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Vainio & Vigroux – Peau froide, léger soleil

Data di Uscita: 16/10/2015

Vainio & Vigroux - Peau froide, léger soleil

Dei cervi assonnati, alcuni in posizione supina con lo sguardo perso nel vuoto, stanno davanti ad un negozio chiuso. Sigillato il distributore delle bevande gassate, non rimane che una luce invadente ed un riflesso privo di ulteriori risvolti. Il livello del mare si era alzato di cinque metri negli ultimi anni, un innalzamento improvviso ampiamente previsto dagli scienziati inglesi di un istituto di ricerca non governativo. La gente aveva creduto all’allarme troppo tardi, mentre i più illuminati avevano smesso subito con l’energia elettrica, con il consumare carne, rinunciando all’automobile, nel tentativo di ridurre la propria impronta carbonica. Tutti i fedeli calcolavano e dividevano l’immondizia prodotta, una riduzione drastica avrebbe salvato il mondo; eppure, nonostante l’intervento del Papa e di tutti i vertici mondiali, il comportamento dell’Uomo ha portato alla catastrofe.
Quei poveri animali, in balia dell’essere umano, sono senza casa, annichiliti davanti ad un emblema del capitalismo, l’insegna della Coca – Cola a campeggiare su di un disastro senza precedenti.
Dai loro bunker sotterranei, tra odori nauseabondi, sterco e vestiti bruciati, i fedeli – così dobbiamo chiamarli – esultavano per la morte del 70% della popolazione mondiale. La loro tesi era fondata, avevano ragione e finalmente la Terra si stava prendendo la giusta vendetta. Lo stato di natura come unica soluzione, anche se qualcuno vista la scarsità di cibo vegetariano si iniziava a fare strane domande. I più saggi spiegavano che l’acqua sarebbe defluita, rinforzando i terreni e permettendo alle piante di crescere forti. Tra loro, ritornati nel mondo di sopra, c’era chi guardava ai cervi con appetito; essi tenevano lo sguardo basso per non essere intercettati nei pensieri nefasti. La polizia del pensiero si posizionava agli angoli di ogni strada, o di ciò che era rimasto, per salvaguardare il clima.
C’era stato un periodo in cui una piccola parte di intellettuali aveva denunciato questa eco-religione, prima di venir estromessi da ogni circolo e università. Anni fa si pagava con l’esclusione dalla vita pubblica, ora direttamente con la vita. Rimasti in pochi, nelle assemblee pubbliche ci si domandava se avesse ancora senso un controllo delle nascite così rigoroso. La discussione era troncata rapidamente, chi intendeva ripopolare la terra veniva sedato e rinchiuso. La riproduzione avrebbe rischiato di reinnestare un clima favorevole allo spreco, meglio pochi, esangui ma buoni dicevano i capi.

“Chi non si allinea ai principi dovrà adeguarsi o perire”

La frase ricorreva in ogni bunker o luogo pubblico, non avrai altro Dio all’infuori di me era insomma stata sostituita.

Tra i titubanti dell’ultima ora – senza ricordare nulla del passato – mi ritrovai in un angolo di bosco davanti alla carcassa di quello che pareva essere un cinghiale.
Un brivido dietro la schiena e qualche goccia di sudore divoravano l’attesa della carne che si stava cuocendo su di un fuoco improvvisato. Al primo morso le proteine animali entrarono in circolo provocando un piacere simile all’orgasmo. Annebbiato dalla goduria non mi accorsi che il fuoco si alzava e mosso dal vento distruggeva il bosco. La polizia intervenne subito ritrovando anche tracce di cinghiale cotto; mi scaraventò a terra prima di spararmi in testa.

Il nero della morte con grande sorpresa scomparì una volta riaperti gli occhi. Ero caduto dal letto sbattendo la testa contro il comodino, mi trovavo a casa con il giradischi in funzione. Sul canale All News non c’era nessun allarme climatico, solo i classici video dalla Siria.

Solo un brutto sogno dunque? Facendo mente locale i ricordi tornavano alla sera prima, una cena nella quale si prendeva in giro la solita catastrofista. Non si dovrebbe giocare con i pensieri caritatevoli, ma certe volte – al cospetto di chi si beve ogni dettato dell’Onu – è davvero bello fare la parte del repubblicano intransigente.
In più, a completare il quadro della situazione, tra i vestiti sparpagliati in camera vi era un vinile con la copertina simile all’inizio dell’incubo. La luce, i cervi ecc. ecc. dominavano la scena mentre il rumore bianco sibilava dal giradischi.
“Deux” scuote subito le membra, scenari lunari e un groviglio di metallo plasmato con il pensiero da qualche essere alieno. Cadono bombe e il riparo non esiste più.
Ambient, elettroacustica, esperimenti abortiti ancor prima di iniziare e armi che tagliano il ghiaccio. Il brutale gira l’angolo e si bacia appassionatamente con una voce ultraterrena (“Soufflé”). Distorsioni, ambiguità, vuoti e drum machine; l’impasto non poteva che dar vita ad un ironico e barbaro viaggio nel sonno.
Umanità e macchine unite, il genio al servizio della sperimentazione. Una vera e propria gemma, al sicuro da qualsiasi cambiamento climatico.

Alessandro Ferri

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