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Freddie Gibbs – Shadow of a Doubt

Data di Uscita: 20/11/2015

Freddie Gibbs - Shadow of a Doubt

Spacciare è un’arte complessa e si devono possedere particolari caratteristiche, non certo disponibili al market dietro l’angolo. Rapidità, caparbietà, passo felpato e senso degli affari sono solo alcune delle qualità da mettere sul piatto. Karl-Anthony iniziò con l’erba a scuola, tutti si rivolgevano a lui e si sentiva al centro di quel piccolo mondo, senza contare la schiera di ragazzine che si portava a casa.
Poi entrò nella solita rap house e le sostanze cambiarono consistenza e sapore, i soldi aumentati così rapidamente da non capirci più nulla. Il boss del posto aveva armi, donne e altre armi ancora; Karl-Anthony quando entrava in casa sua si sentiva piccolo. Consegnava la percentuale da lasciare al capo e fuggiva via il prima possibile, nonostante gli inviti a rimanere lì per una striscia di coca. Gli avevano insegnato fin da piccolo di guardarsi le spalle, a non fidarsi di nessuno e ad essere invisibile. Il consiglio gli precluse la via del basket universitario quando al provino rovinò tutto con una gomitata ad un collaboratore del coach che voleva insegnarli un movimento in post basso. Infiniti occhi addosso, i 15 punti e i 12 rimbalzi precedenti: pressione impossibile da sostenere.
Le percezioni variano a seconda del momento e l’importanza della raccomandazione si rivelò decisiva per la vita. I rivali messicani erano infuriati per aver smarrito il controllo della direttrice principale del traffico, la via che garantiva accesso rapido alle materie prime da distribuire. Il coltello di Xavier schivato per pochi centimetri e il corpo trivellato dello stesso Xavier dopo l’intervento dei tirapiedi del boss, corsi in suo soccorso. Tutto ciò perché si guardava dietro ad ogni angolo, fiutando i movimenti alle sue spalle.
Fece strada Karl-Anthony e a 30 anni la casa di Freddie incuteva zero timore. Per sempre e per un giorno, gli ripeteva il suo mentore. I centroamericani, dopo la guerra, furono inglobati nel clan e tutto filava tranquillo in un multiculturalismo decisamente funzionale. La ripartizione non lineare, le discriminazioni erano accettate come naturali, la violenza libera garantiva l’ordine.
Gli scagnozzi avevano l’accesso precluso alla stanza di registrazione, Karl- Anthony capì la sua nuova importanza quando si ritrovò lì dentro a scopare con due donne regalategli da Freddie a seguito di un grande affare concluso. Mentre raggiungevano felicemente l’orgasmo lui si immaginava abile a produrre un disco; il sogno del padre finito chissà dove dall’altra parte della costa.
L’ombra del dubbio si insinuava tra un seno accarezzato e le labbra della ragazza impegnata a farlo godere con del sublime sesso orale. Non sarebbe mai riuscito a cambiare vita, ripiegando sul raggiungimento di quello status alla luce del sole. Si limitava ad osservare Freddie, ascoltando quel suono più malinconico del solito.
La ricercatezza e una prolifica sensazione di onnipotenza si leggeva negli occhi del padrone di casa. Il flow appuntato tra parole trascinate in una rabbia crescente, ma stabilmente incanalata verso due direzioni: il rap duro riesce a trovare lo sbocco commerciale, la sonorità vintage si appiccica alla tuta Adidas dell’artista. Forse sarà un passo indietro rispetto allo scorso anno, tuttavia gli affari sono affari e Karl-Anthony ascolta con attenzione guardandosi comunque le spalle dallo specchio del salotto.

Alessandro Ferri

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