Poco male. Non c’è fretta. Il nervosismo delle altre macchine non mi disturba. Mi sento distaccato e questo mi permette di gettare uno sguardo disincantato su ciò che mi circonda. Osservo la scena da una prospettiva nuova e mi vedo finalmente sereno. Prenderò questi minuti per riconsiderare tutto da capo seppur sia certo non ritratterò nulla. La decisione è ormai presa e non mi sono sentito così bene per molto tempo. Che qualcuno possa pensare sia un gesto egoista non mi importa più di tanto. Vorrei però fosse chiaro che non è un gesto disperato. Questo sì. E’ una mia scelta libera e cosciente. Ci sarà sicuramente qualcuno che alzerà la voce con disprezzo o che si dilungherà in profuse retrospettive su alcune circostanze sospette che mi hanno riguardato ma che nulla hanno a che vedere con il mio sentire. Vecchi conoscenti. Presunti amici. Diranno un sacco di cose. Lasciateli parlare. La mia unica speranza è che non feriscano con le loro parole le persone che in qualche momento della loro vita m’hanno amato. Purtroppo non posso avere il controllo su tutto. Sono certo che in un primo momento saranno deluse. Ma poi capiranno. Se mi hanno voluto bene è perché ho condiviso con loro le mie paure e le mie debolezze. Ho reso loro partecipi delle mie idee e loro mi hanno sempre donato comprensione. Mi rendo conto che questa non è una scelta come le altre. Richiederà loro uno sforzo maggiore. Ma abbiamo lottato assieme. Lo sanno che difficilmente sono disposto a retrocedere dalle mie posizioni. E lo sanno che non potrei mai lasciare nessuno interferire con la mia libertà. Qualcuno suona il clacson spazientito appena si illumina di rosso l’omino sull’attenti del semaforo pedonale. Lo mando affanculo e scoppio in una risata sincera. Scatta il verde. Non mi possono turbare. Ingrano la prima e riparto.

Riattacco. Ho il groppo in gola. Non ho mai pensato che sarebbe stato facile. Ma è giusto così. Lasciare dei messaggi scritti non avrebbe concesso nessuna replica. Invece al telefono sono riuscito a fugare dubbi e paure. La mia voce determinata e senza rancore ha chiarito le mie volontà. Sono abbastanza sicuro che dalle mie parole trasparisse la lucidità dei miei pensieri. Depenno dalla lista il penultimo nome e accendo la sigaretta che stringo tra le labbra. Apro la finestra. L’aria fresca e secca si mescola al fumo e all’anidride carbonica scartata dal mio corpo a formare una nuvola persistente che sale verso il cielo notturno. Guardo l’ultimo nome sulla lista e per un attimo, solo per un attimo, mi sento vacillare. Spengo la sigaretta mentre ancora espiro l’ultima boccata. Quindi mi dirigo a passo sicuro verso il telefono. Compongo il numero. Mentre squilla mi schiarisco la voce. Non risponde nessuno. Aspetterò.

Qualcuno suona alla porta. Non ho bisogno di chiedere. Chi è? Lo so già. Quindi apro. Qualcuno deve averla chiamata prima che lo facessi io. Mi porge la bottiglia di vino che tiene in mano. E mi sorride. Non è qui per farmi cambiare idea. Da lei non mi aspettavo niente di meno. Si toglie il cappotto e scopre un maglione marrone che le cala largo sui fianchi. Indossa dei jeans grigio scuro che andavano di moda forse vent’anni fa. Si sfila le scarpe senza slacciarle. Riprende la bottiglia e si incammina verso la cucina. Nel frattempo vado ad accomodarmi sul divano. Sento il rumore del tappo che viene liberato dalla sua trappola di vetro. Un tintinnio di bicchieri. Quindi riemerge in soggiorno con l’aria soddisfatta. Viene a sedersi al mio fianco.

Se ne è appena andata. Prima di uscire mi ha chiesto se non avessi voluto che rimanesse. In quel momento avrei voluto piangere. Le ho risposto di no. Che volevo restare solo. Vuoto la bottiglia nel bicchiere e mi accendo l’ultima sigaretta. Se devo essere sincero avrei voluto che rimanesse. Ma sapevo che non sarebbe stato giusto imporle quella mia decisione. Il fatto che si fosse offerta non cambiava le cose. Non potevo lasciarla sola a condividere quel momento con me. Affacciato alla finestra la vedo attraversare la strada vuota mentre le quattro frecce della macchina si illuminano per un istante. Apre la portiera e poi si volta. Non posso vederlo chiaramente ma so che sta piangendo. Alzo la mano per salutarla. Lei non ricambia. Non posso vederlo ma so che sicuramente mi sta sorridendo. Sale in macchina e per almeno un minuto resta lì. Poi si accendono i fari. Il motore. Parte.

Hai paura?
Risponderti di no sarebbe come giocare a nascondino su un campo arato.

Pietro Liuzzo Scorpo

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